Categoria: Energia Pagina 2 di 4

Politiche Energetiche, Decarbonizzazione, Fonti Rinnovabili, Infrastrutture e Smart Grids

Midcontinent Independent System Operator e Microsoft: una partnership che riscrive le regole della rete elettrica

Nel cuore industriale degli Stati Uniti, dove l’elettricità è tanto cruciale quanto i dati che la tecnologia moderna pretende di consumare, Midcontinent Independent System Operator (MISO) ha annunciato una collaborazione strategica con Microsoft per modernizzare la rete elettrica del Midwest. Questa non è una semplice estensione di cloud computing in utility, ma un cambio di paradigma nella gestione dell’infrastruttura critica per 42 milioni di persone attraverso 15 stati e il Manitoba canadese.

Batterie a co₂: la cupola bianca che può salvare l’AI dalla sua fame energetica

Il dibattito sull’intelligenza artificiale ha smesso di essere filosofico e e’ diventato brutalmente fisico. Non riguarda l’etica, non riguarda l’AGI, non riguarda neppure i bias. Riguarda i megawatt. Riguarda il fatto che ogni modello sempre più grande, ogni data center sempre più denso, ogni promessa di automazione totale richiede una cosa banale e spietata: elettricità continua, stabile, prevedibile. Ventiquattro ore su ventiquattro. Sette giorni su sette. Senza blackout, senza picchi, senza scuse verdi costruite su comunicati stampa. Qui entrano in scena le batterie a CO₂, e improvvisamente la transizione energetica smette di sembrare una presentazione PowerPoint.

Il controllo federale US della rete elettrica e la fame energetica dell’AI

L’elettricità non è un algoritmo, non scala con una riga di codice e non risponde ai tweet. Consuma spazio, rame, acciaio, tempo e soprattutto potere politico. La Casa Bianca lo ha capito e ha deciso di muoversi. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Washington sta spingendo per prendere il controllo di una parte della rete elettrica nazionale con l’obiettivo dichiarato di affrontare due problemi che ormai sono la stessa cosa: l’aumento dei prezzi dell’energia e la domanda vorace generata dall’AI e dai data center. Il linguaggio è tecnico, il sottotesto è brutalmente politico.

Offshore wind, Trump e l’energia per l’AI: quando la geopolitica spegne gli elettroni

La decisione dell’amministrazione Trump di congelare le concessioni federali per l’offshore wind non è un inciampo burocratico. È una scelta politica che colpisce al cuore una delle poche certezze rimaste nell’economia digitale americana: senza energia abbondante, continua e prevedibile, la retorica sulla leadership nell’intelligenza artificiale resta poco più di una slide da campagna elettorale. Dominion Energy lo ha capito prima di altri e ha scelto la via più diretta, quella dei tribunali federali, per contestare uno stop work order che ha fermato cantieri già avviati e miliardi già spesi.

Quando l’AI ha fame di elettricità. Alphabet compra la centrale elettrica del futuro

L’intelligenza artificiale non è solo codice e modelli linguistici, ma anche una questione molto più concreta fatta di chilowatt, cavi e trasformatori. Lo sa bene Alphabet che ha deciso di mettere mano al portafoglio e di acquistare Intersect Power per 4 miliardi e 75 milioni di dollari in contanti più il debito, perché addestrare modelli di AI generativa non è solo una sfida algoritmica ma soprattutto una sfida energetica.

La rivolta silenziosa contro i data center: quando l’America scopre il costo reale dell’intelligenza artificiale

C’è qualcosa di profondamente americano nel momento in cui repubblicani e democratici smettono di litigare per trovare un nemico comune. Nel 2025 questo nemico ha un nome tecnicamente neutro e politicamente esplosivo: data center. Cattedrali digitali del XXI secolo, costruite per alimentare l’intelligenza artificiale, ma sempre più percepite come vampiri energetici che succhiano elettricità, acqua e consenso politico dalle comunità locali. Il dato interessante non è tanto l’opposizione in sé, quanto la sua natura trasversale. Ambientalisti, elettori suburban arrabbiati per le bollette, amministratori locali e perfino sindacati stanno iniziando a parlare la stessa lingua. Una lingua che suona così: basta.

