Lefebvre Giuffrè celebra all’Accademia dei Lincei i 70 anni di Giurisprudenza Costituzionale guardando all’intelligenza artificiale come strumento per rendere accessibile un patrimonio costruito nel tempo. È anche una chiave per capire una delle questioni centrali del Legal AI: quando un algoritmo entra nel diritto, la qualità del modello conta, ma conta ancora di più sapere su quali fonti sta ragionando.

70 anni sono un intervallo di tempo abbastanza lungo per misurare quanto possa cambiare il diritto. Nel 1956, quando nasceva Giurisprudenza Costituzionale, la Corte costituzionale italiana teneva la sua prima udienza pubblica e cominciava concretamente a prendere forma quella giurisprudenza che avrebbe accompagnato l’evoluzione istituzionale, politica e sociale della Repubblica.

Oggi quella stessa rivista celebra il suo settantesimo anniversario all’Accademia dei Lincei e, significativamente, una parte della riflessione sul suo futuro riguarda l’intelligenza artificiale.

Il periodico, edito da Lefebvre Giuffrè e considerato uno dei riferimenti della scienza costituzionalistica italiana, è stato celebrato il 2 ottobre con un seminario al quale hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, l’ex vicepresidente della Consulta Enzo Cheli, la presidente emerita Silvana Sciarra, il giudice costituzionale Massimo Luciani e Michela Manetti, direttrice scientifica della rivista.

È stato però Antonio Delfino, direttore Relazioni esterne e istituzionali di Lefebvre Giuffrè, a introdurre un elemento che porta la celebrazione ben oltre l’anniversario.

Secondo Delfino, strumenti digitali e algoritmi di intelligenza artificiale possono favorire nuove conoscenze e competenze facendo incontrare il patrimonio della cultura giuridica accumulato nel tempo con una nuova generazione di studiosi e professionisti. L’AI, in questa prospettiva, non sostituisce quel patrimonio: diventa uno degli strumenti attraverso i quali renderlo maggiormente accessibile, ricercabile e collegabile.

È una distinzione tutt’altro che secondaria.

Settant’anni di contenuti diventano anche un’infrastruttura

La digitalizzazione di una biblioteca giuridica e la sua trasformazione in una base di conoscenza utilizzabile da un sistema di intelligenza artificiale sono infatti due operazioni profondamente diverse.

Nel primo caso si rende disponibile un documento. Nel secondo bisogna permettere a una macchina di individuare la fonte pertinente, distinguerla da quelle meno rilevanti, comprenderne le relazioni con norme e pronunce successive e, soprattutto, consentire al professionista di verificare da dove provenga la risposta.

È qui che il patrimonio editoriale accumulato dagli editori giuridici assume un valore nuovo. Per decenni il lavoro editoriale significava selezionare, classificare, aggiornare e mettere in relazione norme, sentenze, dottrina e commenti. Nell’era dell’intelligenza artificiale quella stessa attività diventa anche una possibile infrastruttura della conoscenza per gli algoritmi.

La differenza rispetto al web aperto è sostanziale. Un Large Language Model generalista può avere assimilato enormi quantità di contenuti durante l’addestramento, ma questo non significa che, davanti a una domanda giuridica, sia necessariamente in grado di distinguere una fonte aggiornata da una superata, una sentenza autentica da una citazione secondaria o una norma vigente da una disposizione successivamente modificata.

Ed è precisamente su questo confine che negli ultimi anni si sta sviluppando il Legal AI.

Quando Giuffrè diventa la fonte dell’AI

Un esempio arriva dalla stessa Lefebvre Giuffrè. La casa editrice ha collaborato con TechVisory allo sviluppo di TextGenius, piattaforma di Knowledge e Decision Intelligence destinata a studi legali, funzioni legal e compliance, imprese e pubblica amministrazione. Lefebvre Giuffrè descrive il progetto come l’incontro fra una tecnologia capace di interpretare le informazioni e un patrimonio giuridico «strutturato e certificato».

Il punto interessante non è semplicemente che una piattaforma legale utilizzi l’intelligenza artificiale, ormai lo fanno in molti. È, piuttosto, dove quell’intelligenza artificiale va a cercare le proprie risposte.

TextGenius utilizza i contenuti certificati e aggiornati di Lefebvre Giuffrè come base documentale, evitando di affidare la costruzione della risposta allo scraping indiscriminato del web.

Ed è qui che i settant’anni di Giurisprudenza Costituzionale acquistano un significato diverso perché un archivio editoriale non rappresenta più soltanto la memoria di una disciplina. Può diventare una componente dell’architettura attraverso la quale un sistema AI accede a quella disciplina.

Nell’AI legale il problema non è soltanto avere una risposta

La questione è particolarmente importante nel diritto perché una risposta plausibile può essere più pericolosa di una risposta evidentemente sbagliata.

Un testo linguisticamente perfetto, costruito su una norma non più vigente o su una pronuncia inesistente, può apparire convincente proprio perché i modelli generativi sono diventati estremamente bravi a produrre linguaggio credibile.

Per questo, in ambito legale, la competizione non può essere misurata soltanto sulla qualità dell’LLM. Conta la provenienza dell’informazione, il suo aggiornamento, la possibilità di risalire alla fonte e che il professionista possa verificare il percorso che ha condotto alla risposta prima di utilizzarla per prendere una decisione.

In altri termini, la fonte diventa parte del prodotto AI. Ed è forse questa la connessione più interessante fra quanto detto oggi all’Accademia dei Lincei e ciò che sta accadendo nel Legal Tech con aziende come TextGenius.