La fotografia della cena di Stato alla Casa Bianca tra Donald Trump e Xi Jinping, il 24 settembre 2026, racconta molto più della diplomazia formale tra Washington e Pechino. Attorno al tavolo principale sono comparsi Elon Musk, Jensen Huang, Lisa Su e Tim Cook, mentre nella sala sedevano anche Sam Altman, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Sundar Pichai e altri protagonisti della grande industria tecnologica americana. Il messaggio visivo è difficile da ignorare: quando Stati Uniti e Cina discutono di commercio, semiconduttori, materie prime e intelligenza artificiale, la Silicon Valley non è più semplicemente un settore economico. È diventata parte dell’architettura geopolitica.
Ma nella fotografia manca qualcuno. Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, non era presente alla cena. Peter Thiel, altra figura centrale nella storia politica e industriale dell’AI americana, non compare tra gli invitati riportati dalla Casa Bianca. La tentazione giornalistica è costruire immediatamente una commedia morale: da una parte il cattivo Thiel, dall’altra il buono Amodei, con Trump e Xi a fare da arbitri e Musk nel ruolo del miliardario che non ha ancora deciso quale copione recitare. La realtà è meno cinematografica e molto più interessante. Thiel e Amodei rappresentano infatti due posizioni diverse su rischio tecnologico, velocità dello sviluppo e rapporto tra Stato e industria, ma ridurli a personaggi buoni e cattivi significa perdere proprio il punto più importante.
Amodei è diventato uno dei principali sostenitori di un approccio più prudente allo sviluppo dei sistemi avanzati. Anthropic ha insistito sulla necessità di maggiore sicurezza e controllo mentre l’amministrazione Trump ha adottato una linea fortemente orientata alla leadership americana nell’intelligenza artificiale. Sam Altman, pur essendo presente alla cena, ha assunto nelle ultime settimane una posizione che comprende la richiesta di rallentare alcuni aspetti dello sviluppo e di costruire meccanismi internazionali di coordinamento. OpenAI ha inoltre proposto una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti per definire standard globali sull’AI.
Il punto interessante è che Amodei, assente dalla fotografia del 24 settembre, è comparso immediatamente dopo nel radar politico della Casa Bianca. Secondo Axios, Trump lo ha invitato a una cena privata domenica 27 settembre, pochi giorni dopo la sua assenza dal banchetto con Xi. L’incontro è stato descritto come il primo faccia a faccia tra i due e come un possibile segnale di distensione dopo mesi di rapporti difficili tra Anthropic e l’amministrazione.
Thiel, invece, non ha bisogno di una sedia alla tavola di Trump per essere dentro questa storia. La sua influenza attraversa da anni il rapporto tra tecnologia, potere politico, difesa e sicurezza nazionale americana. Nelle dichiarazioni recenti riportate dalla stampa, Thiel ha sostenuto che il crescente scetticismo americano verso l’intelligenza artificiale sia in larga misura un problema creato dagli stessi Stati Uniti, mettendo in guardia anche dalla tendenza a utilizzare la Cina come spiegazione universale delle difficoltà interne.
Il dettaglio più curioso è quindi che il presunto duello tra Thiel e Amodei non si svolge affatto nella sala da pranzo. Si svolge attorno a una questione industriale molto più concreta: quanto velocemente gli Stati Uniti devono sviluppare l’AI e quale livello di controllo politico, regolatorio e tecnico deve accompagnare questa corsa. Trump ha espresso una posizione molto netta, sostenendo che gli Stati Uniti debbano guidare il mondo nella cosiddetta superintelligenza, mentre la Casa Bianca insiste sulla necessità di proteggere la competitività americana.
La cena con Xi rende questa tensione ancora più evidente perché i posti assegnati raccontano l’economia reale dell’AI. Huang guida Nvidia, uno dei principali produttori dei chip utilizzati per addestrare e far funzionare i modelli avanzati. Lisa Su guida AMD, il principale grande concorrente americano di Nvidia nel settore dei processori acceleratori. Tim Cook rappresenta Apple, un’azienda profondamente intrecciata con la catena produttiva cinese. Musk porta con sé Tesla, SpaceX e una relazione industriale particolarmente significativa con la Cina. La stessa sera, secondo le ricostruzioni della stampa, nella sala erano presenti anche i vertici delle piattaforme e delle aziende AI che Washington considera strategiche.
C’è poi un’assenza ancora più interessante: quella dei grandi CEO cinesi. Xi ha portato a Washington alti funzionari economici e politici, ma non equivalenti della Silicon Valley cinese. Secondo Channel NewsAsia, oltre trenta esponenti del business americano erano presenti alla cena, mentre la delegazione cinese era composta prevalentemente da funzionari governativi. È una differenza che dice qualcosa sulla struttura dei due sistemi economici: negli Stati Uniti il capitale tecnologico privato è diventato un interlocutore diretto della politica estera; in Cina il rapporto tra grande impresa e potere statale rimane molto più subordinato alla struttura politica.
Per questo l’immagine di Trump e Xi circondati dai grandi nomi della tecnologia è più significativa di qualsiasi metafora sul bene e sul male. Huang, Su, Cook e Musk non sono lì perché condividono necessariamente una filosofia sull’AI. Sono lì perché rappresentano infrastrutture industriali, capitale, semiconduttori, piattaforme, fabbriche, mercati e catene di approvvigionamento senza le quali la competizione sull’intelligenza artificiale rimarrebbe una straordinaria collezione di slide PowerPoint.
La Silicon Valley, del resto, ha sempre avuto una relazione ambigua con il potere. Vuole libertà quando si parla di innovazione, protezione quando si parla di concorrenza, accesso ai mercati quando si parla di Cina e sostegno pubblico quando arriva il momento di costruire infrastrutture energetiche, semiconduttori e data center. La vecchia favola dell’imprenditore tecnologico indipendente che costruisce il futuro nel garage sopravvive soprattutto nelle presentazioni agli investitori.
Mentre la politica americana discute pubblicamente di sicurezza dell’AI, l’industria che deve materialmente costruire quella tecnologia è già seduta al centro della diplomazia internazionale. La distinzione tra tecnologia, politica industriale e sicurezza nazionale si è praticamente dissolta. Il futuro dell’AI non viene deciso soltanto nei laboratori dove si addestrano i modelli; passa dai chip di Nvidia e AMD, dalle fabbriche asiatiche, dall’energia necessaria per alimentare i data center, dalle relazioni commerciali con Pechino e, sempre più spesso, dalle sedie assegnate a una cena alla Casa Bianca.
Grazie Direttore (Massimo) per lo spunto!