Il dipartimento dell’energia USA e la Genesis Mission: l’alleanza con 24 colossi hi-tech per accelerare la scienza con l’intelligenza artificiale

La Genesis Mission non è un altro annuncio di facciata di un’agenzia governativa americana. È un progetto nazionale, lanciato ufficialmente con un ordine esecutivo del Presidente degli Stati Uniti e guidato dal Dipartimento dell’Energia (DOE), con l’obiettivo di usare il potere dell’intelligenza artificiale applicata alla ricerca scientifica, alla sicurezza nazionale e all’innovazione energetica per trasformare radicalmente il modo in cui la scienza viene fatta nel paese. Questo annuncio segna un punto di svolta nella storia delle collaborazioni pubblico-private per la tecnologia, unendo supercomputer, modelli di AI di nuova generazione, infrastrutture cloud e dati scientifici federali in una piattaforma nazionale integrata.

Oggi il DOE ha reso pubblici accordi di collaborazione con 24 organizzazioni private, grandi aziende tecnologiche e startup specializzate, firmando memorandum d’intesa per contribuire alla realizzazione della Genesis Mission. Le aziende coinvolte spaziano da giganti del cloud e dell’hardware come Microsoft, Google, Amazon Web Services, Intel, AMD, IBM e NVIDIA, a sviluppatori di modelli di AI come OpenAI, Anthropic e xAI, fino a specialisti dell’infrastruttura e dell’analisi dati come Palantir, Oracle e CoreWeave.

Energia, la partita decisiva dell’Italia: tra bollette, sicurezza nazionale e la transizione che non può aspettare

In Italia l’energia è tornata al centro del dibattito pubblico con una forza che non si vedeva da anni. Non solo perché le bollette continuano a pesare sui bilanci di famiglie e imprese, ma perché l’elettricità e le fonti che la producono sono diventate una questione strategica, quasi geopolitica, che intreccia competitività industriale, sicurezza nazionale e transizione ecologica. È un tema che riguarda tutti, anche chi pensa di non occuparsene mai, perché oggi basta un blackout, una tensione sui mercati del gas o un picco dei prezzi per rendersi conto di quanto l’energia sia diventata indispensabile.

PJL‑grid stress: i data center minacciano blackout e impongono un cambio di guardia

Immagina che il sistema elettrico più grande degli Stati Uniti — PJM Interconnection — scriva un memo interno non da guardare con orgoglio, ma quasi da vergogna. Le sue luci tremano. Non perché ha paura del buio. Ma perché i data center divorano watt come un adolescente divorerebbe pizze alle 3 del mattino. Energia, potenza, crescita esplosiva. E ora il conto rischia di arrivare per tutti.

PJM serve oltre 65 milioni di clienti su ben 13 stati da Chicago a New Jersey. I suoi ingenieri guardano le tabelle della domanda elettrica con il sudore freddo: tra 2024 e 2030 la domanda di picco potrebbe crescere di circa 32 gigawatt, e quasi tutta questa crescita è attribuibile ai grandi data center. Da questi calcoli emerge chiarissimo che la corsa all’intelligenza artificiale, al cloud, al 24/7 computazionale — model training, video, storage — non è un sogno immateriale. È carbone, gas, linee elettriche, rischi di blackout.

Satya Nadella e la sfida energetica dei data center AI

Satya Nadella ha recentemente puntato i riflettori su un problema che molti nel settore tecnologico fingono di ignorare: i data center di intelligenza artificiale stanno mettendo una pressione senza precedenti sulle reti elettriche. La dichiarazione non è una frase di circostanza, ma un monito serio rivolto a governi, regolatori e all’intero ecosistema tech. Nadella sostiene che il settore deve guadagnarsi il “permesso sociale” di consumare energia per l’AI, un concetto che suona come una sfida morale oltre che tecnica. In un’intervista con Mathias Döpfner, CEO di Axel Springer, il leader di Microsoft ha insistito sulla necessità di accelerare i permessi per le infrastrutture energetiche e di innovare in termini di efficienza e generazione.

