Dopo l’AI Impact Summit, l’India si candida a protagonista globale dell’intelligenza artificiale. Tra dati, lingue locali, chip e geopolitica, ecco come può trasformare propria massa critica in potere tecnologico
Serie: Atlante dell’AI globale
Come abbiamo avuto modo di vedere, Nuova Delhi ha recentemente ospitato una grande conferenza internazionale dedicata all’intelligenza artificiale, l’AI Impact Summit, trasformandosi per qualche giorno nel crocevia di governi, startup, Big Tech e investitori. Non si è trattato solo di un evento simbolico. È stato un segnale politico preciso: l’India non vuole limitarsi a essere il mercato di prova dell’AI globale, ma ambisce a diventarne protagonista. La questione è tutt’altro che secondaria. Con circa un miliardo di persone online e una popolazione mobile first tra le più dinamiche al mondo, l’India è già oggi una delle più grandi basi utenti per i sistemi di intelligenza artificiale. È il secondo mercato per utilizzo di ChatGPT e Claude dopo gli Stati Uniti, pur rappresentando solo una frazione dei ricavi di queste piattaforme. Tradotto in termini strategici, il Paese conta più come terreno di addestramento che come fonte di profitto.