Da almeno due anni l’intelligenza artificiale viene raccontata come una rivoluzione inevitabile e totale. Una forza destinata a riscrivere economia, lavoro, istruzione e persino il significato dell’essere umano. Nel racconto dominante manca soltanto la colonna sonora hollywoodiana, perché il resto sembra già pronto: macchine sempre più intelligenti, AGI in arrivo, produttività esplosiva e una nuova era tecnologica capace di cambiare tutto.
Poi arriva Barry Smith e, con la calma di un filosofo che da decenni studia dati, linguaggio e sistemi cognitivi, smonta gran parte della narrazione dominante senza bisogno di toni apocalittici o slogan anti-tech.