La corsa silenziosa dei data center e la nuova fame di energia globale

La costruzione dei data center pianificati non rallenta, anzi accelera come una valanga che prende forma mentre nessuno guarda nella direzione giusta. Il nuovo rapporto BloombergNEF ha fatto emergere un dettaglio che molti fingevano di non vedere: il settore richiederà 2,7 volte l’attuale domanda elettrica entro il prossimo decennio. Un numero che non serve nemmeno impacchettare con grafici patinati per capire quanto sia destabilizzante. Oggi i data center consumano circa 40 gigawatt. Nel 2035 arriveranno a 106 gigawatt. Il salto non è una semplice crescita, è un ribaltamento strutturale che trasforma l’energia in un fattore strategico tanto quanto il silicio o il capitale di rischio.

L’ambizione verde? di xAI

L’idea di xAI di dedicare 88 acri a un impianto solare adiacente al data center Colossus non è solo un gesto simbolico di ecosostenibilità: secondo i piani annunciati, la centrale fotovoltaica genererebbe circa 30 megawatt, ossia sufficienti a coprire solo il 10% del fabbisogno energetico stimato per la struttura. È una quantità modesta rispetto al consumo di una super-computer farm che addestra modelli di IA su larga scala, ma non va sottovalutata: è un primo passo, o almeno la parte più visibile di una narrazione verde che Musk e il suo team possono sbandierare.

L’energia come arma nascosta e la nuova geoeconomia globale

Per decenni, il mondo ha vissuto nell’illusione che l’energia fosse solo un bene da consumare, un flusso affidabile da acquistare e utilizzare senza pensieri. Il passato insegna che non è mai stato così. Dal blocco petrolifero britannico alla Germania post-prima guerra mondiale fino ai giacimenti caucasici che decretarono la disfatta di Hitler, controllare petrolio e gas ha sempre significato potere assoluto. Chi possedeva risorse energetiche poteva influenzare eserciti, economie e diplomazie. Chi non le possedeva, dipendeva dai mercati e dalla fortuna, esposto a shock devastanti. L’embargo arabo del 1973 rimane scolpito nella memoria collettiva: aumenti del 300 percento dei prezzi, auto in fila chilometri e una lezione chiara sulla vulnerabilità degli Stati e dei consumatori.

L’Australia dopo COP30: le rinnovabili bussano alla porta, ma il carbone va in pensione?

Reduce dal fervore di COP30 a Belém, dove promesse, impegni e qualche inevitabile selfie politico hanno riempito i corridoi senza che fosse possibile adottare alcuna road map concreta, questa volta a tornare al centro del dibattito climatico è l’Australia, con un messaggio sorprendentemente compatto da parte delle sue grandi compagnie energetiche: puntare sulle rinnovabili non è solo sostenibile, è l’unica mossa sensata per evitare bollette stellari e un crash energetico da manuale. E visto che metà del Paese ancora dipende da centrali a carbone anziane come un modem 56k, la questione è leggermente urgente.

Il potere dell’AI si scontra con la crisi energetica americana

L’intelligenza artificiale sta divorando elettroni. La nuova corsa all’oro digitale non è più frenata dai capitali o dai chip, ma dai megawatt. Mentre gli algoritmi riscrivono l’economia globale, gli Stati Uniti si scoprono vulnerabili: una superpotenza tecnologica con un’infrastruttura elettrica da era industriale. Negli ultimi mesi, interi data center costruiti con miliardi di dollari giacciono inattivi, in attesa di un semplice “via” dalla rete. Un caso emblematico è quello di un impianto californiano, a pochi chilometri dal quartier generale di Nvidia, che aspetta da sei anni la connessione alla linea ad alta tensione.

