L’intelligenza artificiale non si gioca più soltanto sul terreno dei modelli linguistici. Mentre OpenAI, Anthropic, Google DeepMind e Meta continuano a migliorare le capacità dei loro sistemi generativi, la competizione si sta rapidamente spostando verso un obiettivo molto più ambizioso: portare l’AI fuori dagli schermi e dentro il mondo fisico. È in questo contesto che acquista particolare rilevanza l’indiscrezione, riportata da The Information, secondo cui Anthropic avrebbe discusso nei mesi scorsi una possibile acquisizione della startup Physical Intelligence, una delle società più osservate nel settore della robotica basata su foundation model.

La notizia ha iniziato a circolare durante il fine settimana dopo un post pubblicato su X dal tecnologo Robert Scoble, generando rapidamente un’ondata di commenti e speculazioni. Physical Intelligence ha smentito l’esistenza di un’acquisizione imminente e, secondo quanto riportato da The Information, il CEO Karol Hausman avrebbe rassicurato i dipendenti con un messaggio interno su Slack accompagnato da una GIF della serie The Office. La smentita, tuttavia, non cancella un elemento sostanziale: le trattative preliminari tra le due aziende sarebbero realmente avvenute nella primavera del 2026, anche se non si sarebbero tradotte in un accordo.

Physical Intelligence è tutt’altro che una startup qualsiasi. Fondata nel 2024 da Karol Hausman, Lachy Groom, Chelsea Finn, Sergey Levine e altri ricercatori provenienti da Stanford, Berkeley e Google DeepMind, l’azienda ha raccolto oltre un miliardo di dollari da alcuni dei principali investitori della Silicon Valley. Tra i finanziatori figurano Thrive Capital, Khosla Ventures, Lux Capital e anche OpenAI, elemento che rende l’intera vicenda ancora più interessante dal punto di vista competitivo. Alcune indiscrezioni di mercato hanno inoltre indicato che la società avrebbe valutato un ulteriore round di finanziamento vicino al miliardo di dollari, con una valutazione che potrebbe raggiungere gli 11 miliardi, anche se tali cifre non sono state confermate ufficialmente.

Il cuore tecnologico dell’azienda è rappresentato dalla famiglia di modelli π, progettata per consentire ai robot di comprendere e svolgere attività fisiche complesse in ambienti differenti. L’obiettivo non consiste nel programmare ogni singolo movimento, ma nel costruire modelli generalisti capaci di trasferire conoscenze da un’attività all’altra, seguendo una filosofia molto simile a quella che ha rivoluzionato i modelli linguistici. In altre parole, invece di insegnare a un robot esclusivamente come afferrare una tazza, si cerca di sviluppare un’intelligenza capace di comprendere il concetto stesso di manipolazione degli oggetti, adattandosi a scenari mai osservati in precedenza.

La possibilità che Anthropic fosse interessata ad acquisire questa competenza appare perfettamente coerente con l’evoluzione dell’intero settore. Addestrare modelli sempre più potenti utilizzando esclusivamente dati provenienti da Internet mostra infatti rendimenti decrescenti. I grandi laboratori di ricerca sono sempre più convinti che la prossima generazione di sistemi intelligenti dovrà imparare anche attraverso l’interazione diretta con il mondo reale, sviluppando una comprensione della fisica, dello spazio e della causalità che i testi, da soli, non possono offrire.

OpenAI rappresenta probabilmente l’esempio più evidente di questo cambiamento strategico. Dopo aver chiuso il proprio team dedicato alla robotica nel 2021, quando il celebre esperimento della mano robotica capace di risolvere il Cubo di Rubik non sembrava offrire una strada immediata verso l’intelligenza artificiale generale, l’azienda ha progressivamente invertito la rotta. Nel 2024 sono riprese le assunzioni nel settore, fino all’annuncio ufficiale di OpenAI Robotics da parte di Sam Altman nel maggio 2026. L’obiettivo dichiarato comprende inizialmente applicazioni industriali e infrastrutturali, con una visione di lungo periodo che immagina robot personali diffusi tanto quanto oggi lo sono gli smartphone.

Anthropic ha seguito un percorso differente. L’azienda non dispone di un laboratorio hardware paragonabile a quello di OpenAI, ma negli ultimi anni ha investito significativamente nella ricerca sulla sicurezza applicata ai sistemi autonomi. Il progetto Fetch, pubblicato nel 2025, ha analizzato la capacità di Claude di assistere utenti non esperti nella programmazione di un cane robotico, mentre un aggiornamento successivo ha mostrato miglioramenti sostanziali nelle prestazioni del modello. Si tratta di studi orientati principalmente alla valutazione dei rischi, ma che dimostrano anche quanto la società attribuisca importanza all’interazione tra modelli linguistici e sistemi fisici.

Acquisire una società come Physical Intelligence consentirebbe ad Anthropic di abbreviare sensibilmente i tempi necessari per costruire competenze avanzate nella robotica. Creare un laboratorio di questo livello richiede anni di ricerca, grandi quantità di capitale e soprattutto talenti estremamente difficili da reclutare. In un mercato in cui il vantaggio competitivo può dipendere da pochi mesi di anticipo, comprare un team già consolidato rappresenta spesso una scelta più razionale che costruirlo da zero.

La presenza di OpenAI tra gli investitori di Physical Intelligence aggiunge un ulteriore livello di complessità. Essere azionista non implica automaticamente alcun diritto a bloccare una vendita né garantisce diritti di prelazione, e non esistono informazioni pubbliche che indichino l’esistenza di clausole di questo tipo. Tuttavia, il coinvolgimento diretto di uno dei principali concorrenti di Anthropic evidenzia come le partecipazioni strategiche stiano diventando strumenti sempre più importanti nella competizione tra i grandi laboratori di intelligenza artificiale.

L’impressione è che il settore stia entrando in una fase diversa rispetto a quella dominata esclusivamente dalle chatbot. I grandi modelli linguistici hanno ormai raggiunto un livello di maturità elevato, mentre la capacità di comprendere e agire nel mondo fisico rappresenta la nuova frontiera tecnologica. Robot industriali, assistenti autonomi, sistemi logistici e piattaforme per l’automazione potrebbero diventare il prossimo enorme mercato dell’intelligenza artificiale, con un impatto economico potenzialmente superiore a quello generato dalle applicazioni conversazionali.

La conseguenza è evidente anche sul piano strategico. Chi controllerà i migliori modelli per comprendere il mondo fisico non venderà semplicemente software, ma costruirà l’infrastruttura cognitiva della prossima rivoluzione industriale. La partita non riguarda più soltanto quale chatbot risponde meglio a una domanda complessa; riguarda chi riuscirà a insegnare alle macchine a osservare, manipolare, apprendere e collaborare negli ambienti reali. È una competizione molto più costosa, molto più lenta e probabilmente molto più difficile da vincere, ma è anche quella destinata a determinare i futuri equilibri dell’intero mercato dell’intelligenza artificiale.