44 mila persone hanno presentato un’obiezione formale affinché i propri dati sanitari non vengano trattati attraverso la Federated Data Platform, l’infrastruttura nazionale realizzata dal NHS inglese utilizzando la tecnologia di Palantir.
Il numero, rivelato dal Guardian, è significativo non soltanto per le dimensioni della protesta ma anche perchè mostra quanto rapidamente una questione apparentemente tecnica, quale piattaforma utilizzare per integrare i dati del sistema sanitario, possa trasformarsi in un problema di fiducia, governance e accettabilità sociale della tecnologia.
La FDP nasce con un obiettivo molto concreto: permettere alle organizzazioni del National Health Service di collegare e utilizzare meglio dati oggi distribuiti fra sistemi differenti, dalla programmazione degli interventi chirurgici alla gestione delle dimissioni ospedaliere.
Palantir Technologies UK fornisce la piattaforma dati ed è formalmente un data processor: secondo NHS England può trattare i dati personali esclusivamente per conto delle organizzazioni sanitarie e sulla base delle loro istruzioni scritte ma non può utilizzarli per propri scopi.
Ed è una distinzione fondamentale per ché non siamo davanti a 44.000 persone che accusano Palantir di essersi impossessata dei loro dati sanitari. Stanno dicendo qualcosa di diverso: non vogliono che i propri dati vengano trattati all’interno di un’infrastruttura tecnologica fornita da quella società.
Quando il problema diventa il fornitore
È qui che il caso britannico diventa più interessante della polemica del momento. Le obiezioni fanno esplicitamente riferimento alla perdita di fiducia nella riservatezza dei dati NHS derivante dal coinvolgimento di Palantir e sono state presentate attraverso l’articolo 21 dello UK GDPR e chiedono al servizio sanitario di interrompere il trattamento attraverso la piattaforma salvo l’esistenza di motivazioni prevalenti che consentano di proseguirlo.
Da parte sua NHS England ha fatto sapere che esaminerà le richieste secondo la normativa sulla protezione dei dati. La contestazione nei confronti dell’azienda americana nasce soprattutto dalle sue attività al di fuori della sanità britannica, principalmente i rapporti con le forze armate israeliane e con le autorità statunitensi per l’immigrazione.
Palantir respinge le critiche sul funzionamento della piattaforma sanitaria e sostiene che la FDP stia producendo risultati concreti per il NHS. L’azienda afferma inoltre che i dati dei pazienti possono essere trattati esclusivamente secondo le istruzioni del servizio sanitario e rimangono nel Regno Unito.
Il punto, quindi, almeno al momento, non è quello di stabilire se le contestazioni politiche rivolte a Palantir dimostrino un uso improprio dei dati sanitari atteso che, al momento in cui scriviamo, non abbiamo elementi per dimostrarlo, ma un altro elemento altrettanto significativo: il fatto che per decine di migliaia di cittadini la reputazione complessiva del fornitore sia diventata sufficiente per mettere in discussione la fiducia nell’intera infrastruttura.
Un contratto da 330 milioni di sterline
La questione arriva inoltre in un momento delicato. Il contratto per la Federated Data Platform vale circa 330 milioni di sterline e contiene una break clause nel febbraio 2027. Due commissioni parlamentari hanno già chiesto al governo di considerare il suo utilizzo e decine di migliaia di persone hanno sottoscritto petizioni contro il rapporto con Palantir.
Il governo guidato da Andy Burnham dovrà quindi decidere nei prossimi mesi se mantenere l’attuale rapporto contrattuale. E la decisione avrà inevitabilmente anche una dimensione politica, oltre che tecnologica: perché cambiare il fornitore di una piattaforma nazionale sulla quale stanno progressivamente convergendo processi e dati del sistema sanitario non equivale a sostituire un normale software aziendale. Ed è proprio questo uno dei problemi più interessanti sollevati dalla vicenda.
La fiducia diventa parte dell’infrastruttura
Quando governi e pubbliche amministrazioni adottano l’AI, cloud e grandi piattaforme dati tendono comprensibilmente a valutare prestazioni, sicurezza, interoperabilità, costi e conformità normativa.
Il caso Palantir suggerisce che esista un’altra variabile: la fiducia nel soggetto che fornisce la tecnologia.
Non necessariamente perché quel fornitore abbia utilizzato impropriamente i dati in questione, ma perché un’infrastruttura pubblica può funzionare pienamente soltanto se cittadini, istituzioni e operatori ritengono legittimo il modo nel quale viene gestita.
È una questione destinata a diventare sempre più importante man mano che AI e piattaforme dati entreranno in settori della società come sanità, difesa, giustizia e pubblica amministrazione.
La tecnologia può rispettare formalmente il contratto, il trattamento dei dati può rispettare le regole, l’infrastruttura può persino produrre benefici operativi, ma se viene meno la fiducia nel soggetto che la gestisce, anche quella perdita di fiducia diventa un costo tecnologico.
E, da questo punto di vista, 44.000 obiezioni formali al NHS cominciano a renderlo misurabile.