A Londra l’intelligenza artificiale doveva aiutare la polizia ad essere più veloce dei criminali. Per ora, invece, ha accelerato soprattutto lo scontro tra il sindaco Sadiq Khan e Scotland Yard. Sul tavolo non c’è un semplice software gestionale, ma un contratto da 50 milioni di sterline con Palantir Technologies, la società americana specializzata in analisi dei dati e intelligence algoritmica che da anni divide governi, attivisti ed esperti del settore tech.

Il progetto avrebbe portato la tecnologia di Palantir dentro la Metropolitan Police Service per automatizzare parte dell’analisi investigativa, velocizzando l’elaborazione delle informazioni raccolte nelle indagini criminali. Una piattaforma pensata per collegare dati, evidenze, comportamenti sospetti e pattern investigativi con la promessa, molto Silicon Valley e molto “Minority Report”, di individuare più rapidamente reti criminali e minacce.

Il piano è stato però fermato direttamente dal sindaco di Londra e non per un improvviso attacco di tecnofobia. Il punto in questione, secondo l’ufficio del sindaco, sarebbe il modo in cui il contratto è stato gestito. L’accusa è pesante: violazione “chiara e seria” delle procedure di procurement pubblico. In sostanza, City Hall sostiene che la polizia metropolitana abbia preso in considerazione seriamente un solo fornitore, cioè Palantir, riducendo la gara a qualcosa di molto simile a un matrimonio combinato con invito già stampato.

Kaya Comer-Schwartz, vice sindaca con delega alla polizia e criminalità, ha scritto al commissario della Met, Mark Rowley, lamentando l’assenza di spiegazioni convincenti sul mancato rispetto delle procedure. Un dettaglio non secondario quando si parla di un contratto che si stima possa valere tra i 15 e i 25 milioni di sterline all’anno.

Scotland Yard dal canto suo ha risposto in modo poco diplomatico, definendo la decisione “deludente” e avvertendo che senza le nuove tecnologie garantite da Palantir sarà più difficile mantenere adeguati livelli di sicurezza nella capitale britannica senza incrementare significativamente il numero degli agenti in servizio che, per una struttura con 125 milioni di sterline di deficit, parliamo del bilancio della polizia londinese, non è proprio un dettaglio.

In questo contesto, ogni piattaforma capace di promettere efficienza operativa diventa automaticamente seducente quanto un “abbonamento gratis per sempre” in una startup fintech. Salvo poi scoprire che il “gratis” spesso è soltanto l’antipasto. Ed è proprio qui che entra in scena uno dei punti più controversi della vicenda: il cosiddetto modello “land and expand” attribuito a Palantir. Prima piccoli contratti o servizi quasi gratuiti, poi un’espansione progressiva all’interno delle infrastrutture pubbliche fino a diventare praticamente indispensabili. Una strategia che secondo diversi critici rischia di creare dipendenza tecnologica da pochi grandi fornitori americani.

Il tema preoccupa anche Chi Onwurah, presidente della commissione parlamentare britannica su scienza e tecnologia, che ha accolto positivamente l’intervento del sindaco sottolineando il rischio di vendor lock-in, cioè quella simpatica situazione in cui un ente pubblico finisce così intrecciato a un fornitore da non riuscire più a cambiare strada senza traumi economici e operativi.

Nel frattempo il nome di Palantir continua ad alimentare polemiche ben oltre il mondo del procurement. Il sindaco di Londra Sadiq Khan, dal canto suo, aveva già dichiarato in passato che i londinesi vogliono vedere denaro pubblico destinato ad aziende che condividano “i valori della città”. Ed ecco perché il blocco dell’accordo assume anche un significato politico e simbolico. Non riguarda soltanto il software, ma il tipo di relazione che le amministrazioni pubbliche intendono costruire con i giganti tecnologici americani nel settore dell’AI in un momento in cui il tema della “sovranità tecnologica” non è più solo uno slogan, neanche in Gran Bretagna.

La questione, infatti, supera ampiamente i confini londinesi. Il governo laburista britannico punta molto sull’intelligenza artificiale per modernizzare le forze dell’ordine. A gennaio la ministra dell’Interno aveva chiesto alla polizia di accelerare l’adozione dell’AI “su larga scala”. L’intervento di Khan rischia quindi di diventare un precedente politico scomodo: fino a che punto si può correre verso l’automazione senza sacrificare trasparenza, concorrenza e controllo pubblico?

Palantir, naturalmente, respinge ogni tipo di critica e rivendica i risultati ottenuti nel Regno Unito. L’azienda sostiene che i suoi strumenti abbiano aiutato a identificare donne a rischio violenza domestica nel Bedfordshire, a smantellare una banda criminale a Luton e a supportare la stessa Metropolitan Police nell’individuazione di corruzione interna.

Il punto vero comunque è un altro. Oggi il dibattito sull’intelligenza artificiale nella sicurezza pubblica non riguarda più soltanto ciò che la tecnologia può fare. La domanda vera è chi controlla quei sistemi, chi definisce le regole e quanto spazio resti alle istituzioni democratiche quando il software diventa parte integrante delle decisioni operative.