La cybersecurity ha trovato un nuovo protagonista: Anthropic ha annunciato l’espansione internazionale del progetto Glasswing, l’iniziativa dedicata alla sicurezza informatica che comprende Claude Mythos, il modello di intelligenza artificiale progettato per individuare vulnerabilità software e infrastrutturali con una velocità difficilmente raggiungibile dagli strumenti tradizionali.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, tra i Paesi coinvolti nella nuova fase del programma figurerebbe anche l’Italia. Una notizia che potrebbe rappresentare un’opportunità significativa per il rafforzamento della sicurezza delle infrastrutture critiche nazionali, ma che porta con sé interrogativi tutt’altro che marginali sul controllo dei dati e sulla sovranità tecnologica.

Cos’è Claude Mythos e perché sta attirando l’attenzione del settore

Lanciato da Anthropic nell’aprile 2026, Claude Mythos nasce con un obiettivo molto specifico: identificare falle informatiche note e sconosciute all’interno di software, reti e sistemi complessi. In altre parole, fare il lavoro che normalmente richiederebbe squadre di analisti specializzati, ma con la velocità e la capacità di analisi di un modello di intelligenza artificiale avanzato.

Durante la fase iniziale del progetto, l’accesso è stato riservato a circa cinquanta organizzazioni, prevalentemente americane. Tra queste figurano colossi tecnologici come Amazon, Google, Nvidia, Apple e Microsoft, oltre a società specializzate nella sicurezza informatica come CrowdStrike e Palo Alto Networks.

I risultati dichiarati da Anthropic hanno immediatamente acceso i riflettori sul progetto. Nel primo mese di attività, Mythos avrebbe individuato oltre 10.000 bug e vulnerabilità, dimostrando capacità che potrebbero ridefinire l’intero approccio alla difesa digitale.

Un dato che fa sorridere solo fino a un certo punto. Se un sistema riesce a trovare migliaia di falle in poche settimane, la domanda inevitabile è quante vulnerabilità restino ancora nascoste nei sistemi che utilizziamo ogni giorno.

L’espansione in 15 Paesi e il possibile coinvolgimento dell’Italia

Nel comunicare l’ampliamento dell’iniziativa, Anthropic ha spiegato che circa 150 nuove organizzazioni distribuite in oltre 15 Paesi potranno accedere al programma, a condizione di soddisfare rigorosi requisiti di sicurezza.

L’azienda non ha pubblicato un elenco ufficiale dei nuovi partner né dei Paesi coinvolti. Tuttavia, secondo il Financial Times, l’espansione includerebbe diversi Stati europei tra cui Francia, Germania, Italia, Svizzera, Paesi Bassi, Spagna, Belgio e Svezia.

A rafforzare l’ipotesi di un coinvolgimento europeo contribuisce anche l’indiscrezione secondo cui Anthropic avrebbe invitato ENISA, l’Agenzia dell’Unione Europea per la cybersicurezza, a utilizzare e valutare il modello.

L’interesse delle istituzioni europee appare comprensibile. Le infrastrutture critiche, dalle reti energetiche ai sistemi finanziari, sono oggi esposte a minacce sempre più sofisticate e automatizzate. Disporre di uno strumento capace di individuare vulnerabilità prima che vengano sfruttate dagli attaccanti rappresenta un vantaggio strategico considerevole.

I vantaggi di un’AI specializzata nella cybersicurezza

L’arrivo di modelli come Mythos segna un cambiamento profondo nel settore della sicurezza informatica.

Tradizionalmente, la ricerca delle vulnerabilità richiede attività di scansione, analisi manuale e verifiche continue da parte di team altamente qualificati. Un’intelligenza artificiale addestrata specificamente per questo compito può ridurre drasticamente tempi e costi, aumentando al contempo la capacità di individuare problemi complessi.

Per aziende, enti pubblici e gestori di infrastrutture critiche, il beneficio principale consiste nella possibilità di anticipare gli attacchi anziché limitarsi a reagire quando il danno è già stato fatto.

Non sorprende quindi che anche altri protagonisti del settore stiano accelerando su questa strada. OpenAI, ad esempio, ha avviato iniziative analoghe dedicate alla cybersicurezza, confermando che il segmento potrebbe diventare uno dei principali campi di competizione tra le grandi aziende dell’intelligenza artificiale.

Il rovescio della medaglia: chi controlla chi trova le vulnerabilità?

Ogni tecnologia capace di rafforzare la sicurezza può potenzialmente diventare anche uno strumento offensivo. È il motivo per cui il lancio di Claude Mythos ha generato un intenso dibattito internazionale.

Un modello che individua vulnerabilità sconosciute può aiutare a correggerle prima che vengano sfruttate. Tuttavia, nelle mani sbagliate, la stessa capacità potrebbe trasformarsi in un acceleratore per attività criminali o operazioni di cyber spionaggio.

Le preoccupazioni non riguardano soltanto l’uso improprio della tecnologia. Al centro della discussione emerge anche il tema della sovranità digitale, perché affidare l’analisi di reti energetiche, idriche o finanziarie a un sistema proprietario sviluppato all’estero significa consentire a un soggetto esterno di ottenere una visione dettagliata di architetture estremamente sensibili.

La domanda a questo punto è la seguente: le garanzie contrattuali offerte dal fornitore possono sostituire una piena sovranità tecnica?

Da questo punto di vista, un’eventuale adozione di Mythos in Italia dovrebbe essere accompagnata da richieste precise in termini di trasparenza operativa e localizzazione dei dati.

Trasparenza e dati europei: le condizioni per l’adozione

La posizione espressa da Paganini sintetizza uno dei temi più rilevanti dell’attuale evoluzione dell’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza.

L’accesso a strumenti avanzati come Mythos potrebbe portare benefici concreti alla protezione delle infrastrutture critiche italiane. Allo stesso tempo, sarebbe fondamentale garantire che il funzionamento del modello sia sufficientemente trasparente e che i dati raccolti durante le attività di scansione rimangano sotto giurisdizione europea.

La questione diventa ancora più delicata considerando che chi individua le vulnerabilità acquisisce inevitabilmente conoscenze approfondite sui punti deboli dei sistemi analizzati. E nel mondo della cybersicurezza, questa informazione rappresenta spesso il bene più prezioso.

Una nuova corsa all’oro della sicurezza digitale

L’espansione di Glasswing e Claude Mythos conferma che l’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase della sua evoluzione. Dopo aver rivoluzionato la produttività, la generazione di contenuti e l’automazione aziendale, i modelli avanzati puntano ora a trasformare la difesa informatica.

Per l’Europa e per l’Italia si apre una sfida complessa. Da una parte, la necessità di adottare strumenti sempre più sofisticati per contrastare minacce in continua crescita. Dall’altra, l’esigenza di preservare autonomia tecnologica, controllo dei dati e capacità decisionale.

La vera partita non riguarda soltanto chi riuscirà a trovare più vulnerabilità. Riguarda soprattutto chi controllerà gli strumenti capaci di individuarle e le informazioni che questi strumenti saranno in grado di raccogliere.

E in un’epoca in cui i dati valgono quanto le infrastrutture che proteggono, la differenza non è affatto secondaria.