Al di là dei modelli, la vera competizione nel campo dell’intelligenza artificiale si gioca anche, se non soprattutto, nelle fabbriche che producono semiconduttori e nei data center che alimentano la potenza di calcolo necessaria ad addestrare e far funzionare i sistemi di AI. La Corea del Sud lo ha capito da tempo e adesso accelera con un piano industriale dalle dimensioni difficili persino da immaginare.
Il presidente Lee Jae Myung ha annunciato un programma che mobiliterà investimenti pubblici e privati per circa 1.800.000 miliardi di won, pari a oltre 1.170 miliardi di euro, con un obiettivo preciso: fare della Corea del Sud uno dei principali hub mondiali dell’intelligenza artificiale.
La cifra colpisce, ma ancora più interessante è la strategia che la sostiene. Se negli ultimi anni molti governi hanno parlato di AI concentrandosi soprattutto sulla regolamentazione o sugli incentivi alle startup, Seul sceglie un approccio molto più concreto. Prima ancora degli algoritmi vengono le infrastrutture. Prima dei modelli arrivano i chip. Prima delle applicazioni servono energia, fabbriche e capacità di calcolo.
Il cuore del piano riguarda infatti i semiconduttori, autentico petrolio dell’economia digitale. Samsung Electronics e SK hynix, due dei maggiori produttori mondiali di memorie avanzate utilizzate nei sistemi di intelligenza artificiale, investiranno complessivamente circa 800.000 miliardi di won, oltre 520 miliardi di euro, per realizzare quattro nuovi impianti produttivi nel sud-ovest del Paese.
La scelta geografica non è casuale. Oltre a rafforzare la leadership industriale della Corea, il governo punta a riequilibrare lo sviluppo economico, spostando parte degli investimenti fuori dall’area metropolitana di Seul, da decenni principale motore della crescita nazionale.
Per accelerare il progetto, l’esecutivo promette autorizzazioni più rapide e procedure semplificate, con l’obiettivo di eliminare uno dei principali ostacoli che spesso rallenta la costruzione di grandi impianti industriali. Quando la competizione tecnologica si misura in mesi anziché in anni, anche la burocrazia diventa una variabile strategica. Un messaggio questo che forse anche qui in Italia dovremmo recepire.
Il secondo pilastro del piano riguarda invece i data center, le nuove cattedrali dell’intelligenza artificiale. Entro il 2035 Seul prevede investimenti pari a 1.000.000 miliardi di won, circa 650 miliardi di euro, destinati allo sviluppo di infrastrutture capaci di sostenere la crescente domanda di potenza di calcolo. Una prima fase prevede oltre 360 miliardi di euro entro il 2029 per la costruzione di nuovi centri elaborazione dati.
La logica è evidente. Senza data center non esiste cloud. Senza cloud non esiste AI su larga scala. E senza energia e capacità computazionale, anche il miglior modello di intelligenza artificiale rimane poco più di un esercizio accademico.
“Solo la velocità ci permetterà di sopravvivere”, ha dichiarato Lee Jae Myung, sintetizzando forse meglio di qualsiasi analisi economica la fase che sta attraversando il settore. La competizione globale non riguarda più soltanto chi sviluppa gli algoritmi migliori, ma chi riesce a costruire più rapidamente l’intero ecosistema necessario per sostenerli.
La Corea del Sud parte da una posizione privilegiata. Samsung e SK hynix rappresentano due attori fondamentali nella produzione delle memorie HBM (High Bandwidth Memory), componenti diventati indispensabili per accelerare l’elaborazione dei modelli di intelligenza artificiale. La domanda mondiale di queste tecnologie continua a crescere, alimentata dagli investimenti di hyperscaler, aziende tecnologiche e produttori di GPU impegnati nella costruzione della nuova infrastruttura globale dell’AI.
Il piano coreano si inserisce così in una competizione sempre più intensa che coinvolge Stati Uniti, Cina, Europa, Giappone e Taiwan. Washington sostiene la produzione nazionale attraverso il CHIPS Act e incentivi all’industria. Pechino accelera per ridurre la dipendenza dalle tecnologie occidentali. Bruxelles prova a rafforzare la propria sovranità tecnologica investendo su semiconduttori, cloud e intelligenza artificiale con il pacchetto sulla Sovranità tecnologica europea del 3 giugno 2026. Seul sceglie una strada diversa ma complementare: consolidare il vantaggio competitivo già acquisito nella produzione delle componenti più strategiche della filiera.
La partita, del resto, riguarda non solo l’industria elettronica. I semiconduttori sono diventati una leva di politica economica, sicurezza nazionale e influenza geopolitica. Controllarne la produzione significa occupare una posizione centrale nella catena del valore dell’economia digitale.
Naturalmente non mancano le incognite. Costruire un nuovo distretto industriale richiede tempo, infrastrutture, reti elettriche adeguate, disponibilità idrica e migliaia di lavoratori altamente qualificati. Portare tutto questo in aree meno industrializzate rappresenta una sfida che va ben oltre gli investimenti annunciati. Il rischio è che la velocità evocata dal presidente Lee si scontri con la complessità di realizzare un ecosistema produttivo di questa scala.
Il segnale, tuttavia, è inequivocabile. La Corea del Sud considera l’intelligenza artificiale non come un settore tecnologico tra gli altri, ma come il nuovo motore della propria politica industriale. Una strategia che conferma una tendenza ormai evidente: la leadership nell’AI non si conquista soltanto con software più intelligenti, ma soprattutto con fabbriche, data center, energia e semiconduttori.
La prossima rivoluzione dell’intelligenza artificiale potrebbe nascere da un algoritmo. Ma, prima ancora, passerà inevitabilmente da un chip prodotto in una fabbrica che qualcuno ha avuto la lungimiranza di costruire oggi.
Da questo punto di vista, una riflessione riguarda inevitabilmente anche l’Italia.
Se la competizione sull’intelligenza artificiale si gioca ormai, come abbiamo detto, su infrastrutture, semiconduttori, data center ed energia, il Paese non potrà più limitarsi a inseguire il dibattito o a moltiplicare gli annunci. Finora il dibattito nazionale appare più ricco di dichiarazioni che di investimenti sistemici, ma un ecosistema industriale ed economico basato sull’AI non si sviluppa soltanto con panel, tavole rotonde e buoni propositi. Servono infrastrutture, capitale, energia, competenze e una visione industriale di lungo periodo.