Finora ho parlato di come l’intelligenza artificiale è stata utilizzata soprattutto in due tipi di soluzioni: quella che genera figure colorate da pubblicare sui social e quella che scrive codice, testi e articoli al posto nostro.
Sono gli usi reali e più diffusi, quello che tutti possono provare sul proprio computer e smartphone, ma non sono la parte più interessante della storia.
Non se ne parla mai, ma la stessa tecnologia è utilizzata anche in questioni molto più serie e concrete, di quelle che riguardano la sopravvivenza di intere comunità. La prima fra tutte è l’acqua.
Senza acqua non c’è cibo
Prima ancora di parlare di algoritmi e dati conviene dare il giusto contesto al discorso.
Nelle aree più fragili del pianeta il problema principale dell’agricoltura non è la mancanza di terra, ma la gestione dell’acqua. Le piogge sono sempre più imprevedibili, le siccità più lunghe, e una risorsa già scarsa viene spesso sprecata semplicemente perché non si sa quanta ne serva, quando e dove. Un fatto che conosciamo da quando siamo bambini
Il paradosso africano lo riassume bene: il continente ospita circa il 60% delle terre arabili non ancora coltivate del mondo, ma le rese restano tra le più basse in assoluto.
L’agricoltura impiega circa il 60% della forza lavoro e vale quasi un quarto del prodotto interno lordo, ma le perdite dopo il raccolto, secondo la FAO, arrivano al 30-40%.
Una visione, quella che gli esperti di AI stanno analizzando, è che il problema dell’acqua è prima di tutto un problema di informazione: chi coltiva ha bisogno di sapere in anticipo cosa aspettarsi dal clima e dal terreno.
Partendo proprio da questa visione l’intelligenza artificiale ha cominciato a fare la differenza, mettendo l’irrigazione intelligente al centro del problema.
Una sequenza che si infittisce, anno dopo anno
Non appena i modelli sono diventati abbastanza robusti sono stati subito messi al lavoro su questo fronte, e se mettiamo a calendario ogni sviluppo si vede una cadenza che si intensifica mese dopo mese.
Si parte nell’autunno del 2024, quando l’IA in agricoltura smette di essere un esperimento didattico e diventa un insieme di casi d’uso concreti.
In Ruanda un sistema di previsioni meteo basato sull’analisi automatica dei dati porta l’accuratezza delle previsioni locali dal 65% all’85%, ancora basso, ma è un salto che cambia la pianificazione delle semine.
Compaiono strumenti reali e accessibili per la diagnosi delle malattie delle piante, il monitoraggio delle colture e la gestione dell’irrigazione, e i primi progetti pilota tra Ruanda e Kenya registrano risparmi d’acqua e aumenti di resa nell’ordine di diverse decine di punti percentuali.
Erano numeri da leggere con la prudenza dovuta a iniziative giovani, ma la strada è stata intrapresa.
Visti i risultati e le potenzialità dell’esperimento del 2024, a metà 2025 entrano in scena le politiche pubbliche. Tra le prime l’UE.
La Commissione Europea pubblica un bando da cinque milioni di euro dedicato all’uso dell’intelligenza artificiale generativa per sostenere le comunità rurali, le donne e le aziende tecnologiche locali in Africa, indicando tra i settori prioritari proprio l’ottimizzazione agricola e la gestione sostenibile dell’acqua, attraverso l’analisi di dati satellitari e dei sensori per monitorare colture, suolo e meteo.
In estate la tecnologia arriva fisicamente nei campi.
L’agricoltura di precisione, alimentata da sensori connessi, droni e telerilevamento, cambia il modo di coltivare: sensori wireless collegati ai satelliti misurano l’umidità del suolo e il fabbisogno idrico delle colture, e i sistemi di irrigazione intelligente riducono gli sprechi proprio dove la siccità colpisce in maniera più dura.
