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La coscienza quantistica è davvero capace di piegare la realtà fisica? provocazioni tra fisica e filosofia

Un caffè al Bar dei Daini

È quasi irresistibile l’idea che la coscienza possa avere un ruolo attivo nel determinare la realtà, soprattutto quando si parla di meccanica quantistica, quella teoria che da più di un secolo sbriciola certezze e mette in crisi la nostra visione del mondo. Il punto più controverso rimane il cosiddetto problema della misura: un sistema quantico può esistere in una sovrapposizione di stati, una specie di limbo statistico, fino a quando non viene misurato. L’atto stesso della misura sembra far collassare la funzione d’onda, trasformando una nuvola di possibilità in un fatto concreto. A quel punto, la domanda velenosa che torna ciclicamente è questa: chi o cosa compie davvero il collasso? Un detector, un apparato, un algoritmo, oppure l’osservatore cosciente con la sua mente che interpreta i dati?

IBM e HSBC rivoluzionano il trading obbligazionario con il primo esperimento quantistico su dati reali

Un passo da gigante nel mondo della finanza quantistica: IBM e HSBC hanno annunciato il successo del primo esperimento di trading abilitato al quantum su dati reali di obbligazioni societarie europee. Questa innovazione promette di trasformare radicalmente il modo in cui i mercati finanziari operano, offrendo previsioni significativamente migliori e un’efficienza senza precedenti.

Quantum computing vicino alla realtà ma le aziende non sono pronte

Per decenni il quantum computing è stato la barzelletta preferita nei corridoi dei laboratori di ricerca e dei boardroom finanziati a debito. Sempre cinque anni nel futuro, sempre un miraggio, un eterno “sta arrivando” che non arrivava mai. Oggi però l’aria è cambiata. Non sono più solo paper accademici e PowerPoint per investitori annoiati.

Microsoft ha creato un nuovo stato della materia, Google ha fatto girare un algoritmo in cinque minuti che avrebbe richiesto all’universo più tempo di quello che gli serve per invecchiare, IBM promette un computer quantistico fault tolerant entro il 2029. Questa non è più fantascienza, è un conto alla rovescia che pochi stanno ascoltando.

Quantum Source e la promessa pericolosa del calcolo quantistico fotonico

L’industria del calcolo quantistico è affamata di un cambio di paradigma e ogni annuncio che odora di concretezza genera più euforia di una trimestrale di Wall Street ben truccata. Quantum Source ha presentato Origin, il suo blocco fondamentale per computer quantistici fotonici, promettendo ciò che fino a ieri era materiale da keynote visionari: milioni di qubit, fault tolerance e nessuna criogenia ingombrante. In altre parole, il sogno di chi non vuole più sentire parlare di frigoriferi a diluizione che consumano energia come un data center e occupano spazio quanto una stanza blindata.

Il computer quantistico di Google ha creato una nuova fase della materia: ecco cosa significa per il futuro della tecnologia

Nel settembre 2025, un team internazionale di ricercatori provenienti dalla Technical University of Munich (TUM), Princeton University e Google Quantum AI ha annunciato una scoperta rivoluzionaria nel campo della fisica quantistica. Utilizzando il processore quantistico a 58 qubit “Willow” di Google, sono riusciti a creare e osservare per la prima volta una fase della materia precedentemente solo teorizzata: uno stato ordinato topologicamente di tipo Floquet.

Elettroni in Grafene: scoperta la superfluidità quantistica che rivoluziona la tecnologia

La scoperta che gli elettroni nel grafene possano comportarsi come un fluido perfettamente viscoso, privo di attrito, rappresenta una svolta fondamentale nella fisica quantistica. Questo fenomeno, noto come “flusso idrodinamico quantistico”, è stato osservato in condizioni controllate in cui le interazioni tra gli elettroni dominano il comportamento del materiale. In particolare, è stato evidenziato che la viscosità elettronica può essere misurata attraverso la resistenza non locale negativa, un segno distintivo del flusso idrodinamico.

Il grafene, un materiale bidimensionale costituito da un singolo strato di atomi di carbonio disposti in un reticolo esagonale, ha dimostrato di essere un ambiente ideale per osservare questi effetti. La sua struttura unica consente agli elettroni di muoversi con una mobilità eccezionale, e in condizioni particolari, come temperature intermedie e campioni di alta qualità, si è potuto osservare il comportamento idrodinamico degli elettroni.

