L’Unione Europea ha deciso di fare una cosa piuttosto insolita per chi conosce Bruxelles: semplificare. Il nuovo Regolamento (UE) 2026/1744, pubblicato oggi nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, rappresenta infatti il primo grande intervento correttivo sull’AI Act e segna l’avvio di quella che ormai tutti chiamano Digital Omnibus sull’intelligenza artificiale.

Il regolamento entrerà in vigore il 27 luglio 2026 e non cambia la filosofia dell’AI Act. Non vengono riscritte le categorie di rischio, non spariscono gli obblighi per i sistemi ad alto rischio e non cambia l’impianto costruito negli ultimi anni dalle istituzioni europee. Piuttosto, Bruxelles prende atto di una realtà molto concreta: applicare l’AI Act si è rivelato più complesso del previsto e molte imprese, pubbliche amministrazioni e autorità nazionali chiedevano regole più chiare e procedure meno frammentate.

Il risultato è un provvedimento che prova a togliere qualche ostacolo burocratico senza abbassare il livello di tutela previsto dalla normativa.

Il primo tagliando dell’AI Act

Così come ogni auto, dopo un migliaio di chilometri, ha bisogno se non di un tagliando vero e proprio almeno di un check, anche l’AI Act, entrato nella sua fase di attuazione, aveva bisogno di una revisione operativa.

Il Digital Omnibus nasce proprio con questo obiettivo. La Commissione europea punta a ridurre gli oneri amministrativi, coordinare meglio l’AI Act con il resto della legislazione digitale europea e rendere più semplice il percorso di conformità per sviluppatori, fornitori, deployer e organismi notificati.

Il messaggio politico è piuttosto evidente. L’Europa non intende allentare la regolamentazione dell’intelligenza artificiale, ma riconosce che una compliance eccessivamente complessa rischia di rallentare proprio quell’innovazione che il regolamento vorrebbe favorire.

Cambiano le scadenze per i sistemi ad alto rischio

Tra le modifiche più rilevanti figurano le nuove tempistiche di applicazione delle regole dedicate ai sistemi di AI classificati come ad alto rischio.

Per i sistemi autonomi, i cosiddetti stand alone, gli obblighi entreranno pienamente in vigore il 2 dicembre 2027, mentre per i sistemi integrati in prodotti disciplinati dalla normativa europea di armonizzazione, i cosiddetti product based, la data viene spostata al 2 agosto 2028.

La proroga concede più tempo alle organizzazioni per completare gli adeguamenti tecnici e documentali richiesti dalla normativa.

Più tempo anche per il watermarking

Slitta al 2 dicembre 2026 anche l’applicazione degli obblighi di watermarking per i sistemi già immessi sul mercato.

La misura riguarda gli strumenti che generano contenuti sintetici e consente ai fornitori di adeguare progressivamente le proprie soluzioni ai requisiti di trasparenza previsti dall’AI Act.

Arrivano nuovi divieti contro gli abusi

Il Digital Omnibus introduce anche nuove disposizioni dedicate agli utilizzi più pericolosi dell’intelligenza artificiale.

Dal 2 dicembre 2026 saranno vietati i sistemi destinati alla produzione di contenuti sessuali o intimi non consensuali e quelli utilizzati per generare materiale pedopornografico.

Una scelta che rafforza il legame tra AI Act e tutela dei diritti fondamentali, intervenendo su uno dei fenomeni più preoccupanti emersi con la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa.

AI literacy confermata, ma con un approccio più pragmatico

Nessun passo indietro nemmeno sull’AI literacy. Il regolamento conferma l’obbligo per fornitori e deployer di promuovere un adeguato livello di competenze sull’intelligenza artificiale all’interno delle organizzazioni.

La novità consiste nell’assenza di requisiti rigidi di risultato. L’obiettivo rimane quello di favorire la formazione senza trasformarla nell’ennesima casella da spuntare durante un audit. La Commissione europea accompagnerà questa fase con nuove linee guida interpretative.

Più chiarezza su bias, componenti di sicurezza e banca dati europea

Il regolamento amplia inoltre le possibilità di trattamento dei dati sensibili quando risultano necessari per individuare e correggere eventuali bias nei sistemi di intelligenza artificiale.

Viene poi precisata la definizione di componente di sicurezza, elemento determinante per stabilire quando un sistema debba essere classificato come ad alto rischio.

Resta inoltre confermato l’obbligo per i provider di registrare i sistemi di AI ad alto rischio nella banca dati europea, anche nei casi in cui tali sistemi beneficino delle esenzioni previste dall’AI Act.

Sandbox, AI Office e sostegno alle imprese

Tra gli interventi figurano anche il rinvio al 2 agosto 2027 del termine entro cui gli Stati membri dovranno istituire le sandbox normative nazionali dedicate all’intelligenza artificiale e una migliore definizione delle competenze dell’AI Office nella supervisione dei modelli GPAI quando modello e sistema vengono sviluppati dallo stesso fornitore.

Si amplia inoltre il perimetro delle misure di sostegno, che vengono estese anche alle Small Mid-Caps, le piccole imprese a media capitalizzazione, riconoscendo che l’innovazione europea non passa soltanto attraverso startup e PMI tradizionali.

L’AI Act non cambia, cambia il modo di applicarlo

Alla fine quindi, il Digital Omnibus non rappresenta una riscrittura dell’AI Act.

Le categorie di rischio, gli obblighi per i sistemi ad alto rischio, le regole dedicate ai modelli di intelligenza artificiale per finalità generali e il sistema sanzionatorio rimangono sostanzialmente invariati.

Il vero cambiamento riguarda il metodo. Bruxelles prova a rendere la compliance meno frammentata, più prevedibile e maggiormente coordinata con gli altri regolamenti digitali europei, dal Data Act al Cyber Resilience Act, passando per il Digital Services Act.

La vera sfida inizia adesso

La pubblicazione del Regolamento (Ue) 2026/1744 segna probabilmente l’inizio della seconda fase dell’AI Act. La stagione delle grandi dichiarazioni politiche lascia spazio alla gestione concreta della conformità normativa.

Per imprese e pubbliche amministrazioni il messaggio è chiaro. La compliance non diventa meno importante, ma dovrebbe diventare più gestibile.

In fondo, il successo dell’AI Act non dipenderà soltanto dalla qualità delle regole, ma dalla capacità delle organizzazioni europee di applicarle senza trasformare ogni progetto di intelligenza artificiale in una maratona amministrativa. Il Digital Omnibus rappresenta il primo tentativo concreto di dimostrare che innovazione e regolazione possono, almeno ogni tanto, procedere nella stessa direzione.