META investe $1B in AI data center in Wisconsin utilizzando la dry-cooling technology

La notizia pesa: Meta Platforms ha ufficialmente avviato i lavori per un campus di data center ottimizzato per l’intelligenza artificiale a Beaver Dam, Wisconsin (USA), con un investimento superiore a 1 miliardo di dollari. Questo non è un semplice centro dati, ma la “trentesima” struttura globale del gruppo, progettata espressamente per “workload ambiziosi di AI”.

La nuova politica dell’elettricità americana: tra data center affamati e bollette elettorali

L’America ha appena scoperto che l’elettricità può far vincere o perdere un’elezione. New Jersey, Virginia e Georgia non hanno semplicemente scelto nuovi governatori. Hanno espresso un giudizio sul prezzo della corrente, sul potere invisibile delle infrastrutture energetiche e sulla tensione crescente tra intelligenza artificiale e umanità reale. Quando un terzo delle famiglie statunitensi deve rinunciare a cibo o medicine per pagare la bolletta, il tema non è più tecnico ma politico, quasi morale. In linguaggio accademico si chiama “energy insecurity”, ma nei fatti è una forma moderna di povertà.

Energia domestica e il paradosso digitale: quando l’intelligenza artificiale rischia di spegnere le luci di casa tua

L’intelligenza artificiale, la stessa che promette di illuminare il futuro, rischi di farci restare al buio. Secondo un recente sondaggio di Sunrun, il più grande fornitore americano di sistemi solari e batterie domestiche, l’80% dei proprietari di casa teme che i data center, affamati di elettricità, faranno impennare i costi delle bollette. È la nuova ansia del cittadino digitale: non quella di perdere la connessione, ma di perdere la corrente.

Il dato più inquietante non è nemmeno la paura, ma la rassegnazione che l’accompagna. Il 68% degli intervistati non crede che le utility tradizionali siano in grado di sostenere la domanda crescente. Non si tratta più di ambientalismo o ideologia, ma di pura sopravvivenza elettrica. In un paese dove il blackout è diventato il nuovo “errore 404”, l’energia domestica non è più solo una voce di spesa ma un indicatore di potere individuale.

Google spinge il gas con cattura: un rischio calcolato o salto nel baratro?

Google ha appena annunciato un passo che sembra quasi una contraddizione in termini: finanziare una centrale a gas con cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) per alimentare i propri data center, sostenendo così la crescita dell’intelligenza artificiale ma, allo stesso tempo, cercando di restare “verde”. Il progetto, chiamato Broadwing Energy, sorgerà a Decatur, Illinois, e Google si impegna ad acquistare la maggior parte dell’energia prodotta. Il salto è audace e carico di ambiguità.

Le aziende tecnologiche costruiscono impianti energetici propri per soddisfare la domanda dell’AI

La corsa all’intelligenza artificiale sta riscrivendo le regole dell’energia negli Stati Uniti, e non in modo elegante. The AI era is giving fracking a second act, un colpo di scena per un’industria che già durante il boom dei primi anni 2010 veniva accusata di avvelenare falde acquifere, provocare terremoti indotti e prolungare la dipendenza dai combustibili fossili. Le aziende AI stanno costruendo data center mastodontici vicino ai principali siti di produzione di gas, generando spesso energia in proprio sfruttando fonti fossili. Una tendenza in gran parte oscurata dai titoli sulle applicazioni AI in sanità o lotta al cambiamento climatico, ma destinata a ridefinire le comunità che ospitano queste strutture.

Energia, AI e potere: la nuova equazione americana

Negli Stati Uniti, l’intelligenza artificiale sta scoprendo la sua fonte di energia preferita: l’uranio arricchito. Non è una battuta, ma la cronaca di un accordo che unisce due mondi, quello dei reattori nucleari e quello degli algoritmi, in un matrimonio che sa di geopolitica, tecnologia e un pizzico di marketing apocalittico.