La crittografia che ride del futuro… e del suo passato

È irresistibile guardare l’attuale crittografia classica come il palazzo dei sogni di un illusionista che tiene in equilibrio tutto sull’improbabile: problemi matematici “hard” che, si spera, nessun computer neanche quelli quantistici riuscirà a risolvere. Ma i computer quantistici non sono la prossima rivoluzione: sono il terremoto che sta già fratturando fondamenta che pensavamo di aver solidificato per sempre. Oggi c’è un nuovo twist: una prova matematica che promette sicurezza non grazie alla difficoltà, ma grazie alle regole stesse del mondo quantistico.

La fallacia di congiunzione non è un errore ma una finestra sulla creatività umana

La fallacia di congiunzione è stata per decenni il poster child dei nostri presunti limiti cognitivi. Tutto parte dal celebre esperimento di Amos Tversky e Daniel Kahneman che ci presenta Linda, 31 anni, laureata in filosofia, attiva socialmente e preoccupata per la discriminazione. La domanda è semplice: è più probabile che Linda sia una cassiera di banca oppure una cassiera di banca e attiva nei movimenti femministi? La probabilità congiunta, in termini matematici, non può mai essere maggiore della probabilità semplice. La logica classica impone che l’opzione uno sia sempre più probabile dell’opzione due. Eppure la maggior parte delle persone sceglie la seconda. Da qui il verdetto accademico: l’essere umano è irrazionale, vittima di bias cognitivi che lo portano a violare sistematicamente le regole della probabilità.

AI accelera Q-Day: quando Q-Day non sarà più fantascienza ma emergenza reale

Q-Day è il nome che la comunità della sicurezza informatica usa per indicare il giorno in cui un computer quantistico abbastanza potente riuscirà a spezzare la crittografia oggi alla base di Internet, banche, blockchain e comunicazioni digitali. Non è un termine accademico, ma un’etichetta evocativa: come il “D-Day” dello sbarco in Normandia, segna un punto di non ritorno.

La crittografia più diffusa, come RSA e le curve ellittiche (ECC), funziona bene perché gli algoritmi classici non sono in grado di fattorizzare grandi numeri o risolvere certi problemi matematici in tempi utili. Ma i computer quantistici, grazie all’algoritmo di Shor, potranno un giorno farlo in tempi rapidissimi. Quando quel giorno arriverà, chiunque abbia accesso a un computer quantistico di scala sufficiente potrà decifrare messaggi cifrati, violare chiavi private e compromettere firme digitali.

Quantum computing, cani e la comicità della crittografia moderna

Quantum computing promette rivoluzioni, ma ogni tanto ci ricorda che l’innovazione è più lenta delle nostre fantasie. La rubrica Feedback di New Scientist, con la sua ironia tipica, ha segnalato una notizia tanto surreale quanto illuminante: un cane neozelandese addestrato avrebbe “superato” i computer quantistici. Non serve correre a registrare brevetti canini. Nessun Labrador sta davvero calcolando algoritmi, ma l’aneddoto, nato da un preprint di crittografi, mette a nudo la discrepanza tra hype e realtà concreta nel mondo dei computer quantistici.

Peter Gutmann dell’Università di Auckland e Stephan Neuhaus della Zurich University of Applied Sciences hanno pubblicato un lavoro sull’ePrint Archive di crittologia. L’obiettivo era evidenziare quanto sia ancora arduo per i computer quantistici fattorizzare numeri giganteschi, la base di molti sistemi di crittografia moderni come RSA. Il messaggio tecnico è chiaro: nonostante decenni di ricerca, la fattorizzazione rapida su larga scala rimane un miraggio.

CURBy

Nel giugno 2025, il National Institute of Standards and Technology (NIST) ha presentato al pubblico il Colorado University Randomness Beacon (CURBy), un generatore di numeri casuali che sfrutta i principi della meccanica quantistica per produrre sequenze di numeri veramente casuali. Questa innovazione rappresenta un passo significativo verso la creazione di sistemi digitali più sicuri e trasparenti, fondamentali in un’epoca in cui la fiducia digitale è messa alla prova da attacchi sempre più sofisticati.

CURBy si basa su esperimenti di entanglement quantistico, noti come test di Bell, per generare numeri casuali. Questi esperimenti dimostrano che le particelle possono essere correlate in modo tale che lo stato di una influenzi istantaneamente l’altro, indipendentemente dalla distanza che le separa. Utilizzando questa proprietà, CURBy produce sequenze di numeri che sono intrinsecamente imprevedibili e non possono essere riprodotte da algoritmi deterministici.

