Il cloud computing è diventato l’infrastruttura fondamentale sulla quale si costruiscono l’intelligenza artificiale, i servizi digitali, la manifattura avanzata, la sanità connessa, la finanza e gran parte dell’economia europea. È il motivo per cui la Commissione europea ha deciso di avviare un percorso che potrebbe portare Amazon Web Services e Microsoft Azure a essere designati come “gatekeeper” ai sensi del Digital Markets Act (DMA). Un passo che potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’intero mercato digitale.

La decisione, al momento preliminare, rappresenta un’evoluzione significativa nell’applicazione del regolamento europeo sui mercati digitali. Bruxelles ritiene infatti che, pur non raggiungendo formalmente tutte le soglie quantitative previste dal DMA, AWS e Azure costituiscano un punto di accesso imprescindibile tra le imprese europee e i loro clienti, esercitando un’influenza tale da giustificare l’applicazione degli obblighi previsti per le grandi piattaforme digitali.

La Commissione evidenzia come il mercato del cloud abbia assunto un’importanza strategica crescente. Oltre a rappresentare la base operativa di gran parte dei servizi digitali, il cloud costituisce oggi il prerequisito tecnologico per lo sviluppo e l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale. Non sorprende quindi che Bruxelles consideri essenziale preservare condizioni di mercato aperte, eque e realmente competitive.

Secondo l’analisi preliminare dell’esecutivo europeo, Amazon Web Services e Microsoft Azure occupano rispettivamente la prima e la seconda posizione nel mercato cloud europeo, con livelli di fatturato, capacità operativa e investimenti che superano ampiamente quelli dei principali concorrenti. A rafforzare questa posizione contribuiscono una base clienti estremamente consolidata, elevati costi di migrazione verso altre piattaforme e significativi fenomeni di lock-in tecnologico, che rendono complesso per imprese e pubbliche amministrazioni cambiare fornitore una volta adottata una determinata infrastruttura.

Un ulteriore elemento preso in considerazione dalla Commissione riguarda il crescente ruolo dell’intelligenza artificiale. Le piattaforme cloud non rappresentano più soltanto ambienti nei quali eseguire applicazioni, ma integrano sempre più servizi AI avanzati e partnership strategiche che influenzano direttamente le decisioni di acquisto delle aziende. In altre parole, cloud e intelligenza artificiale stanno diventando un unico ecosistema tecnologico, aumentando ulteriormente il peso competitivo dei principali operatori globali.

Le indagini di mercato erano state inizialmente avviate nel novembre 2025 proprio per verificare se i due servizi cloud dovessero essere qualificati come gatekeeper anche in assenza delle soglie quantitative previste dalla normativa. Parallelamente, Bruxelles ha aperto una terza indagine per valutare se gli obblighi attualmente previsti dal Digital Markets Act siano sufficienti a contrastare eventuali pratiche anticoncorrenziali nel settore del cloud computing. Tutte le attività investigative vengono condotte in collaborazione con l’Autorità olandese per i consumatori e i mercati attraverso una squadra investigativa congiunta.

La vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera ha sottolineato che la dipendenza dell’Europa dai servizi cloud continua ad aumentare e che garantirne il corretto funzionamento concorrenziale rappresenta una condizione essenziale per assicurare servizi sicuri, interoperabili e sostenibili a cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni.

Sulla stessa linea si colloca anche la vicepresidente Henna Virkkunen, secondo la quale il cloud è ormai un pilastro dell’economia europea e un prerequisito indispensabile per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Oltre la metà delle imprese europee utilizza già servizi cloud, mentre gli investimenti nelle infrastrutture pubbliche continuano a raggiungere livelli record, rendendo ancora più rilevante il tema della sovranità tecnologica.

Qualora la designazione venisse confermata al termine del procedimento, Amazon e Microsoft avranno sei mesi di tempo per adeguare AWS e Azure agli obblighi previsti dal Digital Markets Act.

In Italia la posizione della Commissione europea ha trovato il sostegno di Brando Benifei, eurodeputato del Partito Democratico e relatore dell’AI Act, che definisce la decisione una buona notizia, pur arrivata con ritardo. Secondo Benifei il cloud rappresenta ormai l’infrastruttura di base dell’economia digitale e la condizione necessaria per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Lasciare questo mercato nelle mani di pochi operatori extraeuropei significa aumentare le dipendenze strategiche, rafforzare gli effetti di lock-in e ridurre gli spazi di concorrenza.

Nelle intenzioni dell’Ue, il Digital Markets Act deve diventare uno strumento centrale non soltanto per tutelare la concorrenza, ma anche per sostenere la sovranità tecnologica dell’Unione. Va anche detto però che le regole stabilite dall’Ue non potranno essere del tutto efficaci senza una politica industriale capace di favorire la crescita di operatori europei competitivi. Da questo punto di vista, il nuovo pacchetto di iniziative presentato dalla Commissione rappresenta certamente un primo tassello, ma sarà necessario accompagnarlo con investimenti nelle infrastrutture cloud, nei data center, nell’intelligenza artificiale e nelle piattaforme digitali europee per far si che raggiunga gli obiettivi per i quali è stato pensato.

In ogni caso, la vicenda di AWS e Azure evidenzia come il dibattito sul cloud abbia ormai superato la dimensione puramente tecnologica. La capacità di controllare le infrastrutture sulle quali vengono sviluppati i sistemi di intelligenza artificiale, elaborati i dati industriali e ospitati i servizi pubblici digitali è diventata una questione di competitività economica, autonomia strategica e sicurezza. Per l’Europa la sfida non consiste soltanto nel regolamentare i grandi operatori globali, ma creare le condizioni affinché possa nascere un ecosistema cloud europeo capace di competere sul piano tecnologico, industriale e dell’innovazione.