L’intelligenza artificiale è diventata il nuovo mantra della Pubblica Amministrazione. Ogni ente ne parla, molti la inseriscono nei piani strategici, pochi riescono però a trasformarla in un progetto concreto capace di produrre risultati misurabili. Per questo motivo la firma del protocollo d’intesa tra il Comune di Genova e Fusion AI Labs merita attenzione. Non soltanto per gli obiettivi tecnologici dichiarati, ma per il messaggio politico e culturale che porta con sé.
La sindaca Silvia Salis e il direttore generale del Comune di Genova, Pasquale Criscuolo, hanno sottoscritto un accordo con Fusion AI Labs, società specializzata nella ricerca applicata all’intelligenza artificiale con sede proprio nel territorio genovese, per sviluppare e sperimentare nuove soluzioni da applicare ai processi amministrativi della città.
La notizia potrebbe apparire come una delle tante iniziative dedicate all’innovazione digitale. In realtà racconta qualcosa di più interessante. Racconta una città che decide di guardare alle competenze presenti al proprio interno invece di inseguire esclusivamente modelli preconfezionati importati dall’esterno e, spesso, dall’estero.
Il dibattito sulla trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione si è concentrato fin’ora quasi esclusivamente sulla tecnologia. Si è parlato di piattaforme, software, cloud, cybersecurity e oggi naturalmente di intelligenza artificiale. Molto meno spazio è stato dedicato a una domanda fondamentale: chi deve costruire questa innovazione?
La risposta che emerge dall’esperienza genovese è semplice e, per certi versi, persino rivoluzionaria. Le amministrazioni pubbliche dovrebbero imparare a valorizzare il patrimonio di competenze già presente nei propri territori, creando ecosistemi locali nei quali imprese innovative, università, centri di ricerca e amministrazioni lavorano insieme per affrontare problemi concreti.
Sembra quasi una scoperta straordinaria. In realtà è il principio che da decenni alimenta i principali distretti tecnologici del mondo.
Nel caso di Genova, il protocollo si inserisce nel percorso di modernizzazione previsto dal Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione e punta a sperimentare applicazioni dell’intelligenza artificiale in ambiti particolarmente rilevanti per la vita quotidiana dei cittadini. Dalla gestione delle entrate e della riscossione alla mobilità urbana, dalla revisione dei processi interni fino al miglioramento della comunicazione tra amministrazione e cittadini.

L’obiettivo non è sostituire le persone con algoritmi, come spesso suggeriscono le narrazioni più sensazionalistiche. Al contrario, il progetto si fonda sull’idea che la tecnologia debba supportare il lavoro umano, aumentare la capacità di analisi e accelerare processi che oggi richiedono tempi incompatibili con le aspettative dei cittadini.
Nelle parole del direttore generale Pasquale Criscuolo emerge chiaramente questa visione. L’intelligenza artificiale viene interpretata come uno strumento per migliorare efficacia, efficienza e qualità dei servizi pubblici, ma anche per rafforzare la sostenibilità e la resilienza del territorio attraverso strumenti avanzati di analisi predittiva e l’utilizzo di dati complessi, comprese le immagini satellitari.
La parte più interessante del progetto, tuttavia, non riguarda gli algoritmi.
Riguarda le persone.
Ogni trasformazione tecnologica nella Pubblica Amministrazione fallisce quando viene percepita come un’imposizione esterna. Funziona invece quando diventa un percorso condiviso che coinvolge il personale, sviluppa nuove competenze e produce conoscenza che rimane all’interno dell’organizzazione.
Non è un caso che sia il Comune di Genova sia Fusion AI Labs abbiano posto al centro del protocollo la formazione del personale, la reingegnerizzazione dei processi e la costruzione di competenze interne durature.
È probabilmente questo il passaggio più importante dell’intera iniziativa.
Per troppo tempo l’innovazione pubblica è stata interpretata come un’attività di acquisto. Si acquistavano software, consulenze, piattaforme e, in qualche modo, si sperava che l’innovazione arrivasse magari prima della fattura.
L’intelligenza artificiale sta dimostrando che questo approccio non è più sufficiente. Nessuna tecnologia genera valore se l’organizzazione non sviluppa la capacità di comprenderla, governarla e adattarla alle proprie esigenze.
Da questo punto di vista Genova potrebbe rappresentare un modello interessante anche per altre amministrazioni italiane. Non perché abbia trovato una soluzione magica ai problemi della Pubblica Amministrazione, ma perché sta sperimentando un approccio basato sulla collaborazione tra istituzioni e competenze territoriali.
In un Paese che spesso lamenta la fuga dei talenti, esiste infatti una domanda che meriterebbe maggiore attenzione: quante competenze altamente specializzate esistono già nelle nostre città e potrebbero essere coinvolte nei processi di innovazione pubblica?
La risposta è probabilmente molte più di quanto immaginiamo.
L’intelligenza artificiale rischia spesso di essere raccontata come una tecnologia distante, dominata da grandi multinazionali, enormi data center e modelli sviluppati a migliaia di chilometri di distanza. Tutto vero. Ma è altrettanto vero che la sua applicazione concreta avviene nei territori, nelle imprese, negli uffici pubblici e nei servizi utilizzati ogni giorno dai cittadini.
Per questo motivo la scelta del Comune di Genova di rivolgersi ad una start-up del territorio (Fusion AI Labs è stata annunciata lo scorso mese di ottobre), assume un significato che va oltre il singolo protocollo.
L’innovazione pubblica non si costruisce soltanto acquistando tecnologia. Si costruisce soprattutto investendo nelle persone, nelle competenze e nella capacità dei territori di diventare protagonisti della propria trasformazione digitale.
È probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’intera operazione. Genova non ha semplicemente individuato un fornitore tecnologico. Ha scelto di affidare una parte del proprio percorso di innovazione a una realtà cresciuta nello stesso ecosistema che oggi è chiamata a servire.
Andrea Pescino, CEO di Fusion AI Labs, sembra cogliere perfettamente il significato di questa scelta e quando parla di “responsabilità concreta” affidata dalla città alla sua azienda, non sta descrivendo soltanto un accordo tra amministrazione e impresa. Sta raccontando qualcosa di più raro: un territorio che decide di investire nelle competenze che ha contribuito a far crescere.
Se l’intelligenza artificiale sarà davvero una leva di trasformazione per la Pubblica Amministrazione, il suo successo dipenderà meno dalla potenza degli algoritmi e molto di più dalla qualità delle relazioni che saprà creare tra istituzioni, cittadini e imprese.
Genova ha scelto di partire da qui. Da una tecnologia, certo. Ma soprattutto da una comunità di competenze, come quelle che una struttura come Fusion AI Labs può mettere in campo, che considera l’innovazione non come un prodotto da acquistare, ma come una responsabilità da condividere.