Tecnologia quantistica: dalla fisica teorica alla rivoluzione industriale che non perdona i ritardatari

La tecnologia quantistica non è più un’espressione esoterica confinata ai paper accademici scritti da fisici insonni che giocano con le equazioni di Schrödinger alle tre del mattino. È già qui, e non sta bussando educatamente alla porta dell’industria, l’ha sfondato con una violenza elegante, tipica delle rivoluzioni che non chiedono permesso. Parlare oggi di quantum computing, di crittografia post-quantistica e di superconduttori non è esercizio di futurologia. È il terreno scivoloso sul quale si gioca la prossima decade di competitività globale. Chi crede che si tratti solo di una moda scientifica farà la fine delle aziende che nel 1999 deridevano internet definendolo “una bolla per nerd”.

La regola quantistica di Thomas Bayes: il teorema che sfida la realtà

Nel 1763, Thomas Bayes propose un metodo per aggiornare le probabilità alla luce di nuove evidenze, un concetto che ha plasmato la statistica moderna. Ora, nel 2025, un gruppo internazionale di fisici ha esteso questa regola al dominio quantistico, creando una versione che tiene conto delle peculiarità della meccanica quantistica, come la sovrapposizione degli stati e l’influenza della misurazione sul sistema. Questa innovazione offre un nuovo strumento per affrontare le sfide dell’inferenza probabilistica in un mondo dove le certezze classiche si dissolvono.

Sys-Sage: il ponte tedesco tra supercomputer e computer quantistici che promette di rivoluzionare la ricerca

La sfida più affascinante del computing moderno non è costruire computer sempre più veloci, ma far convivere due mondi che fino a ieri sembravano incompatibili. I supercomputer classici dominano il calcolo numerico su larga scala, mentre i computer quantistici promettono capacità impensabili, ma su architetture radicalmente diverse. Per anni questa divisione ha rallentato l’adozione pratica della tecnologia quantistica. Oggi un team tedesco, guidato dalla Technical University of Munich (TUM) e dal Leibniz Supercomputing Centre (LRZ), propone una soluzione che potrebbe cambiare le regole del gioco: Sys-Sage, un software ibrido progettato per integrare senza attriti il calcolo quantistico nei flussi di lavoro degli HPC.

Scoperta di uno stato quantistico “intermedio” che sfida la fisica classica

L’Università del Michigan ha recentemente svelato uno stato quantistico inaspettato, una sorta di “zona grigia” tra la certezza classica e l’ambiguità quantistica, che sfida le convenzioni della meccanica quantistica e promette di rivoluzionare la tecnologia del futuro.

Guidato dal teorico Kai Sun, il team ha scoperto che gli stati quantistici semi-localizzati, un tempo considerati rari e difficili da ottenere, possono manifestarsi naturalmente e in modo stabile in sistemi multidimensionali. Questi stati, noti come modalità “skin” con decadimento algebrico, offrono nuove opportunità per manipolare la luce e le particelle quantistiche in modi precedentemente impensabili. La chiave della scoperta risiede nel passaggio da sistemi unidimensionali a quelli bidimensionali e multidimensionali, dove questi stati seguono la legge di potenza e sono particolarmente sensibili alla geometria del materiale. Questa robustezza naturale apre nuove prospettive per le tecnologie quantistiche, dai quantum bit alle comunicazioni, offrendo un percorso più affidabile per lo sviluppo di dispositivi quantistici pratici.

D-Wave lancia l’arma quantistica per l’intelligenza artificiale: pytoch incontra i qubit

C’è chi parla di intelligenza artificiale e chi parla di computer quantistici come di due rivoluzioni separate, destinate a strade parallele. D-Wave Quantum ha deciso di metterle sullo stesso binario e accelerare. Ad agosto l’azienda ha rilasciato un toolkit Quantum AI open-source che si integra direttamente con PyTorch, il framework dominante per machine learning. Il messaggio è chiaro: non serve essere fisici teorici per esplorare il potere dei qubit, basta avere competenze di data science. Ma non pensiate che la sfida sia facile: IBM e Google sono già in corsa con i loro sistemi quantistici universali, pronti a conquistare ogni fetta di mercato.

Scoperto il magnetismo nascosto degli atomi: la fisica quantistica che potrebbe rivoluzionare computer e materiali

Ci sono scoperte che sembrano più pagine di fantascienza che risultati scientifici. All’Università Tecnica di Delft, un team guidato dal professor Sander Otte ha osservato in tempo reale il nucleo magnetico di un singolo atomo che cambia stato, un fenomeno mai visto prima. Non è un esperimento di laboratorio ordinario: usando un microscopio a scansione a effetto tunnel (STM), i ricercatori hanno letto il spin nucleare attraverso gli elettroni dell’atomo, svelando un comportamento che fino a ieri era confinato alla teoria. La stabilità sorprendentemente lunga del nucleo, rimasto coerente per diversi secondi, apre possibilità incredibili per il controllo della magnetizzazione a livello atomico.

