Huawei ha presentato il Kirin 9050 Pro, il nuovo processore destinato al Mate XT 2, il pieghevole a tre ante che porta sul mercato cinese una nuova generazione di smartphone e, soprattutto, una risposta tecnologica alle restrizioni americane sui semiconduttori avanzati.

Il chip introduce LogicFolding, un’architettura basata sull’impilamento verticale dei circuiti e sviluppata nell’ambito della Tau Scaling Law, l’approccio annunciato da Huawei per ridurre i tempi di trasferimento dei dati all’interno dei processori. Secondo Richard Yu, il nuovo Kirin sarebbe dal 24% al 52% più veloce nelle attività comuni e fino al 142% più rapido nella grafica rispetto al Kirin 9020 del 2024. Numeri naturalmente da prendere con cautela, perché le prestazioni dichiarate dal produttore non equivalgono a benchmark indipendenti.

Huawei sta cercando di compensare lo svantaggio imposto dall’accesso limitato alle tecnologie occidentali non soltanto inseguendo i processi produttivi più avanzati, ma modificando l’architettura stessa dei chip. Se LogicFolding dovesse scalare verso acceleratori per l’intelligenza artificiale, potrebbe diventare una componente della più ampia strategia cinese per ridurre la dipendenza da Nvidia e dalle fonderie soggette alle restrizioni statunitensi.

La partita si sta infatti spostando rapidamente oltre il mercato mobile. La Malesia starebbe valutando l’impiego degli acceleratori Ascend 910C di Huawei in un progetto statale di intelligenza artificiale da circa 494 milioni di dollari. La scelta sarebbe politicamente delicata, considerando il ruolo di Nvidia, Microsoft e Oracle nello sviluppo dell’infrastruttura dei data center malesi e gli avvertimenti di Washington sull’uso dei chip Ascend.

Huawei resta tecnologicamente distante da Nvidia in termini di prestazioni assolute, ma il problema per gli Stati Uniti è un altro: le restrizioni possono rallentare l’industria cinese, non necessariamente impedirle di innovare. La strategia di Pechino sembra ormai evidente, costruire un ecosistema sufficientemente autonomo, anche se meno efficiente, e poi esportarlo nei mercati dove il costo politico della dipendenza tecnologica americana comincia a diventare superiore al vantaggio.