La corsa segreta ai supercomputer dell’intelligenza artificiale

La rivoluzione dell’AI non avviene sul palco visibile degli algoritmi: accade dietro le quinte, nel buio metallico dei datacenter, dove i veri contendenti si sfidano per il dominio sui supercomputer che alimentano i modelli generativi. Non è una guerra sui dati né sulle reti: è una guerra sull’elettricità, sul silicio e sulla capacità di orchestrare decine di migliaia di GPU come un esercito silenzioso.

Ai supercomputer con GPU non serve il fine scientifico predizione del tempo, simulazioni nuclearima la generazione di testo, immagine, agenti decisionali. E per farlo servono scale gigantesche: cluster con migliaia se non centinaia di migliaia di Nvidia H100, Google TPU o acceleratori custom emergenti. Questi sistemi non simulano fisica: predicono il prossimo “token” (parola, pixel, passo d’azione). Li potremmo chiamare predittori massivi.

Come l’intelligenza artificiale di Deepmind sta riscrivendo le leggi della fusione nucleare

on è più fantascienza, ma neppure ancora realtà. L’energia da fusione, quella promessa quasi mitologica di generare elettricità infinita e pulita a partire dall’acqua, sta uscendo dal laboratorio e cominciando a parlare il linguaggio dell’intelligenza artificiale. O, più precisamente, il linguaggio di DeepMind, la divisione di Google che negli ultimi anni sembra avere come hobby quello di risolvere problemi che il resto del pianeta definisce “impossibili”. Dopo aver battuto campioni di Go e decifrato le pieghe delle proteine, ora tenta di addomesticare il caos più estremo dell’universo: il plasma.

Come l’IA sta riscrivendo le regole dell’energia: data center sotto shock e megawatt fuori controllo

L’industria dell’intelligenza artificiale sta vivendo una rivoluzione energetica. Non si tratta solo di algoritmi più sofisticati o di modelli linguistici più potenti; è una questione di megawatt, infrastrutture e di come l’energia venga orchestrata in tempo reale. Il concetto di “new power layer” per l’orchestrazione dell’IA sta emergendo come una risposta strategica a questa nuova era.

Microsoft e le emissioni: il “greenwashing” dell’era AI

Un cappucino matcha al Bar dei Daini (Greenwashing ovviamente)

Sul fronte ambientale, la grande promessa di Microsoft era: “Diventeremo carbon negative, water positive e zero waste entro il 2030”. Piani ambiziosi, necessari in un mondo che chiede conti ambientali stringenti.

Ma i numeri dicono qualcosa di più crudo: le emissioni di Microsoft sono cresciute del 23-24 % rispetto al 2020, attribuite in gran parte alla costruzione di nuovi data center (servizi cloud, AI, richieste di elaborazione). In termini pratici, i data center assorbono quasi totalmente l’impatto delle sue emissioni “Scope 2” ufficiali (cioè quelle legate al consumo elettrico).

La cina affonda i data center nell’oceano: la scommessa estrema per raffreddare l’intelligenza artificiale

Il cuore pulsante della rete mondiale non è etereo come ci piace immaginarlo. Ogni click, ogni query su ChatGPT o ogni video in streaming brucia elettricità in enormi capannoni metallici che chiamiamo data centre. Quei templi dell’informazione che divorano energia come vecchie locomotive a carbone sono diventati il tallone d’Achille della digitalizzazione. In Cina qualcuno ha deciso di portare la questione a un nuovo livello, o meglio, a una nuova profondità: un pod di server verrà immerso al largo di Shanghai, con la pretesa di trasformare l’oceano nel più grande sistema di raffreddamento gratuito della storia tecnologica.

