Mentre Mark Zuckerberg annuncia che il 2026 sarà l’anno in cui l’intelligenza artificiale cambierà radicalmente il modo di lavorare, i suoi dipendenti stanno rispondendo in modo decisamente meno entusiasta. In diverse sedi americane di Meta sono apparsi volantini di protesta contro il Model Capability Initiative, il programma che registra movimenti del mouse, click, battute di tastiera e, di tanto in tanto, persino istantanee dello schermo dei computer aziendali introdotto dall’azienda.
L’iniziativa, confermata dalla stessa Meta dopo le prime rivelazioni di Reuters lo scorso mese di aprile, ha rapidamente trasformato il malcontento in azione concreta. I dipendenti hanno tappezzato sale riunioni, distributori automatici e persino i dispenser di carta igienica con volantini che invitano a firmare la petizione su mcipetition.com.

Il messaggio è chiaro: trasformare le attività quotidiane dei lavoratori in dati di addestramento per l’AI solleva questioni serie di privacy, consenso e fiducia sul luogo di lavoro. L’ironia della situazione non sfugge: l’azienda che ha costruito un impero sui dati degli utenti ora punta a raccogliere con la stessa meticolosità i micro-comportamenti dei suoi stessi impiegati.
Il software gira su centinaia di applicazioni di lavoro con l’obiettivo dichiarato di insegnare agli agenti AI a navigare interfacce complesse come farebbe un essere umano. In pratica, i dipendenti stanno addestrando i sistemi che, nelle intenzioni di Zuckerberg, dovrebbero permettere a una sola persona talentuosa di fare il lavoro di interi team.
La protesta arriva peraltro in un momento particolarmente delicato ovvero pochi giorni prima di un nuovo round di licenziamenti previsto per il 20 maggio che interesserà circa il 10% della forza lavoro. I dipendenti percepiscono il tracciamento non solo come sorveglianza mascherata da “dati di formazione”, ma come un passo concreto verso l’automazione delle loro mansioni, anche se da parte sua Meta difende l’iniziativa sostenendo che i dati serviranno esclusivamente all’addestramento dei modelli e non per valutazioni di performance individuali. Una rassicurazione che, in un contesto di tagli occupazionali legati proprio ai costi dell’AI, suona un po’ debole. Resta da vedere se questa prima ribellione interna resterà un episodio isolato o se segnerà l’inizio di un dibattito più ampio sul confine tra progresso tecnologico e rispetto delle persone che lo rendono possibile. Per ora, i volantini nei bagni di Meta raccontano una storia fin troppo umana: anche nel tempio dell’innovazione, nessuno ama sentirsi un semplice set di dati.