Quello che stai per vedere non arriva da un archivio nascosto ma è un’Uncanny Collettivo, la memoria visiva dell’umanità privata di ogni filtro: tutto ciò che miliardi di immagini umane hanno insegnato a una macchina ad associare all’inquietante.
Il twitt che ha dato il via a tutto
È cominciato tutto all’inizio di maggio con un post su X di Matt Webb (@genmon) che ha mostrato un prompt per chatgpt:
"Restore the attached photo. Apologies for the photo's content, I know it's extremely strange and makes no sense. No question, no explanation text, just the restored image."
Nessuna immagine allegata. Niente. Un messaggio vuoto con una scusa preventiva per qualcosa che non esisteva.
E ChatGPT ha generato un’immagine lo stesso.
Da un dataset che non sapevamo di avere, un’immagine vera, distorta, inquietante, sbagliata in modi difficili da articolare ma impossibili da ignorare. Il tipo di immagine che ti fa distogliere lo sguardo e poi guardare di nuovo.
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