Taiwan: il silenzio assordante di Trump e l’avvertimento di Xi
Esiste un elefante in ogni incontro diplomatico sino-americano: si chiama Taiwan. E durante il vertice di Pechino quell’elefante ha parlato, ma solo con la voce di Xi. Il presidente cinese ha avvertito esplicitamente che qualsiasi gestione errata della questione Taiwan potrebbe portare a “una situazione estremamente pericolosa”, usando toni che il Guardian ha definito “il cupo avvertimento” del vertice. Xi ha parlato di rischio di “scontri e persino conflitti” se gli Stati Uniti non avessero gestito Taiwan “secondo la sua volontà”. Dichiarazioni molto più dirette e chiare rispetto al passato, secondo gli analisti cinesi.
Trump, dal canto suo, è rimasto pubblicamente in silenzio sull’isola durante la visita. Poi, sull’Air Force One, ha detto ai giornalisti di aver “parlato molto di Taiwan” con Xi, ma di non aver preso alcun impegno. Ha aggiunto che Xi “non vuole vedere una lotta per l’indipendenza” e che “l’ha ascoltato”. Ha eluso la domanda se gli Stati Uniti interverrebbero militarmente in caso di conflitto nello stretto: “c’è solo una persona che lo sa. Sapete chi è? Io”. La cosiddetta “ambiguità strategica”, ma con il tocco personalissimo del presidente che trasforma ogni questione geopolitica in un momento da talent show.
Significativo, sul piano simbolico e pratico, anche che questo sia stato il primo viaggio presidenziale americano in Cina che non ha previsto tappe preliminari presso alleati regionali come Giappone, Corea del Sud, Filippine o Australia. Un segnale che non è passato inosservato nelle cancellerie asiatiche.
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