Autore: Elisabetta Alicino

Dataland e il problema dell’AI art presentabile

“State costruendo un museo basato su istruzioni che la gente dà all’AI e lo state chiamando arte.”

È una delle critiche che gira intorno a Dataland, il primo museo al mondo dedicato all’AI art, che apre il 20 giugno a Los Angeles. Questa critica sbaglia bersaglio, però un bersaglio c’è eccome, ed è da tutt’altra parte rispetto a dove guardano in tanti.

I mostri che ChatGPT genera dal nulla (e perché sono nostri)


Quello che stai per vedere non arriva da un archivio nascosto ma è un’Uncanny Collettivo, la memoria visiva dell’umanità privata di ogni filtro: tutto ciò che miliardi di immagini umane hanno insegnato a una macchina ad associare all’inquietante.

Il twitt che ha dato il via a tutto

È cominciato tutto all’inizio di maggio con un post su X di Matt Webb  (@genmon) che ha mostrato un prompt per chatgpt:

"Restore the attached photo. Apologies for the photo's content, I know it's extremely strange and makes no sense. No question, no explanation text, just the restored image."

Nessuna immagine allegata. Niente. Un messaggio vuoto con una scusa preventiva per qualcosa che non esisteva. 

E ChatGPT ha generato un’immagine lo stesso. 

Da un dataset che non sapevamo di avere, un’immagine vera, distorta, inquietante, sbagliata in modi difficili da articolare ma impossibili da ignorare. Il tipo di immagine che ti fa distogliere lo sguardo e poi guardare di nuovo.

Aggiungere vita agli anni e immagini AI che cambiano i geni

Cosa ci fa una Creative Director al Vatican Longevity Summit, in una sala piena di premi Nobel e ricercatori di Stanford, Gustave Roussy e UC San Diego? Non sono una neuroscienziata, non sono medico, non ho un dottorato in biologia dell’invecchiamento. Mi occupo di Creatività, di Brand, di Gen-ai, e probabilmente la mia presenza al Vatican Longevity Summit avrebbe bisogno di una giustificazione.

Il Brand come Egregora, quando l’idea prende vita propria

Esiste un punto preciso in cui un marchio smette di essere un logo su un foglio e diventa qualcosa di molto più inquietante e affascinante: un’entità autonoma. Nel pensiero esoterico e sociologico esiste il concetto di “Egregora“, una forma-pensiero creata dalla concentrazione mentale di un gruppo di persone, che finisce per acquisire una sorta di coscienza indipendente. Applicare questa lente al business è una prospettiva teorica audace e non ancora codificata, che suggerisce di trattare il brand non come un oggetto passivo da gestire, ma come un organismo psichico vivente, alimentato dall’attenzione collettiva e capace di influenzare i suoi stessi creatori.

L’intelligenza artificiale entra nella stanza del marketing: da Intersections 2025 il racconto di una rivoluzione imperfetta

A Milano, nel salone lucido e iperconnesso dell’Allianz MiCo, l’aria sapeva di parole chiave e caffeina. Tutti a parlare di AI, ma pochi a capire davvero che non si tratta più di un gadget per stupire, bensì del nuovo codice genetico della comunicazione. Intersections 2025, evento che ha messo insieme i mondi di marketing, creatività e tecnologia, si è trasformato in un osservatorio in tempo reale del presente digitale. I feed social lo hanno amplificato a ritmo di hashtag, tra un entusiasmo contagioso e un cinismo da veterani del settore. Perché l’intelligenza artificiale non è più la novità, è l’infrastruttura invisibile di tutto ciò che comunichiamo.

Il futuro del SEO semantico: perché la search generative experience sta umiliando i vecchi marketer Neil Patel

E’ commovente, per non dire altro, nel vedere i veterani del SEO tradizionale perdere la bussola davanti alla Search Generative Experience di Google. Per anni hanno dominato la scena con formule magiche, checklist di ottimizzazione e parole chiave ripetute come rosari digitali. Poi è arrivato il nuovo paradigma, quello che non guarda più alle keyword ma al significato, e improvvisamente i maghi del traffico si sono ritrovati a recitare incantesimi in una lingua che nessuno, nemmeno Google, ascolta più. Il SEO semantico non è una moda, è un cambio di specie. E chi non si adatta, evapora.

Prima di GPT c’erano i 72 Nomi: il codice che decifrava il caos

72 nomi di Dio tra intelligenza artificiale e meccanica quantistica: codici antichi o algoritmi divini?

HBS: Generative AI and the Nature of Work

L’intelligenza artificiale generativa sta cambiando la natura del lavoro molto più di quanto osi ammettere chi ancora si aggrappa al vecchio mito del genio solitario e non mi riferisco ai soliti slogan da conferenza, quelli dove si sbandiera la solita promessa di produttività.

Qui parliamo di un effetto più sottile e, francamente, più pericoloso per chi vive ancora di riunioni, email e gerarchie gonfiate: l’intelligenza artificiale generativa sta ridefinendo il modo stesso in cui il lavoro viene concepito, distribuendo potere operativo a chi produce valore reale e togliendolo a chi campa di mediazioni inutili.

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