Creativity: Minds and Machines
Abbiamo inventato tecnologie per guardare sempre più lontano e per osservare ciò che, pur essendo sotto i nostri occhi, era così piccolo da non essere visibile. Abbiamo cercato di trattenere il mondo attraverso dispositivi meccanici che promettevano di registrarlo, renderlo eternamente osservabile e riproducibile.

La scienza ha utilizzato simili tecnologie per comprendere meglio il mondo. Le arti ne hanno invece intuito le potenzialità, non per rispondere a domande, ma per porne di nuove.
Se l’intelligenza artificiale è oggi oggetto di un vivace dibattito, soprattutto in merito a creatività, agency, autorialità, responsabilità, non è soltanto per la sua capacità apparentemente magica di generare contenuti. È perché ci costringe a chiederci cosa significhi essere umani.
Cosa succede quando uomo e macchina si incontrano, collaborano, competono? Dove finisce l’uomo, dove inizia la macchina? E soprattutto, che cosa ci rivela questo incontro sulla nostra idea di creatività, di intelligenza, di coscienza?
Forse la questione più interessante non riguarda la possibilità di attribuire o meno queste capacità alle macchine. Ma, piuttosto, chiederci cosa accade alle nostre definizioni quando le macchine iniziano a occupare territori che abbiamo a lungo considerato esclusivamente nostri.
La crescente diffusione e accessibilità di sistemi in grado di generare immagini, video, testi, musica, minaccia davvero la creatività umana? Oppure può offrire nuove occasioni per ripensarla e ulteriori strumenti con cui le arti possano interagire per hackerare il mondo e renderne visibili aspetti che altrimenti non avremmo saputo vedere?
Queste sono solo alcune delle domande al centro della terza conferenza annuale dell’International Center for Consciousness Studies (ICCS), “Creativity: Minds and Machines”, in programma dal 1° al 3 settembre 2026, tra Roma e Città del Vaticano, presso l’Università Roma Tre, la Pontificia Università Gregoriana e la Pontificia Accademia delle Scienze.
La conferenza avrà il patrocinio della Society for the Ethics and Politics of AI (SEPAI) e della Cattedra UNESCO in Ethics of AI and Practical Wisdom.
Il programma riunirà voci provenienti da campi diversi, riconoscendo nell’approccio interdisciplinare uno strumento necessario per confrontarsi con questioni complesse che richiedono molteplici livelli di analisi.
Tra i relatori e le relatrici: Susan Aldworth, Greg Currie, Sergio Durante, David Freedberg, Henrike Moll, Luc Steels, John Sullins, Robin Zebrowski, Liad Mudrik, Lisa Zunshine, Andrea Lavazza, Peter Mantello, Arianna Pipitone, Fabio Ciotti, Domenica Bruni, Andrea Velardi, Gino Roncaglia, Yang Kan, Robert Clowes, Vincenzo Ambriola, Massimo Chiriatti, Kinda Ibrahim, Eftychia Stamkou e Pavel Rebernik.
La conferenza si concluderà con la cerimonia di assegnazione del Premio Dennett al Campidoglio. Nicholas Humphrey, vincitore del Premio Dennett 2026, terrà la Dennett Lecture e riceverà il premio da Andy Clark, vincitore del Premio Dennett 2025.
La conferenza vuole essere uno spazio di confronto tra prospettive diverse, aperto non solo a chi studia e sviluppa queste tecnologie, ma anche a chi, attraverso la pratica artistica, le attraversa e le interroga, esplorandone possibilità e limiti.
Il programma completo è disponibile a questo link: https://hardproblem.it/posts/ICCS-Conference/the-program-of-the-creativity-minds-and-machines-conference/
L’ingresso è gratuito, ma si consiglia di riservare il proprio posto compilando il modulo disponibile qui:
Per maggiori informazioni e per seguire le attività dell’ICCS: https://hardproblem.it