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Non solo USA

Non solo USA: la nuova geografia globale dell’intelligenza artificiale

Per anni parlare di intelligenza artificiale sui mass media ha significato, quasi automaticamente, parlare di Stati Uniti: i grandi laboratori, i modelli di frontiera, i capitali della Silicon Valley.

Oggi questo modo di raccontare forse è diventato più stretto della realtà.
La competizione si è spostata su un terreno molto più concreto e molto più geografico, quello delle infrastrutture fisiche che rendono possibile l’AI: le fabbriche che producono i semiconduttori e i data center che forniscono la potenza di calcolo. E su questo terreno stanno entrando in gioco nuovi protagonisti.

Il segnale più netto arriva dalla Corea del Sud. Andate a rileggere l’articolo La Corea del Sud Scommette sull’IA, dove viene raccontato come la Corea del Sud ha annunciato un piano capace di mobilitare investimenti pubblici e privati per oltre 1.170 miliardi di euro, con l’obiettivo dichiarato di diventare uno dei primi hub mondiali dell’intelligenza artificiale.

ASML accelera, tra chip, AI e geopolitica

Il termometro dell’industria globale dei semiconduttori segna febbre alta, e a leggere i numeri di ASML viene da pensare che qualcuno stia già correndo la maratona mentre altri stanno ancora allacciando le scarpe. Il colosso olandese ha rivisto al rialzo le previsioni di fatturato per il 2026, puntando ora a una forchetta tra i 36 e i 40 miliardi di euro. Un aggiornamento che arriva in un momento apparentemente contraddittorio, con la quota cinese nelle vendite in netto calo e nuove nubi regolatorie all’orizzonte.

ASML, la grande ritirata dalla Cina e l’illusione occidentale del controllo tecnologico

Il colosso olandese delle macchine per la litografia, uno dei veri colli di bottiglia dell’economia digitale globale, sta progressivamente riducendo la propria esposizione alla Cina. Non per scelta strategica, almeno non nel senso classico del termine, ma perché la politica ha deciso di entrare nel conto economico con gli scarponi. E come spesso accade, lo fa con un certo entusiasmo ideologico e una visione di breve periodo.

I dati sono chiari e non lasciano molto spazio all’interpretazione. Nel 2025 la quota di fatturato ASML proveniente dalla Cina è scesa dal 41 al 33 per cento. Roger Dassen, CFO con reputazione da contabile prudente e poco incline al teatro, ha già messo le mani avanti: nel 2026 quella quota potrebbe scendere intorno al 20 per cento. Tradotto in linguaggio non diplomatico, significa una riduzione di oltre un quinto dei ricavi cinesi anno su anno. Bank of America lo ha messo nero su bianco parlando di un meno 21 per cento, UBS prova a essere più ottimista ipotizzando una sostanziale stabilità. Ma il punto non è chi ha ragione sul decimale. Il punto è che ASML sta diventando il caso scuola di come le sanzioni tecnologiche ridisegnano le catene del valore.

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