IBM e AMD svelano il supercomputer quantistico: la fine dei limiti del calcolo o solo l’ennesimo hype da Wall Street?

IBM e AMD hanno appena fatto outing: vogliono inventarsi la supercazzola definitiva del computing e l’hanno chiamata “quantum-centric supercomputing”. Dietro l’etichetta scintillante, l’idea è semplice e devastante: unire i computer quantistici con l’infrastruttura di calcolo classica ad alte prestazioni, CPU e GPU inclusi, in un ibrido che promette di stracciare i limiti del silicio tradizionale. Il CEO di IBM, Arvind Krishna, l’ha messa giù con un understatement degno di un diplomatico, parlando di un “powerful hybrid model”. Tradotto: non basta più avere il computer più veloce del mondo, bisogna riscrivere l’architettura stessa del calcolo.

Wall Street ha applaudito con il riflesso pavloviano dei trader: +1,4% IBM, +1,6% AMD nella stessa giornata. Nulla rispetto al +37% che AMD ha già messo a segno quest’anno, ma il segnale è chiaro. I chipmaker e i dinosauri del mainframe stanno smettendo di guardarsi in cagnesco e iniziano a formare alleanze che odorano di geopolitica digitale. Non è un matrimonio di amore, è un matrimonio di necessità. La corsa al quantum non si vince da soli, e ogni mese che passa rende più evidente che la supremazia in questo campo non è solo scientifica, è militare, economica e culturale.

Quantum Device: il Santo Graal della misura elettrica

C’è un paradosso che ha accompagnato la scienza per decenni. Abbiamo costruito smartphone che sostituiscono dieci strumenti da ufficio, automobili che aggiornano il software mentre dormiamo e satelliti che fotografano la nostra coscienza dall’alto, ma per definire le unità elettriche ci siamo aggrappati a un rituale quasi liturgico fatto di più dispositivi, laboratori separati e una processione di scienziati che si passavano risultati come reliquie medievali. Ora, all’improvviso, appare un singolo quantum device capace di definire simultaneamente ampere, ohm e volt. Una rivoluzione silenziosa che trasforma la misurazione in un atto quasi filosofico, mentre a NIST si compie quella che molti chiamano senza pudore “la pietra filosofale della quantum metrology”.

La vecchia scuola, tanto celebrata quanto inefficiente, si basava sulla separazione. Per misurare corrente serviva un apparato, per resistenza un altro, per tensione un terzo. Gli stessi scienziati sapevano che era un gioco di prestigio costoso e lento, con un margine d’errore che puzzava di compromesso. I laboratori dovevano coordinarsi come un’orchestra che suona in stanze separate, sperando che il direttore d’orchestra fosse onnisciente. E mentre l’industria globale si spostava verso standard di precisione maniacale, il cuore delle unità elettriche rimaneva un patchwork di strumenti scollegati.

Quanet DARPA Quantum Networking: l’ultimo asso nella manica del Pentagono

Il teaser finale: immaginate di leggere “quantum networking” e pensare “bella roba, ma dove lo metto nel mio cavo ethernet?”. Bene, benvenuti nel QuANET di DARPA, la scommessa militare con più stile di un thriller finanziario sul futuro delle reti. QuANET darpa quantum networking è la speranza che le avanzate tecnologie quantistiche non restino relegate ai lab, isolate come aristocratici al gala delle innovazioni.

Appena dieci mesi dopo il lancio del programma—iniziato nel marzo 2024—si è tenuto un hackathon inter-team che ha realizzato il primo network effettivamente quantistico-aumentato: messaggi trasmessi su collegamenti sia classici sia quantistici, senza interruzioni (DARPAQuantum Computing Report).

Controllo quantistico a temperatura ambiente con nanoparticelle levitate: la svolta di ETH zurich

La fisica quantistica ha appena ricevuto un colpo di scena degno di nota grazie ai ricercatori di ETH Zurich, che hanno sollevato una torre di tre sfere di vetro nanoscopiche con pinzette ottiche, annullando quasi tutte le vibrazioni classiche. Raggiungere il 92% di purezza quantistica a temperatura ambiente suona quasi come magia, soprattutto quando normalmente servirebbero temperature prossime allo zero assoluto. Il significato pratico di questo risultato? Sensori quantistici estremamente sensibili e più economici, senza la necessità di infrastrutture criogeniche da milioni.