In Nigeria un imprenditore soprannominato “il contadino volante” usa i droni per monitorare le coltivazioni e forma altri professionisti all’uso di queste tecnologie.
Nella contea keniota di Samburu un’applicazione nata come semplice mappa cartacea per i pastori etiopi diventa uno strumento digitale che sovrappone i dati satellitari su pascoli e acqua alle mappe tradizionali, funziona anche senza connessione e permette di segnalare in tempo reale dove trovare la risorsa e dove evitarla, riducendo gli spostamenti a vuoto e i conflitti.
A dicembre 2025 si aggiunge la dimensione di scala.
Negli Emirati Arabi Uniti, in collaborazione con la Gates Foundation, viene lanciato un ecosistema di intelligenza artificiale per lo sviluppo agricolo globale, che riunisce centri di ricerca, modelli e tecnologie. Lo chiamano International Water Management Institute.
Al suo interno l’International Water Management Institute porta la competenza sull’acqua con due strumenti emblematici: un modello fondazionale per l’idrologia, capace di generare previsioni accurate sui bacini fluviali anche dove i dati scarseggiano, e il Limpopo Water Copilot, sviluppato con Microsoft, un assistente conversazionale collegato al gemello digitale del bacino del fiume Limpopo, nell’Africa meridionale, che traduce dati complessi in indicazioni comprensibili per tecnici e cittadini.
Riassumo: questa IA risponde agli agricoltori vicini al fiume Limpopo su quanta acqua sarà disponibile nelle prossime settimane. Una IA molto verticale, pensata per un solo unico scopo.
Arriviamo a poche settimane fa, primavera del 2026, quando il lavoro scende sul territorio sotto forma di formazione. Perché tutto quello imparato in questi 2 anni non rimane in Sudan e in Mozambico.
In Tunisia, nell’ambito di un progetto promosso dall’ICU con il sostegno della cooperazione italiana, decine di funzionari dei commissariati regionali allo sviluppo agricolo seguono in quattro regioni del Paese un percorso sugli strumenti digitali per la gestione dei perimetri irrigui, imparando a raccogliere, analizzare e mappare i dati attraverso i sistemi informativi geografici.
Come funziona tutto questo?
Sono quattro pilastri che si tengono insieme l’uno con l’altro.
Letta non più in ordine di tempo ma di funzione, questa stagione di progetti rivela un’architettura piuttosto coerente, fatta di quattro pilastri che si reggono a vicenda.
Il primo pilastro è l’impianto istituzionale, cioè chi finanzia e dà la cornice. Da un lato i grandi attori filantropici e gli Stati, come dimostra l’ecosistema costruito dagli Emirati con la Gates Foundation; dall’altro le politiche pubbliche sovranazionali, come il bando della Commissione europea. È il livello che mobilita risorse, modelli e partnership, e che permette agli altri di esistere.
Il secondo pilastro è la realtà di campo, dove la tecnologia incontra il terreno: droni, sensori, applicazioni pensate per funzionare anche offline e per affiancarsi al sapere dei contadini e dei pastori, non per sostituirlo. È il livello che decide se uno strumento sarà davvero usato oppure resterà sulla carta.
Il terzo pilastro è la formazione, il passaggio più spesso trascurato. Senza tecnici locali capaci di leggere e usare i dati, anche il modello più sofisticato diventa inutile. L’esperienza tunisina ci dimostra che costruire competenze sul territorio vale quanto sviluppare l’algoritmo, e che spesso è la condizione perché tutto il resto funzioni.
In parole povere, sapere usare bene uno strumento è più importante dello strumento stesso.
Il quarto pilastro, su cui poggiano tutti gli altri, è la raccolta dei dati come analisi della realtà. Telerilevamento, sensori e sistemi informativi geografici servono in primo luogo a capire la situazione effettiva di un campo, di un suolo, di un bacino, prima ancora di decidere come gestirli. È il fondamento silenzioso dell’intera costruzione: senza una fotografia accurata del presente, qualunque previsione resta un’ipotesi.
