Con 228 mila avvocati iscritti e un sistema giuridico tra i più complessi d’Europa, l’Italia è il laboratorio ideale per l’AI legale. La domanda non è se l’AI cambierà la professione, lo sta già facendo. La domanda è con quali fonti e quale architettura.

Il Consiglio Nazionale Forense stima in circa 228 mila gli avvocati iscritti agli albi italiani [1]. Il 72% esercita in studi con meno di tre professionisti. Sono esperti di diritto con competenze settoriali profonde, ma che non possono permettersi né il costo di un legal tech enterprise né il tempo per imparare strumenti complessi. Sono il segmento che l’AI legale di nuova generazione ha il potenziale di trasformare di più e che fino a pochi anni fa era stato ignorato dai vendor.

Il gap tra promessa e realtà

Molti strumenti AI presentati come “rivoluzionari per gli avvocati” si rivelano inutili nella pratica forense italiana.

ChatGPT e i modelli generalisti non conoscono la giurisprudenza della Cassazione e possono inventare sentenze che non esistono, rischio inaccettabile per chi deve citare fonti in un atto giudiziario.

I tool americani non coprono il diritto civile italiano.

Peraltro i tool che fanno scraping web raccolgono fonti non verificate e potenzialmente in conflitto con il copyright.

Ci sono soluzioni però, come Text Genius, che lavorano su fonti certificate (grazie ad un accordo con Giuffrè Francis Lefebvre) e RAG semantico su knowledge base strutturata.

Nessuna fonte web non autorizzata, nessun rischio di allucinazione su sentenze inesistenti.

Le funzionalità per lo studio legale

Per lo studio legale medio, Text Genius offre un set di funzionalità immediatamente produttive. La ricerca giurisprudenziale avanzata trova in minuti le sentenze rilevanti su una questione giuridica specifica, con clustering tematico e valutazione degli orientamenti storici, tutte certificate, nessuna inventata.

L’analisi interattiva dei documenti del cliente identifica rapidamente i punti di forza e di debolezza del caso. La generazione assistita di atti giudiziari e pareri legali accelera il lavoro di redazione mantenendo la qualità e la precisione che la professione richiede.

La vera discriminante, oggi, non è quindi decidere se utilizzare o meno l’intelligenza artificiale nello studio legale, ma scegliere quale intelligenza artificiale utilizzare.

In ambito forense, dove ogni riferimento normativo e ogni precedente giurisprudenziale possono incidere sull’esito di una causa, la qualità delle fonti vale più della brillantezza dell’interfaccia.

Come osserva Raimondo Zizza, il Ceo di TechVisory, un passato come responsabile dell’infrastruttura tecnologica e dei sistemi informativi di Tim Brasil e Telecom Italia, “un avvocato che usa Text Genius può gestire il 30% in più di pratiche senza aumentare il personale, con la certezza che ogni citazione è reale e verificabile”.

È un’affermazione che andrà misurata sul campo, ma che richiama un principio destinato a diventare centrale per tutta la professione: l’efficienza non può essere disgiunta dall’affidabilità del dato.

In un mercato che si sta rapidamente popolando di piattaforme internazionali, spesso progettate per ordinamenti diversi da quello italiano, la disponibilità di soluzioni sviluppate sul diritto nazionale, alimentate da banche dati certificate e costruite nel rispetto delle esigenze della professione forense rappresenta un elemento di valutazione sempre più rilevante.

Per gli avvocati italiani, la sfida dei prossimi anni non sarà adottare l’AI prima degli altri, ma adottare quella in grado di offrire risposte verificabili, trasparenti e giuridicamente affidabili.y

[1] Dati “Rapporto Avvocatura”, Censis in collaborazione con Cassa Forense, 2025