Tencent chiude il secondo trimestre 2026 con ricavi in crescita dell’11% a 204,8 miliardi di yuan. L’intelligenza artificiale spinge pubblicità e cloud, mentre gli investimenti in capacità di calcolo salgono del 176%. Il paradosso della trimestrale è tutto qui: l’AI sta già migliorando il business, ma per costruire quella futura Tencent deve spendere molto più velocemente di quanto crescano gli utili.

L’intelligenza artificiale ha un curioso rapporto con i bilanci delle Big Tech. Quando migliora i ricavi viene presentata come una tecnologia rivoluzionaria. Quando fa esplodere gli investimenti diventa improvvisamente “infrastruttura strategica”. Tencent, nel secondo trimestre del 2026, riesce a offrire entrambe le versioni contemporaneamente.

Il gruppo cinese ha chiuso il periodo con ricavi per 204,8 miliardi di yuan, poco più di 26 miliardi di euro, in crescita dell’11% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente e leggermente superiori alle attese del mercato. L’utile attribuibile agli azionisti si è invece fermato a circa 56 miliardi di yuan, circa 7,2 miliari di euro, appena lo 0,7% in più su base annua, mentre l’utile adjusted non-IFRS è aumentato del 9% a 68,4 miliardi di yuan.

Numeri che raccontano una Tencent ancora perfettamente capace di crescere, ma anche un gruppo entrato nella fase più costosa della corsa all’intelligenza artificiale. La voce che lo dimostra meglio non è infatti quella dei ricavi, né quella degli utili. Sono gli investimenti.

Nel trimestre il capital expenditure è salito del 176% su base annua, raggiungendo 52,8 miliardi di yuan, circa 7,8 miliardi di dollari. Significa che Tencent ha investito in un solo trimestre in infrastrutture una cifra equivalente a circa il 26% dei propri ricavi. Gran parte dell’accelerazione è legata alla necessità di aumentare la capacità computazionale necessaria per modelli, servizi cloud e nuovi prodotti AI.

Ed è proprio qui che la trimestrale diventa più interessante del classico esercizio su ricavi sopra le attese e profitti sotto le attese.

Tencent scopre che l’AI sa anche vendere pubblicità

Il dato probabilmente più importante arriva dal business pubblicitario. I ricavi dei Marketing Services sono cresciuti del 22% a 43,6 miliardi di yuan, 5,6 miliardi di euro, sostenuti anche dal miglioramento dei sistemi di raccomandazione e targeting basati sull’intelligenza artificiale.

Non è un dettaglio.

Per mesi la discussione sull’AI generativa si è concentrata soprattutto sulla capacità delle grandi piattaforme di costruire chatbot, foundation model e assistenti capaci di competere con OpenAI, Google, Anthropic e, nel caso cinese, con Alibaba, ByteDance e gli altri protagonisti dell’ecosistema locale. Ma per società come Tencent la vera partita economica potrebbe giocarsi altrove.

Un algoritmo che seleziona meglio una pubblicità, aumenta il tasso di conversione o riesce a comprendere più precisamente gli interessi di un utente può produrre valore economico molto prima di un chatbot venduto attraverso un abbonamento.

È la versione meno spettacolare dell’intelligenza artificiale, ma probabilmente una delle più redditizie.

Tencent dispone inoltre di un vantaggio difficilmente replicabile: WeChat, o Weixin sul mercato cinese, non è semplicemente un’applicazione di messaggistica, ma un ecosistema nel quale convivono comunicazione, contenuti, pagamenti, mini-program e servizi. Migliorare attraverso l’AI la capacità di collegare utenti, contenuti, servizi e inserzionisti significa quindi intervenire direttamente su una gigantesca macchina di monetizzazione già esistente.

In altre parole, Tencent non deve necessariamente inventarsi un business model per l’intelligenza artificiale. Può iniziare inserendo l’AI dentro quelli che possiede già.

Il vecchio gaming continua a fare il suo mestiere

Nel frattempo, mentre tutti parlano di modelli linguistici, agenti e GPU, il gaming continua con una certa discrezione a portare soldi in casa.

I ricavi dei videogiochi sul mercato cinese sono aumentati del 17%, mentre rimane più debole il mercato internazionale, dove i ricavi sono rimasti sostanzialmente stabili, con una flessione dello 0,8%.

Anche i servizi FinTech e Business Services sono cresciuti del 9% a 60,3 miliardi di yuan /circa 7,7 miliardi di euro). In questo segmento comincia a comparire un altro pezzo interessante della strategia AI di Tencent: la domanda di servizi cloud legati all’intelligenza artificiale.

Il quadro che emerge è quindi piuttosto diverso da quello di una società che sta semplicemente finanziando un costoso laboratorio di ricerca.

Tencent sta provando a far attraversare l’intelligenza artificiale all’intero gruppo: pubblicità, cloud, produttività, gaming, servizi consumer e infrastruttura.

Da 31,9 a 52,8 miliardi di yuan in tre mesi

Per capire la velocità dell’accelerazione basta confrontare il secondo trimestre con il primo.

Tra gennaio e marzo Tencent aveva registrato 31,9 miliardi di yuan di capital expenditure, già in aumento del 16% rispetto all’anno precedente. Nel trimestre successivo la cifra è salita a 52,8 miliardi.

In tre mesi Tencent ha quindi aumentato il CapEx di circa il 65% rispetto al trimestre precedente.