Francia e la scommessa del reattore modulare di piccola taglia

La Francia sta giocando una partita che non riguarda solo l’energia, ma l’intero equilibrio geopolitico dell’Europa industriale. Dietro le parole rassicuranti di Parigi sulla transizione energetica pulita si nasconde un ritorno aggressivo al nucleare, ma questa volta in formato compatto, modulare, apparentemente innocuo. Il reattore modulare di piccola taglia non è più una nota a piè di pagina per ingegneri nostalgici degli anni settanta, bensì un asset strategico da inserire nei piani urbani delle metropoli. Calogena, start-up francese che sembra uscita da un laboratorio di venture capital tanto quanto da un reattore di ricerca, ha firmato con il CEA un accordo che vale più di mille dichiarazioni sul Green Deal. In palio non c’è solo la riduzione della CO₂, ma la ridefinizione stessa di cosa significa autonomia energetica in una società che vive ancora nell’ombra delle crisi del gas e dei blackout programmati.

Nuclear Fusion negli Stati uniti: il nuovo Eldorado Energetico

Non fatevi ingannare da quella sensazione di déjà vu tecnologico: la fusione nucleare non è più “sempre tra 20 anni”. È martellata qui e ora con fondi, accordi, roadmap.

Avete presente quella battuta vecchia come il tempo: “La fusione è sempre a cinquant’anni da oggi”? Bene, adesso il cronometro ha un display che dice “2030s”. Il DOE ha sversato denaro su ricerca robotica: 49 milioni di USD per magneti, materiali, cicli di combustibile e muri protettivi. Ventinove laboratori e università, da MIT a Savannah River, si muovono in sinergia con centri nazionali come Idaho Lab e ORNL.

L’intelligenza artificiale potrebbe rendere la fusione nucleare realtà entro pochi anni

Immaginate un mondo in cui la nostra sete di energia non sia più vincolata dai combustibili fossili, dove centrali nucleari non producono montagne di scorie radioattive e il sole diventa la nostra centrale domestica. Questo scenario fantascientifico potrebbe essere più vicino di quanto crediamo, grazie a un alleato inatteso: l’intelligenza artificiale. Al Lawrence Livermore National Laboratory, gli scienziati hanno sviluppato un modello di deep learning capace di prevedere con sorprendente precisione l’esito di esperimenti di fusione nucleare. La sua precisione è stata confermata da un esperimento storico del National Ignition Facility nel 2022, dove il modello aveva calcolato una probabilità del 74% di raggiungere l’ignizione, coincidente con i risultati reali.

Google e il mito dell’energia: l’intelligenza artificiale non sta divorando il pianeta

Parlare di intelligenza artificiale e ambiente oggi significa camminare su un terreno minato di allarmismi e semplificazioni. Google ha deciso di affrontare questa narrativa con numeri concreti, pubblicando uno studio dettagliato sull’impatto energetico del modello Gemini. Sorprendentemente, una singola richiesta di testo consuma solo 0.24 wattora, circa quanto guardare la TV per nove secondi, emette 0.03 grammi di CO₂, l’equivalente di un’email, e utilizza 0.26 millilitri d’acqua, cinque gocce per intenderci. Numeri che contraddicono la vulgata di consumi da data center da fantascienza, spesso citata senza considerare CPU per routing, macchine inattive e sistemi di raffreddamento.

Oracle investe $1 miliardo all’anno per un data center da 1,4 GW in Texas alimentato a gas: la corsa all’energia per l’era dell’AI

Oracle ha deciso di accelerare la sua strategia cloud focalizzata sull’intelligenza artificiale con un investimento da capogiro: la costruzione di un data center da 1,4 gigawatt a Abilene, in Texas, alimentato principalmente da gas naturale. Un progetto da 1 miliardo di dollari all’anno che riflette l’urgenza di scalare l’infrastruttura per l’IA e le sfide nel collegare strutture di tale portata alle reti elettriche tradizionali.

Il sito, noto come Lancium Clean Campus, è sviluppato in collaborazione con Crusoe Energy e si estende su 826 acri. È progettato per ospitare fino a 4,5 gigawatt di capacità computazionale, destinata principalmente a OpenAI. Questa espansione fa parte del progetto Stargate, che mira a potenziare l’infrastruttura per l’IA negli Stati Uniti. La scelta di alimentare il data center con generatori a gas è una risposta diretta alle lunghe attese per l’accesso alla rete elettrica, che possono richiedere anni.

