Da digital divide a decision divide, la nuova frontiera della disuguaglianza: il sud del mondo rispnde con la sovranità umana.
Il Global South prende posto nel cuore della Diplomazia globale, al Palazzo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite di Ginevra e fa sentire la sua voce al Summit voluto da AIFOD (AI for Developing Countries Forum), in partnership con i governi di Antigua e Barbuda, per discutere del divario tecnologico ed economico, legato ai mancati investimenti nell’AI. L’obbiettivo: colmare il gap dei Paesi del Sud del mondo. Il summit, che durerà fino al 14 agosto prossimo, vede la partecipazione di ministri, ricercatori, imprenditori provenienti da oltre cento Paesi del Global South.
Il primo tema di discussione ha chiarito a tutti le idee. “AI open”non significa “AI for all”. Non basta rendere l’AI disponibile a tutti, occorrono infrastrutture, investimenti, competenze. E quello che preoccupa è il passaggio dal “digital divide”al “decision devide”. Un Sud che ha accesso a internet, ma non ha infrastrutture, banche-dati, energia, capitale, competenze, è un “cliente permanente dell’Intelligenza costruita altrove” ha chiarito subito Tianze Zhang co-fondatore di AIFOD. “L’apertura tecnologia – ha concluso Zhang – non significa necessariamente apertura economica”.
A rafforzare il discorso di Zhang è Chet Green, ministro degli Affari Esteri dei governi di Antigua e Barbuda: “Dobbiamo passare da consumatori passivi di Intelligenza Artificiale a creatori e innovatori”.
Il punto focale è la sovranità digitale. L’ecosistema dell’AI è apparentemente aperto a tutti, ma pochi soggetti controllano l’accesso, costruiscono infrastrutture, beneficiano dei risultati.
“Sovranità significa poter scegliere”. Lo ha sintetizzato con particolare efficacia l’ambasciatore del Lesotho, Tšiu Khathibe, che rappresenta uno Stato di poco più di due milioni di abitanti e proprio per questo chiarisce bene la questione: cosa significa essere sovrani quando una parte crescente delle infrastrutture del Paese, dai trasporti alla Sanità, all’educazione, alla sicurezza, dipende da sistemi costruiti e aggiornati da altri?

Al Summit non manca l’Italia. A rappresentarla è il professore Aniello Murano quale vicepresidente dell’AIxIA, che condivide le osservazioni presentate dai relatori e soprattutto auspica la possibile strategia per compensare il gap: “Il rischio di un gap incolmabile è alto, l’IA corre veloce – precisa il luminare – bisogna agire subito investendo in infrastrutture e in eccellenze, ma in house, ossia a casa nostra. In questo Summit porto la voce dell’AIxIA, dell’impegno profuso con il presidente Andrea Orlandini e con tutti i membri del direttivo, nel dialogo serrato e continuo tra ricerca accademica e Governo, al fine di contribuire ad una crescita inclusiva e responsabile dell’AI”. E sulle risorse umane interviene con forza Muhammadou M.O. Kah, ambasciatore e rappresentante permanente del Gambia presso le Nazioni Unite e le Organizzazioni internazionali a Ginevra. Diplomatico e accademico proprio nell’ambito dell’Informatica e dell’Innovazione ha esordito: “La prima infrastruttura dell’AI è il capitale umano”. Ed è per questo che l’ambasciatore Kah intende partecipare alla nuova rivoluzione tecnologica con un messaggio semplice: una Nazione piccola e una lingua parlata da un numero limitato di persone nel mondo, non possono essere cancellate dalla nuova geografia dell’AI”. Una lingua assente dai modelli rischia di essere assente dalla conoscenza computazionale.

“L’intelligenza artificiale non deve diventare un nuovo fattore di disuguaglianza tra Paesi- aggiunge ancora il vicepresidente di AIxIA Aniello Murano – come accademico credo che la ricerca italiana ed europea debba contribuire a un’AI non solo potente, ma accessibile, sostenibile, sicura e affidabile. Non lasciare indietro i Paesi più piccoli significa progettare tecnologie che possano essere realmente adottate, comprese e governate da tutti”. Intanto il Summit annuncia il secondo tema di discussione di domani, che è pieno di interrogativi: “Chi ha più potere il Governo o le Big tech?” E possono le piccole Nazioni dialogare con le Big tech? Le piccole Nazioni devono costruire, comprare o condividere l’AI? Possono tutte le piccole Nazioni unirsi per avere voce in capitolo?” Una cosa è certa dal Sud del Mondo arriva l’appello più forte: sovranità umana contro ogni monopolio. Le piccole Nazioni sono “laboratori di possibilità” per costruire un futuro sostenibile.