La parola “Make in Italy” suona bene. È catchy, accattivante, quasi innocente. Ma nel contesto della legge delega in discussione alla Camera, che vorrebbe normare (anzi no, “attrarre investimenti stranieri” mascherati da data center), si trasforma in un cavallo di Troia retorico. Antonio Baldassarra, CEO di Seeweb, in una recente intervista a Key4biz non ci gira intorno: è come essere tornati negli anni Cinquanta, quando bastava un progetto edilizio per muovere capitali, solo che oggi i protagonisti non sono i palazzinari romani, ma quelli tecnologici, assetati di suolo, energia e semplificazioni normative. Il nuovo mattone digitale si chiama “hyperscale data center”. E la politica sembra aver già consegnato le chiavi.
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Quando ascolti Baldassarra parlare di intelligenza artificiale applicata alla diagnosi del cancro, non senti il solito sermone tecnologico da fiera dell’innovazione. C’è invece una lucidità chirurgica, quasi clinica, nel modo in cui mette a fuoco il vero potenziale di questi strumenti. “Non ci serve un oracolo. Ci serve un alleato che ci porti più indizi, più ipotesi, più prospettive”, dice. Ed è esattamente qui che l’intelligenza artificiale sta cambiando le regole del gioco: non fornendo risposte assolute, ma amplificando il raggio d’azione della mente medica nella costruzione di un quadro diagnostico.