Mentre molti analisti si interrogano ancora su quanto durerà la bolla dell’intelligenza artificiale, SoftBank ha deciso di rispondere nel modo più concreto possibile: stampando utili da record. Nel bilancio dell’esercizio fiscale 2025 chiuso a marzo 2026, il conglomerato guidato da Masayoshi Son ha archiviato un utile netto di 5.000 miliardi di yen, pari a circa 27-31 miliardi di euro secondo le stime. Un risultato quadruplicato rispetto all’anno precedente e leggermente superiore al vecchio primato del 2020.A trainare questa performance da capogiro è soprattutto la rivalutazione della partecipazione in OpenAI.

I guadagni legati a quell’investimento hanno superato i 6.000 miliardi di yen, con il Vision Fund che ha registrato complessivamente circa 46 miliardi di dollari di plusvalenze, quasi interamente dovute alla crescita stellare della startup. OpenAI ha chiuso un round da 122 miliardi di dollari a una valutazione post-money di 852 miliardi, portando il valore della quota di SoftBank intorno ai 79-80 miliardi di dollari e generando profitti non realizzati per circa 45 miliardi. In pratica, ChatGPT e compagni hanno fatto il grosso del lavoro pesante, mentre il fatturato operativo è cresciuto più modestamente del 7,7% a 7.800 miliardi di yen. Un classico caso di “grazie alle plusvalenze” che rende il bilancio particolarmente sensibile alle oscillazioni di mercato.

Il direttore finanziario Yoshimitsu Goto ha commentato con la prudenza tipica dei manager giapponesi, riconoscendo che il valore di OpenAI è cresciuto esattamente come previsto, ma invitando a riflettere su come mantenere quella posizione nei prossimi cinque o dieci anni. SoftBank continua a puntare tutto sulla collaborazione, escludendo per ora investimenti diretti nei concorrenti come Anthropic. A febbraio ha anzi incrementato l’esposizione con ulteriori 30 miliardi di dollari, portando il totale a 64,6 miliardi e la quota al 13%.

Chi conosce Masayoshi Son sa che non ama fare le cose a metà. La sua visione di una presenza capillare lungo tutta la filiera dell’AI si sta concretizzando anche sul fronte infrastrutturale, con il mastodontico data center da 500 miliardi di dollari in Ohio e altri impegni nel progetto Stargate.

E qui entra in scena il dubbio più interessante. Gran parte di questi utili record sono “di carta”: plusvalenze contabili da rivalutazione di una società non quotata, senza che SoftBank abbia incassato un solo yen vendendo azioni.

Ora, finché OpenAI continua a salire di valore tutto fila liscio, ma una correzione nella valutazione (cosa non rara nelle startup tech ad altissima crescita) potrebbe far evaporare rapidamente questi guadagni dal bilancio. Questo il mercato lo sa bene. SoftBank sta peraltro cercando di monetizzare la posizione attraverso prestiti garantiti dalle azioni OpenAI, ma ha dovuto ridimensionare l’importo perché i creditori si sono mostrati cauti. Nel frattempo S&P Global Ratings ha rivisto al ribasso l’outlook creditizio, citando preoccupazioni su liquidità, qualità del portafoglio e capacità finanziaria sotto il peso di questi enormi impegni.

Insomma, alla fine, il business c’è? In parte sì. SoftBank sta convertendo la scommessa in presenza strategica lungo la filiera (chip, data center, applicazioni), e l’AI genera già valore reale per OpenAI e per il gruppo. Ma per ora la festa dei bilanci è sostenuta principalmente da valutazioni di mercato e da un’enorme leva finanziaria.

Proprio per questo, Masayoshi Son sta giocando una delle sue partite più audaci: se OpenAI mantiene la traiettoria, potrebbe entrare nella storia come uno dei più grandi colpi mai realizzati. Se la bolla si sgonfia prima del previsto, il risveglio potrebbe essere doloroso.

Per ora intanto gli azionisti brindano e le azioni di SoftBank festeggiano. Ma come sempre con Son, il rischio è parte integrante della visione. La vera prova arriverà quando bisognerà trasformare questi guadagni virtuali in cassa reale e in crescita sostenibile del core business.