Quantum leap: IBM e Google prevedono computer quantistici scalabili entro il decennio

Il concetto di computer quantistico, una volta relegato al regno della teoria e degli esperimenti di laboratorio, sta rapidamente uscendo dall’ombra. I progressi tecnici recenti e le roadmap aggiornate di giganti del settore come IBM e Google indicano che macchine capaci di superare i supercomputer più avanzati di oggi potrebbero essere realtà prima del 2030. Non si tratta più di pura speculazione accademica: stiamo assistendo a una corsa tecnologica con implicazioni economiche, strategiche e industriali di portata mondiale.

Nel giugno del 2025, IBM ha svelato una roadmap aggiornata che affronta alcune delle sfide ingegneristiche più ostiche del campo. La strategia delineata punta a costruire architetture scalabili in grado di superare gli ostacoli dell’errore quantistico, della stabilità dei qubit e dell’interconnessione dei sistemi. Jay Gambetta, responsabile della ricerca quantistica di IBM, non ha nascosto l’entusiasmo: “Non sembra più un sogno. Sento davvero che abbiamo decifrato il codice”. Una dichiarazione che, se letta tra le righe, rivela quanto la trasformazione della promessa in realtà stia accelerando.

Quantum computing incontra l’AI per sconfiggere il cancro

La scoperta di nuovi farmaci è una maratona in cui il traguardo sembra spostarsi ogni volta che lo si intravede. Il paradosso è che trovare un singolo farmaco può richiedere lo screening di un milione di composti, con costi che sfiorano l’assurdo e tempi che superano i decenni. È in questo scenario che al convegno autunnale 2025 dell’American Chemical Society è andato in scena un piccolo terremoto culturale e scientifico. Christoph Gorgulla, ricercatore del St. Jude Children’s Research Hospital, ha mostrato risultati che fanno pensare a un futuro in cui la chimica computazionale, l’intelligenza artificiale e il calcolo quantistico non sono più suggestioni da laboratorio di fisica teorica, ma strumenti chirurgici per abbattere il muro dell’inefficienza nella ricerca farmaceutica. Il bersaglio è uno dei geni più famigerati e apparentemente indistruttibili dell’oncologia: KRas. Chiunque lavori nel settore sa che KRas è il “boss finale” delle mutazioni oncogene, quello che per decenni ha resistito a qualsiasi approccio terapeutico serio.

Quantum battery e il ribaltamento dell’entanglement: la provocazione che potrebbe cambiare la fisica e il business

Chi pensava che l’entanglement fosse una condanna irreversibile, un gioco di dadi cosmici senza possibilità di replay, dovrà aggiornare i propri dogmi. Einstein lo liquidava con un elegante disprezzo come “spooky action at a distance”, i manuali universitari lo spiegano con la rassegnazione di chi sa che non lo capirà mai fino in fondo, eppure adesso qualcuno ha trovato il modo di ribaltare il tavolo. Non basta osservare due particelle intrecciate danzare fuori da ogni logica classica, ora la fisica suggerisce che quell’intreccio può essere non solo consumato ma anche ricaricato, come se fosse un banale account cloud. E qui entra in scena il concetto più ironicamente capitalista mai introdotto nel mondo quantistico: la quantum battery. Non un accumulatore di elettroni, ma un deposito di correlazioni invisibili, di pura informazione quantistica che, a quanto pare, può essere immagazzinata, richiamata e perfino invertita.

Quantum machine learning e gaussian processes: la lezione di Los Alamos sulle reti neurali quantistiche

Quantum computing è come un ospite non invitato che arriva a una festa di intelligenza artificiale vestito in modo totalmente diverso, e a un certo punto tutti si rendono conto che ha capito meglio il tema della serata. Per anni gli scienziati hanno cercato di travestirlo con i vecchi abiti della machine learning classica, forzando le architetture dei neurali convenzionali dentro circuiti quantistici. Il risultato? Barren plateaus, deserti matematici dove gli algoritmi si arenavano senza speranza. È un po’ come provare a far correre una Ferrari su sabbia: il motore ruggisce, ma non ci si muove di un millimetro.

Google Research Quantum Computing: la rivoluzione silenziosa del chip più freddo dell’universo

Quando senti parlare di “quantum” nel mondo pop, immagini spesso cose astratte, fantasmagoriche o confusamente complicate. La verità è che la meccanica quantistica non è solo un concetto filosofico da film di fantascienza, ma uno strumento concreto, tangibile, in grado di risolvere problemi che i supercomputer tradizionali possono solo sognare. Nel 2019, un esperimento apparentemente magico ha dimostrato che un algoritmo quantistico eseguito in soli 200 secondi su un prototipo ha fatto ciò che al più potente supercomputer mondiale avrebbe richiesto diecimila anni. Per dare un’idea: diecimila anni. È come se un antichissimo bibliotecario avesse cercato di battere un’IA che legge l’intera biblioteca di Alessandria in meno di cinque minuti.

