Jensen Huang, i noodles e i chip che non si sbloccano
La vera storia tecnologica del vertice è quella che non è stata scritta. Jensen Huang, l’amministratore delegato di Nvidia, è stato aggiunto alla delegazione americana all’ultimo minuto, alimentando aspettative su una possibile svolta riguardo agli H200: i chip progettati specificamente per l’intelligenza artificiale generativa e i modelli linguistici di grandi dimensioni, le cui spedizioni verso la Cina sono bloccate dalle restrizioni americane sulle esportazioni. Huang ha visitato i vicoli di Nanluoguxiang, ha mangiato spaghetti con salsa di soia. Nessun annuncio sui chip. Trump ha confermato che la questione è stata “sollevata” e che “pensa che qualcosa potrebbe accadere”.
Nel frattempo, Washington ha già concesso licenze di esportazione a circa dieci aziende cinesi, tra cui Alibaba, Tencent e ByteDance, ciascuna con un limite massimo di 75.000 unità, ma nessuna consegna è stata ancora effettuata. La Cina, ha spiegato Trump, “ha scelto di non acquistarli” perché preferisce “sviluppare i propri” chip alternativi. Il che è esattamente il problema.
Il vero nodo, da questo punto di vista, non è se la Cina comprerà chip americani. È che la Cina sta costruendo, con una velocità impressionante, un ecosistema tecnologico per non averne più bisogno.
Ad aprile, il valore delle esportazioni cinesi di circuiti integrati è aumentato del 99,6%, le esportazioni di apparecchiature per l’elaborazione automatica dei dati sono cresciute del 47,3% e quelle di prodotti ad alta tecnologia del 39,2%. Non sono i numeri di un Paese che aspetta di acquistare tecnologia straniera: sono i numeri di un Paese che la sta già esportando.
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