Il dato è importante anche perché permette di leggere la strategia cinese sull’intelligenza artificiale da una prospettiva diversa. La competizione non riguarda più soltanto chi possiede il modello migliore. Riguarda chi riesce ad assicurarsi abbastanza capacità computazionale per addestrarlo, distribuirlo e soprattutto servirlo a centinaia di milioni di utenti.

La GPU, o più in generale l’acceleratore AI, smette così di essere una semplice componente tecnologica e diventa una sorta di materia prima digitale.

Tencent lo aveva già anticipato nei risultati del 2025. La società aveva dichiarato di voler più che raddoppiare nel 2026 gli investimenti destinati ai nuovi prodotti AI, sostenendo che i profitti generati dai business esistenti avrebbero dovuto finanziare questa espansione.

Ora quella promessa sta diventando visibile nel bilancio.

Il vero problema dell’AI non è costruirla, ma farla rendere

Naturalmente qualcuno deve pagare il conto.

L’utile IFRS attribuibile agli azionisti è cresciuto appena dello 0,7% e la forte accelerazione degli investimenti ha esercitato pressione sulla generazione di cassa. Il free cash flow del trimestre è sceso in territorio negativo per circa 13,8 miliardi di yuan, 1,7 miliardi di euro, secondo i dati finanziari riportati dopo la trimestrale.

Non significa che Tencent abbia improvvisamente un problema di liquidità. Significa qualcosa di più interessante per chi osserva l’economia dell’intelligenza artificiale: anche una piattaforma con enormi business nei settori tradizionali deve anticipare quantità considerevoli di capitale prima di sapere esattamente quale sarà il ritorno economico dell’infrastruttura AI.

Ed è un problema che Tencent condivide con praticamente tutte le Big Tech.

La differenza è che il gruppo cinese comincia almeno a mostrare alcuni punti nei quali il ritorno dell’investimento è già misurabile. La crescita della pubblicità è il caso più evidente. Il cloud AI potrebbe diventare il secondo. Gli agenti e i servizi consumer rappresentano invece la scommessa più lunga.

Tencent sta sviluppando un portafoglio che comprende il chatbot Yuanbao, gli agenti di produttività WorkBuddy e le evoluzioni della famiglia di modelli Hunyuan, mentre sperimenta l’integrazione di capacità agentiche direttamente nell’ecosistema Weixin.

Qui la questione diventa strategica.

Tencent vuole trasformare WeChat nella porta d’ingresso dell’AI cinese

Per OpenAI il punto di partenza è stato ChatGPT. Per Google è il Search. Per Microsoft sono Windows e Office. Per Meta sono i social network.

Tencent possiede WeChat.

Questo significa che la società non deve necessariamente convincere centinaia di milioni di persone a scaricare una nuova applicazione AI. Può portare progressivamente l’intelligenza artificiale dentro un ambiente digitale che gli utenti utilizzano già per conversare, lavorare, acquistare, pagare e accedere ai servizi.

Un agente AI integrato con i mini-program di Weixin, per esempio, non sarebbe semplicemente un chatbot che risponde alle domande. Potrebbe diventare un livello di orchestrazione capace di eseguire operazioni all’interno dell’ecosistema.

Ed è probabilmente questa la prospettiva attraverso cui leggere l’enorme aumento della capacità di calcolo.

Tencent non sta spendendo 52,8 miliardi di yuan soltanto per avere un modello linguistico più intelligente. Sta costruendo l’infrastruttura necessaria per distribuire l’intelligenza artificiale attraverso una piattaforma digitale che serve oltre un miliardo di utenti.

La trimestrale Tencent racconta la seconda fase della corsa all’AI

Il secondo trimestre 2026 di Tencent offre poi un’ulteriore conferma di quell’indicazione più generale di mercato che evidenziamo da qualche tempo. Ovvero, se la prima fase della corsa all’intelligenza artificiale è stata dominata dai modelli – parametri, benchmark, finestre di contesto e classifiche che diventavano obsolete quasi prima di essere pubblicate – la seconda sta diventando molto più industriale.

Servono data center, acceleratori, reti, energia e capitali. Soprattutto serve la capacità di trasformare tutta questa infrastruttura in ricavi sufficienti a giustificarla.

Tencent sembra avere scelto una strada relativamente pragmatica: utilizzare l’AI per rendere più efficienti i business che già generano decine di miliardi e, contemporaneamente, finanziare i prodotti che potrebbero costruire quelli futuri.

È una strategia meno romantica dell’idea di creare un’intelligenza artificiale universale. Ma quando arrivano le trimestrali, anche gli algoritmi devono prima o poi incontrare excel.

E da questo punto di vista il foglio di calcolo di Tencent, almeno per ora, racconta una storia piuttosto chiara: l’intelligenza artificiale sta già aiutando il gruppo a guadagnare di più, ma per trasformarla nella prossima grande piattaforma tecnologica Tencent ha deciso di spendere ancora più velocemente.

La domanda che resterà aperta nei prossimi trimestri non sarà quindi se Tencent continuerà a investire nell’AI. Su quello, 52,8 miliardi di yuan hanno già fornito una risposta abbastanza eloquente.

La domanda sarà quanto tempo servirà prima che la crescita dei ricavi generati o migliorati dall’intelligenza artificiale cominci a correre alla stessa velocità dei computer necessari per produrla.