Quantum Computing e la sfida strategica nell’era della rivoluzione quantistica

Un CEO o un CTO con qualche anno sulle spalle sa bene che la parola “rivoluzione” va presa con le pinze. Però, quando parliamo di tecnologie quantistiche, il discorso cambia, e di molto. Non stiamo semplicemente parlando di un upgrade hardware o di un nuovo software, ma di un salto di paradigma che rischia di stravolgere tutto ciò che oggi chiamiamo “standard” nei servizi finanziari, dalla sicurezza alle operazioni di trading, fino all’ottimizzazione del rischio. Ecco, la parola chiave qui è “quantum computing” (calcolo quantistico), accompagnata da un trio di alleati formidabili: quantum sensing, quantum security e, inevitabilmente, una crescente minaccia quantistica che fa tremare i polsi ai responsabili IT.

Per i CTO lungimiranti, la sfida non è più se abbracciare o meno il quantum, ma come tradurre questa rivoluzione in una strategia aziendale concreta. Non basta fare i pionieri per moda. Il vero vantaggio competitivo si conquista identificando gli use case che portano valore reale, senza perdersi nel marasma di hype e promesse vaghe.

La grande illusione della sicurezza digitale e la corsa europea alla Post-Quantum cryptography

“Il modo più sicuro per perdere una guerra è fingere che non sia ancora cominciata.” Questa frase, attribuita a un anonimo stratega militare europeo, calza perfettamente a ciò che sta accadendo oggi nel cuore della sicurezza informatica continentale. Chi si illude che il dibattito sulla post-quantum cryptography sia un argomento da accademici con troppe pubblicazioni e pochi problemi reali non ha compreso che la minaccia non è futura, ma già scritta nelle memorie dei data center. “Store now, decrypt later” non è un gioco di parole, è il nuovo “carica e spara” dell’intelligence globale. La differenza è che oggi i colpi sono pacchetti crittografati, destinati a esplodere fra dieci o quindici anni, quando qualcuno avrà la capacità computazionale per decifrarli.

QpiAI e la corsa indiana al primato quantistico che potrebbe ridisegnare l’egemonia tecnologica globale

Parliamo chiaro. Chi immaginava che la rivoluzione quantistica sarebbe partita da Bengaluru probabilmente non ha mai creduto alla Silicon Valley indiana. Eppure QpiAI, una startup che fino a cinque anni fa era solo un nome tra tanti nel labirinto delle deep tech emergenti, ora raccoglie 32 milioni di dollari con il benestare dello stesso governo indiano. Non è un’operazione da venture capital qualsiasi, è la mossa strategica di una nazione che ha capito che il futuro si gioca su qubit e intelligenza artificiale, non su banali app di food delivery. La National Quantum Mission, 750 milioni di dollari di budget e ambizioni degne di un manifesto geopolitico, non punta a qualche prototipo da conferenza accademica. Vuole 1.000 qubit fisici in otto anni, satelliti per comunicazioni quantistiche, reti multi-nodo e persino nuovi materiali topologici. Quando un Paese parla apertamente di magnetometri e superconduttori proprietari, non è solo ricerca, è un messaggio in codice a Washington e Pechino.

La quieta sovranità quantistica Europea non basterà a vincere la guerra dei bit

Quando l’Europa dice di voler diventare leader mondiale nel quantum entro il 2030, non sta facendo una promessa, sta tentando un esorcismo. Il linguaggio ufficiale è pieno di buone intenzioni: infrastrutture condivise, investimenti coordinati, sovranità tecnologica, collaborazione pubblico-privato, convergenza dual-use con lo spazio. Ma sotto la superficie elegante del comunicato strategico, si nasconde una tensione molto più profonda: l’Europa ha finalmente capito che la rivoluzione quantistica non è solo una questione di scienza, ma di potere.

Il quantum non è una tecnologia: è una frattura epistemologica. È ciò che trasforma il concetto stesso di informazione, spostandolo dal determinismo binario alla probabilità entangled. E come ogni cambiamento radicale nella logica computazionale, ridefinisce l’equilibrio geopolitico tra chi crea i paradigmi e chi li subisce. L’Europa è storicamente abile a teorizzare le rivoluzioni altrui. Ma stavolta ha deciso di intervenire, almeno sulla carta.

Quando anche i raggi cosmici sabotano il futuro quantistico

La scena è questa: mentre gli ingegneri del mondo sognano computer quantistici infallibili e Google gioca con Sycamore come se fosse il prototipo di un oracolo digitale, un gruppo di scienziati cinesi scopre che l’universo – letteralmente – sta sabotando l’intero sogno. Non metaforicamente: raggi cosmici, particelle subatomiche, muoni e gamma burst. Tutti intenti, là fuori, a scombinare le carte dentro i chip quantistici.

