La notizia è passata sotto il radar, ma merita un faro acceso. Meta sta sperimentando colloqui di lavoro “AI-enabled”, in cui i candidati a ruoli di ingegneria software potranno usare un assistente basato su intelligenza artificiale durante i test di coding. Sì, avete letto bene. Il colosso che ha costruito imperi pubblicitari sul deep learning ora ti invita ufficialmente a portarti l’AI in tasca anche al colloquio. Ma attenzione, perché sotto questa mossa apparentemente inclusiva e progressista si nasconde qualcosa di ben più profondo, e potenzialmente disruptive. Una mutazione genetica del lavoro tecnico.
Dunque, l’idea che un candidato possa contare su un copilota AI in tempo reale durante un’intervista di lavoro suona come un cortocircuito concettuale. Negli ultimi anni, le big tech hanno costruito intere fortezze HR sulla valutazione delle capacità individuali senza AI. Ora Meta, come se niente fosse, sembra voler riscrivere le regole del gioco. Il comunicato è chiaro: “Stiamo testando come fornire questi strumenti agli ingegneri anche durante i colloqui”. E qui si aprono almeno tre scenari interessanti, tra tensione narrativa, strategia industriale e visione antropologica del lavoro.