A VivaTech 2026, la decima edizione appena conclusa a Porte de Versailles, Parigi, il termine “sovranità” ha risuonato come un mantra. Non più slogan astratto, ma urgenza concreta dopo che l’amministrazione Trump ha imposto restrizioni sui modelli avanzati di Anthropic, Fable 5 e Mythos 5, costringendo l’azienda a disabilitarne l’accesso per tutti i clienti non americani. In un colpo solo, la presunta neutralità della tecnologia globale si è rivelata per quello che è: un’arma geopolitica pronta a essere brandita. E Parigi, in questo scenario, ha deciso di non limitarsi a protestare.
L’evento ha registrato numeri record: 200.000 visitatori, oltre 15.000 startup, 4.500 espositori con una netta maggioranza internazionale e uno spazio espositivo ampliato. Eppure, al di là dei fuochi d’artificio e dell’intervento di Jeff Bezos, il patron di Amazon e di AWS, il filo conduttore è stato uno solo: l’Europa non può più permettersi di dipendere da fornitori che possono essere “spenti” da una decisione presa a Washington.
Emmanuel Macron, nel suo saluto all’ecosistema French Tech all’Eliseo, ha scelto parole dirette: “Ne lâchez rien”. Non mollate. Un arrivederci alla French Tech segnato da un realismo che sa di svolta.
Pochi giorni prima, il 3 giugno, la Commissione Europea aveva varato il Tech Sovereignty Package: Chips Act 2.0, Cloud and AI Development Act, strategie per open source e digitalizzazione dell’energia. Un pacchetto ambizioso che mira a controllare l’intera catena, dai semiconduttori al cloud, dai modelli AI all’infrastruttura, riducendo la dipendenza da attori extraeuropei. A VivaTech questo non è rimasto un documento burocratico. È diventato azione. La Francia ha esteso il programma “Je choisis la French Tech” a livello continentale con “Choose European Tech”, coinvolgendo otto paesi tra cui Germania, Spagna e Belgio. L’obiettivo è chiaro: orientare la domanda pubblica e privata verso soluzioni europee, trasformando la sovranità da concetto difensivo a leva competitiva.
Il salone ha mostrato come questa riscoperta stia già producendo frutti concreti. I matematici, fisici e chimici incarnano oggi il nuovo volto della French Tech e più in generale dell’innovazione europea. Non più solo app o piattaforme, ma deeptech: AI specializzata per settori verticali, hardware che torna protagonista dopo anni di supremazia software, robotics autonomo, space tech industrializzata, difesa e cybersecurity. Il ranking “Top 100 Rising European Startups” presentato a VivaTech fotografa perfettamente questo shift: Regno Unito, Francia e Germania dominano con il 74% delle realtà selezionate, ma emergono anche nordici forti in AI e climate tech, e un’Italia promettente in LegalTech e AgriTech.

Quello che sembra emergere peraltro è che l’era dell’AI generica è finita. Le startup europee puntano su integrazione, specializzazione e casi d’uso reali: automazione produttiva, voice AI, content creation, ma soprattutto applicazioni in settori regolamentati come sanità, diritto e HR. Hardware e physical AI (pensiamo a Neura o Dexory) segnano la riconquista di una manifattura intelligente. FinTech matura verso infrastrutture invisibili e B2B2C. Cybersecurity diventa pilastro di sovranità, con player come Stoïk, Riot Security o Filigran che proteggono aziende e amministrazioni dal rischio di dipendenza esterna.
Certo, parliamo di piccole realtà rispetto alle Big Tech a cui siamo abituati ma rappresentano comunque il simbolo di una controffensiva scientifica continentale. Yann LeCun con la sua AMI Labs e tanti altri ricercatori-imprenditori incarnano questa rivincita dei “matheux” che vogliono dimostrare come l’Europa possa essere nuovamente un faro tecnologico.
Alla fine, VivaTech 2026 non è stata solo una fiera di successo. È stata la vetrina di un continente che, dopo aver rischiato di diventare spettatore, ha deciso di riprendere in mano il proprio destino tecnologico. La strada è ancora lunga, servono investimenti, talenti, scala industriale restano sfide aperte, ma il cambio di mentalità è palpabile.
La sovranità non è più un lusso ideologico. È sopravvivenza strategica in un mondo dove basta un’indicazione da oltre Atlantico per spegnere i sistemi critici. E la Francia, con Parigi al centro della scena, sembra intenzionata a giocare un ruolo da protagonista in questa partita. Ma attenzione: il successo dipenderà dalla capacità di tutti i Paesi europei di fare squadra e lavorare in modo coordinato, altrimenti le fughe in avanti solitarie non riusciranno ad invertire la rotta, perché la verità è che – e questo è un messaggio ai cugini francesi – un singolo campione nazionale non crea sovranità europea.