IBM Quantum Starling 

Quando l’algoritmo sbaglia solo una volta: IBM, Bitcoin e il ritorno dell’apocalisse quantistica

Chi ha paura del lupo quantico? Da anni lo si evoca, lo si esorcizza, lo si minimizza: quel giorno in cui un computer quantistico farà girare l’algoritmo di Shor nel tempo necessario per schiacciare una noce. Eppure, proprio ora, mentre Michael Saylor si scrolla di dosso l’ansia a favore di telecamere, IBM ha annunciato qualcosa che rischia di accelerare il conto alla rovescia verso l’inquietudine digitale definitiva: Quantum Starling, il primo computer quantistico fault-tolerant destinato al mondo reale. Scadenza: 2029.

Facciamo chiarezza. I computer quantistici attuali sono sì capaci di produrre risultati strabilianti… ma con un tasso d’errore da sbronza universitaria. Ogni calcolo è un lancio di dadi, e quando le operazioni necessarie arrivano a milioni, servono miliardi di correzioni al volo. Ecco perché parlare di “quantum advantage” – cioè un vantaggio effettivo rispetto ai supercomputer classici – è stato, finora, un gioco di prestigio teorico.

Quantistica cinese con le toppe: la fragile invincibilità del satellite Micius

C’era una volta l’inviolabilità. O meglio: l’illusione di essa. In un mondo sempre più dominato dalla paranoia della cybersicurezza e da feticci tecnologici spacciati per “impenetrabili”, la Cina si è lanciata a capofitto nel sogno di un’internet quantistica mondiale, indossando come medaglia il satellite Micius (Mozi, per gli amici) primo del suo genere, primo nello spazio, primo a essere venduto come “teoricamente inespugnabile”.

Trieste Quantistica: la nuova arma segreta del potere globale

Trieste. No, non è l’inizio di un noir, ma l’epicentro temporaneo di una scossa tellurica a base di onde quantistiche e premi Nobel. Nove cervelli tra i più illuminati del pianeta si ritrovano qui, come se fosse la loro Davos, ma senza hedge fund e cravatte: solo interferenza quantistica, entanglement e una sottile tensione da fine del mondo. Del resto, quando hai Alain Aspect che ti parla dei fondamenti dell’informazione quantistica e David Gross che ha fatto a pezzi il mito della forza nucleare come fosse un origami, l’aria inizia a pesare. Pesare come un’ipotesi di realtà alternativa.

Nel mentre, l’ONU (sì, proprio loro, quelli che solitamente si muovono con la lentezza gravitazionale delle risoluzioni non vincolanti) ha deciso che il 2025 è l’anno internazionale della scienza e della tecnologia quantistiche. Chi l’avrebbe mai detto: dopo aver fallito con le COP sul clima, ora si gioca la carta più esoterica, più sottile, più instabile. Un colpo di reni? O l’ennesima dimostrazione che la tecnologia è l’unico linguaggio che ancora può mascherare l’inazione politica?

Quando il quantistico si fa serio: D-Wave Advantage2 e la fine dell’illusione classica

Immagina di avere una Ferrari F1 nel garage mentre tutti gli altri vanno ancora in bicicletta. Non la usi per andare al supermercato, ma quando ti serve vincere. Questo è, in buona sostanza, ciò che rappresenta oggi il lancio del sistema Advantage2 di D-Wave: una macchina fuori scala, progettata per risolvere problemi che i supercomputer classici quelli da milioni di dollari e consumi da centrale nucleare guardano con sconcerto e imbarazzo. E lo fa consumando quanto un paio di asciugacapelli.

Siamo di fronte a un cambio di paradigma? No, siamo oltre. Qui si parla di una realtà in cui la computazione quantistica annealing, spesso snobbata dagli accademici puristi del gate model, mostra muscoli e cervello al tempo stesso. Parliamo di un’architettura costruita non per impressionare con esperimenti da laboratorio, ma per fare business, ora.

Europa quantistica, DNA digitale e il ritorno del regolatore: il 2025 sarà il tuo incubo o il tuo jackpot

Benvenuti nel 2025, l’anno in cui l’Unione Europea smette di giocare con i Lego normativi e comincia a costruire un’architettura tecnologica che potrebbe riscrivere le regole del potere digitale. Non è fantascienza, è la fredda cronaca delle prossime mosse: strategia quantistica Q2, Digital Networks Act Q4, regolazione italiana (delibera 55/25/CONS) e sullo sfondo una DAZN che si traveste da Netflix per muscolarsi con DAZN Edge.

