La competizione globale sull’intelligenza artificiale ha appena superato un’altra linea rossa. La startup statunitense Anthropic ha accusato il gigante cinese Alibaba Group e il suo laboratorio Qwen di aver orchestrato il più grande attacco di “distillazione” mai rilevato contro i modelli Claude. Se le accuse fossero confermate, non si tratterebbe semplicemente di una violazione contrattuale, ma dell’ennesimo episodio di una crescente guerra industriale combattuta non con brevetti e tribunali, bensì attraverso API, account falsi e milioni di query automatizzate.

Secondo una lettera inviata da Anthropic ai senatori statunitensi il 10 giugno, Alibaba avrebbe generato oltre 28,8 milioni di interazioni con i modelli Claude tra il 22 aprile e il 5 giugno utilizzando quasi 25.000 account fraudolenti. L’obiettivo, sostiene l’azienda americana, sarebbe stato quello di estrarre sistematicamente capacità, comportamenti e risposte del modello per trasferirle nei sistemi sviluppati da Qwen. Anthropic definisce l’operazione “il più grande attacco di distillazione noto” mai subito dalla società.

La distillazione rappresenta uno dei temi più controversi dell’attuale ecosistema AI. In termini tecnici, consiste nell’utilizzare un modello avanzato come “insegnante” per addestrarne uno più piccolo o alternativo. La pratica, quando autorizzata, è comune nella ricerca accademica e industriale. Il problema emerge quando un concorrente utilizza in modo massivo un modello proprietario senza consenso, aggirando limiti commerciali e termini di servizio. In altre parole, invece di investire decine di miliardi di dollari in potenza computazionale, dati e ricerca, si tenta di apprendere indirettamente dal comportamento del sistema più avanzato.

Il caso assume una rilevanza geopolitica notevole perché arriva in un momento di crescente tensione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Washington ha progressivamente irrigidito le restrizioni sulle esportazioni di semiconduttori avanzati verso Pechino, limitando l’accesso delle aziende cinesi alle GPU di fascia alta prodotte principalmente da Nvidia. Anthropic, nella sua comunicazione al Congresso, non si limita infatti a denunciare il presunto episodio, ma chiede esplicitamente un rafforzamento dei controlli sulle esportazioni di chip e nuove sanzioni contro i laboratori cinesi coinvolti in attività di distillazione.

Questa non è la prima volta che Anthropic solleva accuse simili. Già a febbraio la società aveva indicato DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax come presunti utilizzatori impropri di Claude per migliorare i propri modelli. L’assenza di prove pubbliche dettagliate rende tuttavia difficile verificare indipendentemente l’entità delle accuse. Alibaba, attraverso un proprio portavoce, non ha rilasciato commenti.

Sotto la superficie emerge una questione più ampia: l’intero settore dell’intelligenza artificiale generativa è costruito su fondamenta giuridiche ancora fragili. Le aziende occidentali accusano concorrenti e startup di “rubare” capacità dei modelli; contemporaneamente esse stesse affrontano numerose cause legali da parte di editori, artisti e autori che contestano l’utilizzo di opere protette dal copyright durante l’addestramento iniziale dei sistemi. Il confine tra apprendimento, imitazione e appropriazione indebita appare sempre più sfumato.

Dal punto di vista strategico, il fenomeno della distillazione rappresenta una minaccia economica significativa. Addestrare un frontier model richiede investimenti che possono superare decine di miliardi di dollari tra infrastruttura, energia e talenti. Se un concorrente riuscisse a replicarne una parte sostanziale delle prestazioni attraverso interrogazioni massive, il vantaggio competitivo dei laboratori leader potrebbe ridursi drasticamente. Non sorprende quindi che aziende come Anthropic, OpenAI e Google stiano investendo sempre più risorse in sistemi di monitoraggio comportamentale, rilevazione di attività anomale e protezione delle proprie API.

Il settore sta rapidamente entrando in una fase simile a quella vissuta dall’industria dei semiconduttori negli anni Ottanta o dal software enterprise nei primi anni Duemila: la tecnologia non è più soltanto innovazione, ma infrastruttura strategica nazionale. In questo contesto, accuse come quelle rivolte ad Alibaba rischiano di alimentare ulteriormente la frammentazione tecnologica globale, accelerando la formazione di ecosistemi AI separati tra Occidente e Cina. Per gli investitori e per le imprese, il messaggio è chiaro: la prossima competizione sull’intelligenza artificiale non sarà vinta esclusivamente dal modello più intelligente, ma da chi saprà proteggere meglio il proprio vantaggio tecnologico.