Coogle e il piccolo reattore modulare che vuole alimentare l’intelligenza artificiale

Chi lo avrebbe detto che Google, il colosso che ha costruito un impero sulle nuvole digitali, avrebbe deciso di affondare i piedi nel cemento radioattivo di Oak Ridge, Tennessee, patria storica del Manhattan Project e ora possibile epicentro della nuova corsa nucleare. Nel 2017 i manager di Mountain View si vantavano di aver alimentato il 100% delle loro operazioni con rinnovabili. Una storia da copertina patinata, perfetta per conquistare gli investitori ESG e strappare applausi nelle conferenze di Davos. Peccato che il sogno verde abbia avuto la durata di una batteria di smartphone: l’esplosione della domanda di calcolo per Google AI, l’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa, il boom di veicoli elettrici e pompe di calore hanno fatto triplicare i consumi. A quel punto, rincorrere il sole e il vento non basta più, soprattutto se la concorrenza si accaparra gli stessi megawatt di fotovoltaico e turbine.

Il Cambridge Handbook of the Law, Ethics and Policy of Artificial Intelligence: un mosaico giuridico e morale in divenire

Book: The Cambridge Handbook of the Law, Ethics and Policy of Artificial Intelligence

La panoramica che si può ricavare dall’indice e dalle pagine introduttive del “Cambridge Handbook of the Law, Ethics and Policy of Artificial Intelligence” lascia più domande che risposte, ma proprio questa incompletezza è una buona metafora del nostro rapporto con l’intelligenza artificiale. Un terreno affascinante e instabile, dove diritto, etica e politica si mescolano come ingredienti di un cocktail che deve essere sorseggiato con attenzione ma senza illudersi di averne capito la ricetta. La parola chiave qui è governance dell’IA, un concetto che va ben oltre il semplice controllo tecnico e si addentra nel labirinto della responsabilità, della trasparenza e del potere, ovvero le vere sfide di un mondo che si sta digitalizzando più velocemente di quanto i nostri codici legali riescano a rincorrere.

L’intelligenza artificiale divora il Wyoming: quando un data center consuma più di uno stato

Non è fantascienza ma l’ennesima dimostrazione che il XXI secolo sarà alimentato non da democrazie ma da data center affamati di elettroni. Il Wyoming, stato noto per le praterie, i rodei e una densità abitativa più vicina alla Mongolia che a Manhattan, sta per essere risucchiato nel vortice dell’intelligenza artificiale. La notizia è di quelle che fanno saltare sulla sedia gli addetti ai lavori e i romantici delle rinnovabili: un campus di data center AI da 1.8 gigawatt, con potenziale espansione fino a 10 GW, sarà costruito vicino a Cheyenne. Per capirci: 1 GW può alimentare un milione di case. L’intera popolazione del Wyoming non arriva a 600.000 abitanti. Fate i conti.

Chi paga l’intelligenza artificiale? Big Tech, Carbone e la bufala della neutralità energetica

Chi paga il conto dell’intelligenza artificiale? Non chi la usa. Non chi la governa. Nemmeno chi la promuove con entusiasmo evangelico nei convegni. A pagarlo, lentamente ma inesorabilmente, sono le reti elettriche nazionali, le bollette dei consumatori e, incidentalmente, il pianeta. L’intelligenza artificiale, così come la intendono oggi i colossi tecnologici americani, è una macchina insaziabile alimentata da energia bruta, preferibilmente continua, modulabile e possibilmente prodotta da fonti che si possono accendere e spegnere a comando. In pratica: gas, carbone, nucleare. Il resto, cioè sole e vento, può accomodarsi fuori.

