L’Italia entra nella fase più delicata della sua politica sull’intelligenza artificiale: non più soltanto annunci, sperimentazioni e dichiarazioni di principio, ma costruzione di una strategia nazionale destinata a definire il posizionamento del Paese nel nuovo equilibrio tecnologico globale. Il Governo ha istituito il Comitato di coordinamento incaricato di aggiornare la Strategia nazionale per l’intelligenza artificiale per il periodo 2026-2028, un organismo chiamato a supportare il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica Alessio Butti e collocato presso il Dipartimento per la Trasformazione digitale.

La scelta dei componenti racconta una precisa intenzione politica: evitare che l’intelligenza artificiale venga trattata esclusivamente come una questione tecnologica e inserirla invece dentro una prospettiva più ampia che comprende ricerca, industria, diritto, sicurezza, comunicazione e impatto sociale. Il comitato riunisce tredici esperti provenienti da università, istituzioni e mondo dell’innovazione, con il coordinamento affidato a Gianluigi Greco, Rettore dell’Università della Calabria.

Tra i membri figura Marco Camisani Calzolari, chiamato a portare una competenza specifica sul fronte della comunicazione istituzionale e della relazione tra tecnologia, cittadini e società. La sua presenza assume particolare rilevanza perché arriva in un momento in cui la governance dell’intelligenza artificiale non si gioca soltanto sulla capacità di costruire algoritmi più potenti, ma sulla capacità di creare fiducia attorno a sistemi che stanno modificando profondamente economia, lavoro e processi decisionali.

Il percorso di Camisani Calzolari si inserisce infatti in una dimensione europea più ampia. L’esperto italiano ha partecipato al processo di elaborazione del General-Purpose AI Code of Practice della Commissione Europea, il documento operativo collegato all’AI Act che definisce criteri di trasparenza, gestione del rischio, sicurezza e rispetto del diritto d’autore per i modelli di intelligenza artificiale generalisti. Una posizione che colloca il suo lavoro nel punto di incontro tra regolazione europea e applicazione concreta delle regole da parte di imprese e organizzazioni.

La nuova Strategia nazionale italiana dovrà confrontarsi con una trasformazione industriale senza precedenti. L’intelligenza artificiale generativa sta rapidamente passando dalla fase sperimentale alla fase infrastrutturale: non è più soltanto uno strumento utilizzato da specialisti, ma una tecnologia destinata a entrare nei processi produttivi, nella pubblica amministrazione, nella sanità, nella difesa, nella formazione e nei servizi finanziari. Il problema, come spesso accade nelle rivoluzioni tecnologiche, è che la velocità del mercato supera quella delle istituzioni. I modelli linguistici vengono aggiornati ogni pochi mesi, mentre le strategie pubbliche richiedono anni di analisi e approvazioni. È il classico confronto tra il motore a reazione dell’industria digitale e la bicicletta burocratica dello Stato.

Il comitato avrà il compito di raccogliere contributi da operatori economici, università, centri di ricerca, amministrazioni pubbliche, associazioni di categoria e parti sociali. L’obiettivo è costruire un documento aggiornato capace di orientare gli investimenti e definire priorità nazionali nel settore dell’IA. Un passaggio necessario perché l’Italia, nonostante una forte tradizione scientifica e industriale, rischia di trovarsi nella posizione più scomoda: abbastanza avanzata per subire gli effetti della rivoluzione tecnologica, ma non ancora sufficientemente strutturata per guidarla.

La composizione del gruppo evidenzia anche la crescente attenzione verso la dimensione etica e sociale dell’intelligenza artificiale. Accanto a Camisani Calzolari troviamo figure come Paolo Benanti, esperto di etica della tecnologia, Barbara Caputo per il settore della ricerca applicata alla difesa, Andrea Lenzi per il Consiglio Nazionale delle Ricerche, Giuliano Noci del Politecnico di Milano e rappresentanti di diversi ministeri. La presenza di competenze così diverse riflette una consapevolezza ormai consolidata: l’IA non è una semplice tecnologia, ma una piattaforma di trasformazione della società.

Uno degli aspetti più interessanti del provvedimento riguarda il regime di riservatezza previsto per i lavori del Comitato. Le informazioni relative alle riunioni, agli studi e alle elaborazioni prodotte saranno coperte dal segreto d’ufficio, con obblighi di riservatezza per componenti e collaboratori. Una scelta che evidenzia quanto la strategia sull’intelligenza artificiale sia ormai considerata una questione di rilevanza nazionale, collegata alla competitività economica, alla sicurezza e alla sovranità tecnologica.

Il tema della sovranità digitale è infatti diventato centrale nel confronto internazionale. Stati Uniti e Cina stanno investendo enormemente nello sviluppo di modelli proprietari, infrastrutture cloud e capacità computazionali. L’Europa, priva di giganti tecnologici comparabili, ha scelto una strada diversa puntando sulla regolazione e sulla costruzione di un ecosistema affidabile. L’Italia deve ora trovare un equilibrio tra due esigenze apparentemente opposte: adottare rapidamente l’IA per aumentare produttività e competitività, evitando però di diventare soltanto un mercato di consumo per tecnologie sviluppate altrove.

Il lavoro del Comitato terminerà formalmente entro il 31 gennaio 2027, salvo eventuale riattivazione. In questo periodo dovrà contribuire a definire una visione nazionale che tenga insieme innovazione, sicurezza, formazione e sviluppo industriale. La vera sfida sarà trasformare l’intelligenza artificiale da fenomeno mediatico a infrastruttura strategica del Paese.

La presenza di Marco Camisani Calzolari in questo percorso rappresenta quindi un elemento significativo: la partita dell’IA non riguarda solo chi costruisce i modelli, ma anche chi riesce a spiegare, governare e rendere accettabile una tecnologia destinata a modificare il rapporto tra esseri umani e macchine. Perché la prossima grande competizione tecnologica non sarà soltanto tra algoritmi più intelligenti, ma tra società capaci o incapaci di governare la loro stessa innovazione.