x402 muove 52,7 milioni di dollari, ma gli agenti AI ne generano forse soltanto il 7,5%
La notizia più interessante sull’economia degli agenti AI arriva da un posto piuttosto prosaico: la blockchain. Un’analisi pubblicata da TRM Labs il 9 settembre 2026 mette infatti in discussione una delle convinzioni più ripetute nell’industria dell’intelligenza artificiale, quella secondo cui il crescente traffico del protocollo x402 di Coinbase rappresenterebbe già una forma significativa di commercio autonomo tra agenti software. I numeri raccontano qualcosa di molto meno spettacolare. Dal maggio 2025, i facilitatori x402 conosciuti hanno processato circa 52,7 milioni di dollari attraverso 198,9 milioni di settlement su Base, Solana e Polygon. Dopo aver eliminato flussi anomali e transazioni che non sembrano rappresentare commercio reale, TRM Labs restringe il valore analizzato a 25,62 milioni di dollari e stima che soltanto tra lo 0,6% e il 7,5% possa essere attribuito ad attività effettivamente agentica.
Il dato è importante perché separa due concetti che nel marketing dell’AI vengono spesso fusi con una certa disinvoltura: pagamenti automatizzati e pagamenti effettuati da agenti autonomi. x402, lanciato da Coinbase nel maggio 2025, è tecnicamente elegante. Recupera il vecchio codice HTTP 402, “Payment Required”, e lo trasforma in un meccanismo operativo attraverso cui un client può ricevere una richiesta di pagamento, firmare un’autorizzazione e ottenere una risorsa digitale dopo il settlement. Il protocollo consente a software, API e agenti AI di pagare direttamente per dati, servizi e inferenza utilizzando stablecoin. Ma nulla, nel protocollo, certifica che dall’altra parte ci sia un agente intelligente. Uno script tradizionale può fare esattamente la stessa cosa.
È una distinzione apparentemente banale, ma economicamente enorme. Un job schedulato che chiama un’API ogni trenta secondi, un sistema di load testing che genera migliaia di richieste, un programma che ripete sempre la stessa transazione e un agente AI che decide autonomamente di acquistare un servizio possono lasciare sulla blockchain una traccia praticamente indistinguibile. La blockchain sa che qualcuno ha pagato. Non sa necessariamente perché. In altre parole, il ledger è straordinariamente bravo a certificare una transazione e molto meno bravo a certificare l’intelligenza che l’ha provocata.
TRM Labs ha quindi adottato un approccio prudenziale. Partendo dai 52,7 milioni di dollari complessivi, ha escluso i self-payment, i flussi fortemente concentrati su uno o due payer e i merchant con meno di dieci acquirenti distinti. Rimane un universo di circa 25,62 milioni di dollari che appare più compatibile con attività commerciale. A quel punto arriva il problema realmente interessante: capire quali pagamenti siano stati prodotti da agenti AI. Il modello più permissivo considera potenzialmente agentico un pagamento trasmesso da un facilitator, con importi medi inferiori a un dollaro e valori variabili; il modello più restrittivo richiede inoltre la persistenza del comportamento per più mesi e almeno una forma ulteriore di evidenza, come la registrazione pubblica dell’agente attraverso ERC-8004 oppure pagamenti verso più merchant. Il risultato è una forchetta tra lo 0,6% e il 7,5%.
La stessa TRM riconosce però il limite metodologico della propria analisi. Un agente specializzato potrebbe acquistare sempre lo stesso servizio allo stesso prezzo e comportarsi, dal punto di vista on-chain, esattamente come uno script. Se l’agente compra continuamente la stessa API per svolgere lo stesso compito, il criterio della varietà delle transazioni tende a classificarlo come automazione ordinaria. È un problema fondamentale per qualsiasi tentativo di misurare l’agentic commerce: l’autonomia è una proprietà comportamentale, non una proprietà visibile direttamente nell’hash di una transazione.
La composizione dei flussi rende il quadro ancora più interessante. Secondo TRM, nella seconda metà del 2025 una parte significativa dell’attività era collegata a mint di token speculativi e a un servizio di analisi AI; nella prima metà del 2026 il volume si è concentrato pesantemente su un singolo payment contract, mentre nella parte centrale dell’anno i servizi AI e agentic sono tornati a crescere attraverso un agent-payment router. Non siamo quindi davanti a un’economia lineare nella quale il numero di agenti cresce e il volume dei pagamenti segue automaticamente. Il mercato appare ancora estremamente concentrato, sperimentale e sensibile a pochi contratti o applicazioni.
Il 99,6%. Dei 52,68 milioni di dollari identificati da TRM, 52,47 milioni sono stati regolati in USDC. L’economia dei pagamenti tra software, almeno su x402 e nel periodo analizzato, è dunque già sostanzialmente una stablecoin economy. Questo non significa che gli agenti AI abbiano conquistato il commercio, ma significa che l’infrastruttura finanziaria scelta per un eventuale commercio autonomo sta prendendo una forma piuttosto precisa. Il dollaro tokenizzato è molto più interessante, per una macchina, di una carta di credito progettata intorno a un essere umano con nome, cognome, password dimenticata e telefonata al servizio clienti.