Sotto la patina patinata della “rivoluzione AI”, si nasconde un ritorno violento a modelli industriali ottocenteschi, con un’estetica da Silicon Valley e una politica energetica da Pennsylvania del 1910. A guidare questa distopia in Technicolor è una visione autoritaria della crescita, scritta con linguaggio da campagna elettorale e firmata da un ex presidente che sembra confondere deregolamentazione con innovazione. Trump, nel suo recente “AI Action Plan”, non ha semplicemente accelerato la realizzazione di data center. Ha spalancato la porta a una deregulation senza precedenti a favore di carbone, petrolio e “dispatchable power” un modo elegante per dire: tutto tranne l’energia rinnovabile.

L’AI Data Center sposato ai fossili: Trump vuole alimentare l’Intelligenza artificiale con carbone e gas

Trump non ha mai amato i paradossi, li cavalca. L’AI, simbolo di progresso e di quella Silicon Valley che finge di odiare, si alimenterà di carbone, gas e vecchie centrali rianimate come zombie industriali. A Pittsburgh, davanti a un pubblico che rideva complice, ha dichiarato che “il più importante uomo del giorno” è Lee Zeldin, il nuovo capo dell’EPA, che “vi darà un permesso per la più grande centrale elettrica del mondo in una settimana”. Applausi. Il messaggio subliminale era chiaro: chi se ne importa delle regole, qui si torna a trivellare, bruciare e produrre elettricità sporca, perché l’intelligenza artificiale ha fame e la fame non aspetta.

Quando l’AI accende la transizione: il piano (già in atto) di Enel per l’energia del futuro

Nel mondo dell’energia, dove ogni chilowattora conta e ogni blackout è un disastro annunciato, l’intelligenza artificiale non è più un’opzione futuristica: è una leva strategica, concreta e già in azione. Parola di Nicola Lanzetta, Direttore di Enel Italia, intervenuto al convegno “Generative Tomorrow AI” organizzato da Deloitte.

Google scommette sull’atomo: l’AI non si alimenta a pane e vento

C’è una frase che circola tra gli addetti ai lavori da mesi, con l’insistenza di una profezia sottovoce: “L’intelligenza artificiale consumerà più energia di quanto l’umanità ne abbia mai avuto bisogno.” Non è retorica. È uno scenario. E Google, che di futuri se ne intende, ha già scelto il proprio carburante: il nucleare. Non quello vecchio, carbonizzato dalla paura post-Chernobyl, ma quello nuovo, avanzato, strategico, “intelligente” almeno quanto le macchine che deve alimentare.

Come già anticipato, e ampiamente previsto da chi sa leggere il codice dietro le scelte geopolitiche, Mountain View ha formalizzato una partnership con la startup nucleare Elementl Power. Obiettivo? Tre impianti negli Stati Uniti, ognuno da 600 megawatt, per una botta da 1.800 MW complessivi. Non per la rete nazionale, non per la sicurezza energetica del Midwest: per i suoi data center. Quelli che macinano miliardi di parametri, inferenze, LLM, e quegli stessi algoritmi generativi che ci stanno cambiando la pelle, l’etica e ora il clima.

Google scommette sul nucleare 2.0 per alimentare l’intelligenza artificiale

In un mondo dove ogni click, prompt o inferenza AI consuma watt su watt, le big tech si stanno finalmente guardando allo specchio e ponendosi una domanda più scomoda del solito: da dove prenderemo tutta questa energia? Non è una questione retorica né futuristica, ma estremamente urgente. E Google, con la solita mossa che sa di anticipazione profetica e ottimizzazione fiscale mascherata da sostenibilità, ha appena annunciato un accordo strategico con Elementl Power per esplorare tre siti candidati all’installazione di reattori nucleari avanzati negli Stati Uniti.

Reti intelligenti. Tecnologia, AI e investimenti mirati: la strategia di Terna per difendere il sistema elettrico

Nel pieno della transizione energetica e della crescente domanda di elettricità, la sicurezza delle infrastrutture critiche torna al centro del dibattito. Terna, il gestore della rete elettrica nazionale, ha sviluppato un piano strategico da 3,2 miliardi di euro che sarà trasmesso al Ministero dell’Ambiente alla fine di maggio, con l’obiettivo di mettere in sicurezza il sistema energetico italiano da qui al 2028.

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