Anthropic avrebbe superato gli 11,5 miliardi di dollari di ricavi nel secondo trimestre del 2026, contro 787 milioni un anno prima e 4,73 miliardi nei primi tre mesi dell’anno. La società di Claude avrebbe inoltre raggiunto un risultato operativo rettificato positivo. Numeri che cambiano la prospettiva sulla possibile Ipo prevista per l’autunno e, soprattutto, sulla capacità delle aziende di frontiera dell’intelligenza artificiale di trasformare enormi investimenti in fatturato reale.
Undici miliardi e mezzo di dollari in tre mesi.
Il numero merita di essere scritto per esteso almeno una volta, perché fino a non molto tempo fa parlando di Anthropic le cifre con molti zeri riguardavano soprattutto finanziamenti, valutazioni e costi necessari per addestrare modelli sempre più grandi. Adesso cominciano a riguardare anche i ricavi.
Secondo documenti visionati da Bloomberg, la società che sviluppa Claude avrebbe registrato nel secondo trimestre del 2026 ricavi preliminari superiori a 11,5 miliardi di dollari, rispetto ai 787 milioni dello stesso periodo del 2025. Significa una crescita superiore a quattordici volte in dodici mesi.
Il confronto con l’anno precedente è impressionante. Quello con appena tre mesi fa, forse, lo è ancora di più. Nel primo trimestre del 2026 Anthropic aveva infatti registrato 4,73 miliardi di dollari di ricavi. In un trimestre il fatturato sarebbe quindi aumentato di circa il 143%.
A questi ritmi persino i grafici rischiano di avere problemi di scala e proprio per questo è necessario procedere con cautela. Non si tratta di un bilancio trimestrale ufficialmente pubblicato dalla società, ma di dati preliminari contenuti, secondo Bloomberg, nella documentazione mostrata a potenziali investitori.
La seconda informazione riportata nel citato articolo di Bloomberg è però altrettanto significativa. Nel secondo trimestre Anthropic avrebbe registrato anche un utile operativo rettificato positivo.
È un passaggio importante perché sposta leggermente la domanda che accompagna da sempre il settore dell’intelligenza artificiale generativa. Non soltanto quanto velocemente possono crescere queste aziende, ma anche quanto velocemente possono trasformare quella crescita in un’attività economicamente sostenibile.
Se i dati fossero confermati potremmo dire che per Anthropic la risposta comincia almeno a intravedersi.
La società era arrivata alla fine del 2025 con ricavi annuali intorno ai 10 miliardi di dollari. A maggio 2026 aveva comunicato di aver superato un run rate annualizzato di 47 miliardi.
Attenzione però alle unità di misura, perché nell’AI anche la contabilità sembra avere scoperto l’acceleratore. Un run rate annualizzato non equivale ai ricavi effettivamente contabilizzati durante l’intero anno. Indica semplicemente quale sarebbe il fatturato su dodici mesi mantenendo il ritmo raggiunto in quel momento.
In ogni caso, la traiettoria rimane notevole.
Claude sta diventando soprattutto un business enterprise
Dietro questa crescita non sembra esserci soltanto il successo di Claude come chatbot destinato al grande pubblico. La partita più interessante si sta giocando nelle aziende.
Anthropic ha progressivamente costruito una posizione particolarmente forte nell’utilizzo professionale dei modelli generativi, dalla programmazione allo sviluppo software fino all’integrazione delle API all’interno dei processi aziendali.
È proprio qui che la competizione con OpenAI diventa economicamente molto più importante della classica gara su quale chatbot risponda meglio a una domanda. Perché se è vero che il consumatore porta notorietà, il mondo enterprise porta contratti, volumi di utilizzo e ricavi ricorrenti. E nel mercato dell’AI la differenza non è esattamente marginale.
La programmazione è diventata uno dei terreni più importanti della battaglia. Gli strumenti basati sui modelli Claude vengono utilizzati sempre più frequentemente dagli sviluppatori e integrati nei workflow di software engineering, un settore nel quale il valore economico prodotto dall’intelligenza artificiale è relativamente semplice da misurare.
Se un modello permette a un team di sviluppo di produrre più codice, ridurre i tempi di debugging o automatizzare parti del ciclo software, il passaggio dall’esperimento al budget aziendale diventa molto più breve.
Anthropic sembra aver trovato proprio qui uno dei principali motori della propria crescita.