Tanto per ripetere che i dati sono e rimangono le fondamenta di qualsiasi nuova tecnologia.
Il volto migliore dell’intelligenza artificiale
Vista nel suo insieme, questa rete di progetti racconta qualcosa che vale la pena tenere a mente quando si parla di intelligenza artificiale.
Appena è diventata abbastanza matura, la stessa tecnologia che riempie i social di immagini stupide e aiuta a scrivere righe di codice è stata messa al servizio dei bisogni più elementari e universali: l’acqua, il cibo, la capacità di un territorio di reggere ai cambiamenti del clima.
Non è certo la versione spettacolare delle immagini di Trump che conquistano i titoli dei telegiornali, ma quella che inizia a lavorare in silenzio attorno a un pozzo, a un canale o a un campo, dove un dato in più al momento giusto può cambiare la vita di chi vive vicino al pozzo, per poi espandersi nei pozzi e nei canali vicini, o almeno in quei canali dove vivono persone che hanno il coraggio di abbracciare le nuove tecnologie.
Quando avrete la tentazione di giudicare l’intelligenza artificiale solo dai suoi usi più frivoli pensate a questi ragazzi che cercano di cambiare il loro mondo, che è anche il nostro.
La stessa potenza di calcolo che genera intrattenimento può analizzare l’umidità di un terreno, prevedere una siccità, guidare l’acqua dove serve e portarla a chi ne ha bisogno.
Quando viene indirizzata verso le sfide grandi dell’umanità, la tecnologia mostra il suo volto migliore. E questi progetti, che si moltiplicano di anno in anno, sembrano dire che la storia è appena cominciata.
Fonti
Vi lascio l’elenco degli articoli su cui mi sono imbattuto in questi ultimi 3 mesi, e che mi hanno dato l’incipit per scrivere questo articolo. Diversamente dal passato vi lascio un riassunto dell’argomento trattato nell’articolo (riassunto fatto da Claude).
International Water Management Institute (IWMI), IWMI contributes water solutions to UAE AI Ecosystem for Global Agricultural Development. L’ecosistema IA lanciato dagli Emirati con la Gates Foundation e il contributo dell’IWMI sulle risorse idriche, dal modello fondazionale per l’idrologia al Limpopo Water Copilot. https://www.iwmi.org/news/iwmi-contributes-water-solutions-to-uae-ai-ecosystem-for-global-agricultural-development-through-cgiar/
iAfrica, AI-Powered Precision Agriculture Tackles Food Insecurity and Resource Scarcity in Africa. L’agricoltura di precisione nei campi africani tra droni, sensori e applicazioni come AfriScout per trovare acqua e pascoli. https://iafrica.com/ai-powered-precision-agriculture-tackles-food-insecurity-and-resource-scarcity-in-africa/
Commissione europea, La Commissione finanzia progetti per sbloccare il potenziale dell’IA generativa in Africa. Il bando da cinque milioni di euro per applicare l’IA generativa all’ottimizzazione agricola e alla gestione dell’acqua a sostegno delle comunità rurali. https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/funding/commission-funds-projects-unlock-potential-generative-ai-africa
ICU, Tunisia: innovazione e formazione per un’agricoltura più resiliente ai cambiamenti climatici. La formazione dei tecnici locali tunisini sui sistemi informativi geografici per la gestione dei perimetri irrigui, nell’ambito della cooperazione italiana. https://www.icu.it/tunisia-innovazione-e-formazione-per-unagricoltura-piu-resiliente-ai-cambiamenti-climatici/
FOSIA Agency, How AI is Revolutionizing Agriculture in Africa: Complete Guide 2024. Una panoramica dei dati di contesto, degli strumenti reali e dei primi risultati dell’IA applicata all’agricoltura africana. https://fosiarw.com/how-ai-is-revolutionizing-agriculture-in-africa-complete-guide-2024/