Intelligenza: e se non fosse più questa la risorsa scarsa e preziosa?

Fino ad oggi imprese ed organizzazioni hanno dovuto gestire una risorsa estremamente scarsa: l’intelligenza disponibile. Intelligenza intesa come la capacità reale di leggere informazioni, comprenderle, confrontarle, trasformarle in analisi e utilizzarle per prendere decisioni. Ogni azienda ne possiede una quantità limitata, perché è limitato il numero di persone che ci lavorano e il tempo che possono dedicare.  

Ogni account manager può conoscere personalmente criticità e necessità soltanto di un numero limitato di clienti; un ingegnere può leggere un certo numero di documenti; un manager riesce a dedicare attenzione soltanto a una piccola parte di ciò che accade nella propria organizzazione.

L’Intelligenza Artificiale invece sta iniziando a modificare proprio questo presupposto. Con la sua capacità di analizzare, sintetizzare, classificare ed elaborare un enorme numero di informazioni in pochissimo tempo, l’IA ha reso questo tipo di intelligenza una risorsa moltiplicabile, altamente disponibile.

Non significa ovviamente che il ragionamento artificiale sia gratuito, infallibile e soprattutto equivalente a quello umano. Significa però che il costo marginale di molte attività cognitive sta diminuendo in maniera radicale.

Ciò implica uno spostamento del valore: la vera risorsa oggi non è più la capacità di analizzare ed elaborare ma è la capacità di formulare la domanda giusta: capire quale problema meriti davvero di essere risolto. Distinguere un segnale importante dal rumore. Interpretare il contesto. Valutare conseguenze che non sono contenute nei dati. Decidere quando le alternative sono tutte imperfette.

In altre parole, potremmo assistere a uno spostamento da problem solving a problem finding. Solitamente abbiamo premiato chi era in grado di trovare rapidamente una buona soluzione, ma in un mondo nel quale possiamo generare cento possibili soluzioni in pochi secondi, diventa molto più prezioso capire quale problema valga la pena affrontare.

È un cambiamento poco spettacolare ma probabilmente molto più profondo, perché ha un impatto diretto sulle risorse da coinvolgere in un team, sulla nuova struttura delle organizzazioni.

Ad esempio, recentemente alcuni dei protagonisti della corsa all’AI hanno iniziato ad assumere filosofi, una figura professionale che per alcuni tempi è stata marginale e che oggi sta trovando un nuovo spazio e ruolo.

Google DeepMind ne ha ormai un gruppo interno (come raccontanto dalla rivista WIRED che ne ha identificati almeno dieci), Anthropic ha affidato alla filosofa Amanda Askell un ruolo importante persino nella definizione della “costituzione” che orienta il comportamento di Claude. La stessa Askell, prima di Anthropic, aveva lavorato in OpenAI.

Non è soltanto una questione di etica. La filosofia allena a mettere in discussione le premesse, definire meglio i concetti e soprattutto riformulare continuamente il problema invece di accontentarsi della prima risposta.

La capacità di problem solving non scompare, ma diventa meno rara. Il problem finding, al contrario, potrebbe diventare una delle competenze più preziose dell’AI Economy.

Siamo davanti a un paradosso: più aumenta la nostra capacità di produrre analisi, idee, scenari e contenuti, più aumenta ciò che qualcuno deve valutare.

La vera scarsità potrebbe quindi spostarsi.

Dall’elaborazione al giudizio.
Dalla produzione alla selezione.
Dalla risposta alla domanda.
Dall’informazione al significato.

Un’azienda potrebbe avere migliaia di agenti capaci di analizzare continuamente clienti, mercati, operation e competitor e continuare comunque a prendere decisioni mediocri se nessuno ha progettato un sistema capace di trasformare quella capacità in attenzione organizzativa.

Forse la questione interessante sull’AI non è quanto lavoro riuscirà ad automatizzare ma come costruiremmo un’impresa se l’intelligenza non fosse più una delle sue risorse più scarse. Come cambierà la struttura delle nostre organizzazioni?

Da qui che nasce il tema del prossimo episodio: le aziende possiedono già una quantità enorme di intelligenza e conoscenza ma il problema è che, molto spesso, non riescono a ricordarla.

Per la chiusura lascio una domanda: se una parte della capacità cognitiva sta diventando abbondante, quali attività nella vostra azienda continuano a essere limitate semplicemente dalla scarsità di tempo delle persone? E cosa accadrebbe se quel limite scomparisse?

AI Compass 2026 – Competere nell’AI Economy

Team con superpoteri, nuove competenze e impatti organizzativi

📆29 ottobre 2026

🕙09:30 – 16:00 

📍 Ruote da Sogno, via Daniele da Torricella 29, 42122 – Reggio Emilia
 ➜ Giornata su invito  – posti limitati