Il dato più interessante potrebbe non essere quello sui ricavi
Gli 11,5 miliardi attirano inevitabilmente l’attenzione, ma per capire davvero cosa sta succedendo bisogna guardare più avanti. Secondo Reuters, Anthropic starebbe prospettando ricavi compresi tra 190 e 200 miliardi di dollari nel 2028. Una previsione enorme, sulla quale potrebbe essere costruita una parte significativa della valutazione utilizzata per l’Ipo.
E qui la storia diventa decisamente più finanziaria. Una società che oggi cresce a velocità eccezionale deve convincere gli investitori che quella crescita possa continuare abbastanza a lungo da giustificare valutazioni altrettanto eccezionali.
Per le aziende di intelligenza artificiale il problema è reso ancora più complicato dalla struttura dei costi. Addestrare modelli frontier richiede GPU, servirli a milioni di utenti richiede GPU e farli lavorare per migliaia di imprese richiede ancora GPU. Poi servono data center, energia, networking, ingegneri e accordi di lungo periodo con i fornitori di infrastrutture.
L’AI ha insomma trovato un modo piuttosto sofisticato per ricordare a Silicon Valley che, prima o poi, anche il software ha bisogno di cemento.
Perché Anthropic vuole andare in Borsa
È in questo contesto che va letta la possibile Ipo di Anthropic nell’autunno del 2026.
Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, la società avrebbe già avviato incontri preliminari con potenziali investitori. CNBC ha riferito che le prime conversazioni sarebbero state ancora generali e non avrebbero incluso discussioni dettagliate sui dati finanziari o sulla valutazione.
Ma il percorso appare ormai sufficientemente concreto da trasformare ogni nuovo dato economico di Anthropic in qualcosa di più di una semplice fotografia trimestrale.
Un’Ipo permetterebbe alla società di accedere direttamente ai mercati dei capitali proprio mentre la competizione sui modelli di frontiera richiede investimenti sempre maggiori.
Il denaro servirebbe per assicurarsi capacità computazionale, acquistare o prenotare hardware avanzato, finanziare l’addestramento delle nuove generazioni di Claude e sostenere infrastrutture dedicate.
In altre parole, Anthropic potrebbe utilizzare Wall Street per finanziare la propria corsa alle GPU. Un modello di business che, espresso così, sembra meno emozionale della promessa dell’intelligenza artificiale generale. Ma decisamente più comprensibile per un investitore.
Anthropic contro OpenAI, la competizione entra nella fase finanziaria
Teniamo presente poi che la possibile quotazione avrebbe anche un significato più ampio. Anthropic potrebbe diventare una delle prime grandi società nate dalla nuova generazione dell’intelligenza artificiale a confrontarsi direttamente con il mercato pubblico. Anche OpenAI è indicata tra le aziende che potrebbero valutare un percorso verso la Borsa.
Finora la competizione tra le due società è stata raccontata principalmente attraverso benchmark, modelli, coding, agenti e capacità di ragionamento.
Ma la prossima battaglia potrebbe essere molto meno spettacolare e molto più interessante: ricavi, margini, capex, cash flow e costo dell’inferenza.
In pratica, tutte quelle cose terribilmente tradizionali che prima o poi raggiungono anche le tecnologie più rivoluzionarie.
Il vero test dell’AI non è più soltanto tecnologico
Il secondo trimestre di Anthropic suggerisce anche che il mercato dell’intelligenza artificiale sta entrando in una fase diversa. La domanda iniziale era se i modelli generativi avrebbero trovato utenti, poi è diventata se le aziende sarebbero state disposte a pagarli, ora il tema comincia a essere se i ricavi prodotti dall’AI saranno sufficientemente grandi da sostenere l’enorme infrastruttura necessaria per generarli.
Torniamo ai dati di base: Anthropic avrebbe superato gli 11,5 miliardi di dollari di fatturato trimestrale, partendo da meno di 800 milioni appena dodici mesi prima, e avrebbe contemporaneamente raggiunto un risultato operativo rettificato positivo.
Sono numeri che spiegano perché l’Ipo stia diventando plausibile. Ma suggeriscono anche che il mercato guarderà con particolare attenzione a ciò che accadrà dopo. Crescere quattordici volte è straordinario, ma continuare a crescere quando il punto di partenza sono già undici miliardi e mezzo di dollari a trimestre è tutta un’altra faccenda.
Ed è probabilmente su questo che Anthropic dovrà convincere Wall Street.