La parola chiave è una sola: quantistica. Tutto il resto reti digitali, CDN, edge delivery, regolazione sono le variabili collaterali. Ma il cuore del gioco è qui: il controllo dei bit subatomici e del flusso di dati che scorrerà attraverso le reti di nuova generazione.

Il Quantum Computing Decolla: Giappone, Cina, Spagna, Emory, Yale, l’Ascesa delle Macchine

Se sbatti le palpebre, potresti perdere i cambiamenti epocali che stanno accadendo nel mondo del quantum. Questa settimana, il quantum computing non ha avuto freni, con numerosi progressi che spingono i limiti di ciò che è possibile. Da macchine con un numero record di qubit a ricerche rivoluzionarie nel networking quantistico e nella crittografia, il ritmo dell’innovazione nel settore sta accelerando a un tasso straordinario. E proprio quando pensavi che le cose non potessero diventare più entusiasmanti, la Spagna, un po’ in ritardo rispetto ad altri, ha finalmente deciso di prendere sul serio le sue ambizioni quantistiche.

Quantum watch: il tempo assoluto esiste, ed è pure bastardo

Quantum watch and its intrinsic proof of accuracy

Se siete arrivati fin qui senza cambiare pagina, allora forse avete abbastanza fegato per affrontare la verità: in laboratorio, sulle spalle di Helio innocente, abbiamo visto nascere un nuovo modo di misurare il tempo. Non con ingranaggi, non con cristalli vibranti, e nemmeno con gli orologi atomici che vi fanno sentire moderni, ma con l’intelligenza ruvida e brutale della meccanica quantistica. Si chiama quantum watch, e non conta un bel niente: non batte secondi, non somma oscillazioni, non segue il ritmo di un pendolo o di una frequenza standard. No. Questo bastardo crea impronte, impronte di tempo che sono così uniche da diventare una carta d’identità temporale.

Il cuore sporco di questo esperimento pulsa intorno a pacchetti d’onda Rydberg estremamente complessi, costruiti eccitando stati energetici alti dell’elio. A differenza dei soliti noiosi stati singoli, un pacchetto d’onda multi-stato si comporta come una rissa da bar quantistica: interferenze, battiti, caos apparente che però, sotto il velo della casualità, nasconde una struttura precisa, ossessivamente determinata. Questo caos ordinato permette di tracciare il tempo trascorso dall’eccitazione iniziale con una precisione che fa impallidire i vostri Rolex.

Quantum (QIS) o spia? il grande gioco invisibile dietro la scienza dell’informazione quantistica

La Quantum Information Science and Technology (QIS) è la nuova frontiera del potere globale, ma non quella che vedi nei comunicati stampa dorati delle big tech o negli slogan dei summit governativi. Dietro la patina patinata dell’innovazione scientifica si nasconde una corsa armata silenziosa, feroce, e sempre più sporca. Il principio è semplice: usare le regole della fisica quantistica per manipolare, archiviare e trasmettere informazione. Ma come ogni tecnologia realmente rivoluzionaria, la QIS è anche una perfetta leva geopolitica, economica e militare.

Se la Silicon Valley è stata la culla della rivoluzione digitale, la QIS è il campo minato dove si giocherà il prossimo dominio planetario.

La fisica quantistica, nella sua natura più bizzarra e poetica, offre concetti come la sovrapposizione, l’entanglement e la coerenza. Astratti, certo, ma potentissimi. Un bit classico è o uno o zero, ma un qubit può essere entrambi contemporaneamente, aprendo possibilità computazionali impensabili per i sistemi tradizionali. Ora, metti questa capacità nelle mani di chi ha la chiave del tuo conto bancario, dei tuoi algoritmi di difesa, dei tuoi dati sanitari o dei tuoi brevetti aziendali. Vedi il problema?

Meta sfida Nvidia: il nuovo chip AI sviluppato con TSMC

Meta ha recentemente avviato i test sul suo primo chip AI sviluppato internamente, denominato Meta Training and Inference Accelerator (MTIA). Questo acceleratore dedicato è stato progettato per ottimizzare l’efficienza energetica nei carichi di lavoro di intelligenza artificiale, superando le prestazioni delle tradizionali GPU.

La collaborazione con il produttore taiwanese TSMC ha portato alla realizzazione del chip utilizzando la tecnologia di processo a 7 nanometri, con una frequenza operativa di 800 MHz. L’MTIA offre una potenza di elaborazione di 102,4 TOPS con precisione INT8 e 51,2 TFLOPS con precisione FP16, mantenendo un consumo energetico di 25 W.

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