Coinbase non sta certamente nascondendo la propria ambizione. La società ha costruito x402 come infrastruttura per pagamenti internet-native e successivamente ha aggiunto discovery, wallet e strumenti destinati agli agenti. Nel settembre 2025 ha presentato x402 Bazaar come livello di discovery attraverso cui gli agenti possono trovare servizi, interagire con essi e pagarli automaticamente. In ottobre ha introdotto Payments MCP, collegando wallet e pagamenti x402 a sistemi come Claude, Gemini e Codex. Nel maggio 2026 Coinbase ha inoltre integrato x402 con Amazon Bedrock AgentCore Payments, aggiungendo limiti di spesa, logging e controlli enterprise.
La direzione strategica, quindi, è tutt’altro che irrilevante. Coinbase sta tentando di trasformare il pagamento da fase finale dell’esperienza digitale a funzione nativa dell’interazione software. L’agente non dovrebbe più chiedere all’utente di acquistare un abbonamento, inserire una carta o ottenere una API key. Dovrebbe scoprire un servizio, negoziare o accettare un prezzo, effettuare un micropagamento e proseguire il proprio lavoro. È un modello molto più vicino alla logica delle API che a quella dell’e-commerce tradizionale.
Il problema è che l’infrastruttura finanziaria sta correndo più velocemente dell’identità digitale. Un agente che può spendere denaro deve essere identificabile, autorizzabile e valutabile. Chi lo controlla? Qual è il suo budget? Quali servizi può utilizzare? Chi è responsabile se paga un servizio fraudolento? Come può un altro agente stabilire se la controparte è affidabile? E soprattutto, come si dimostra che quell’indirizzo blockchain rappresenta realmente un agente appartenente a una determinata organizzazione? TRM osserva che i registri on-chain degli agenti possono associare un indirizzo a un proprietario, ma la registrazione è volontaria e oggi non è utilizzata dalla maggioranza dei partecipanti.
Questo introduce una contraddizione che l’industria degli agenti tende a ignorare quando presenta l’autonomia come semplice estensione delle capacità dei modelli linguistici. Dare a un agente la possibilità di effettuare una chiamata API è relativamente facile. Dargli la possibilità di spendere denaro introduce invece un problema di governance. La differenza tra “può fare” e “può fare economicamente” è enorme. Nel primo caso abbiamo software. Nel secondo abbiamo un nuovo soggetto operativo che deve essere sottoposto a policy, controllo, reputazione, audit e responsabilità.
La scala attuale suggerisce prudenza anche sul fronte economico. TRM rileva che il numero di agenti coinvolti in x402 è stato volatile nel 2026, con un picco a metà anno e una successiva riduzione, mentre il valore mensile movimentato è rimasto nell’ordine di circa 5.000-11.000 dollari. Sono cifre minuscole rispetto alla retorica sull’imminente nascita di un’economia autonoma gestita da miliardi di agenti.
Questo non rende x402 un fallimento. Al contrario, potrebbe renderlo più interessante. Le grandi infrastrutture tecnologiche raramente iniziano con numeri spettacolari; spesso iniziano risolvendo un problema tecnico prima che esista un mercato sufficientemente grande per valorizzarlo. Il punto è non confondere l’infrastruttura con la domanda. HTTP esisteva prima dell’e-commerce di massa, ma non ogni richiesta HTTP era Amazon. Allo stesso modo, un protocollo capace di permettere a un agente di pagare un’API non dimostra che gli agenti stiano già costruendo una nuova economia.
Il dato di TRM Labs introduce quindi una correzione salutare nella narrazione sull’agentic commerce. x402 funziona, i pagamenti machine-to-machine sono tecnicamente possibili, Coinbase e AWS stanno costruendo strumenti enterprise intorno a questa possibilità e USDC sta emergendo come mezzo naturale per i micropagamenti software. Ma il volume del protocollo non può essere utilizzato come proxy del volume dell’economia degli agenti. Confondere le due cose significa prendere il traffico dell’autostrada per il PIL delle automobili che la percorrono.
La frase più importante del rapporto di TRM è probabilmente anche quella meno spettacolare: l’infrastruttura di pagamento esiste già, ma servono registrazione accurata, reputazione delle controparti e sistemi di monitoraggio progettati per milioni di transazioni di piccolo valore. L’agentic commerce, in sostanza, avrà bisogno di agentic compliance. È un passaggio decisivo. Perché quando un software comincia a spendere denaro senza chiedere permesso a un essere umano, la questione non è più soltanto quanto sia intelligente il modello. Diventa quanto sia affidabile l’organizzazione che gli ha dato una carta di credito, anche se quella carta di credito è una chiave crittografica con qualche decimale di USDC.