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Bruxelles alleggerisce l’AI Act, Washington sbuffa: l’Omnibus apre un nuovo fronte digitale

Bruxelles ha votato all’alba. Washington ha storto il naso poco dopo. La scena, in fondo, è familiare: l’Europa scrive regole, l’America misura i costi, le Big Tech contano i commi. Il nuovo pacchetto Omnibus sull’intelligenza artificiale, approvato dall’Unione Europea come intervento di semplificazione dell’AI Act, nasce con una promessa lineare. Meno burocrazia, più competitività. È il messaggio rilanciato da Roberta Metsola e Ursula von der Leyen, che hanno salutato l’intesa come un equilibrio tra innovazione e tutele, tra crescita industriale e protezione dei cittadini.

La formula è elegante. La realtà, come spesso accade a Bruxelles, ha più pieghe.

La crisi di Bruxelles: come l’Europa è diventata lo spettatore della partita tra USA e Cina

Il tempo dedicato alla discussione sull’Indo-Pacifico durante l’ultimo vertice dei ministri degli esteri dell’Unione Europea a Bruxelles è stato di appena sette minuti. Sette. È un dato che basterebbe da solo a raccontare la misura del disorientamento strategico del continente. L’Europa parla di autonomia, indipendenza e resilienza ma poi si perde in una conversazione lampo su uno dei dossier più cruciali del XXI secolo. Il resto del mondo, nel frattempo, si muove, firma accordi, stabilisce priorità e costruisce le architetture geopolitiche del futuro.

Il problema non è nuovo ma oggi è diventato strutturale. Mentre gli Stati Uniti e la Cina ridisegnano la mappa del potere globale, Bruxelles appare distratta, frammentata e sostanzialmente irrilevante. Eppure non mancano i proclami. Ogni settimana si invoca “l’Europa sovrana”, “l’autonomia strategica”, “la difesa dei nostri interessi”. Poi però la realtà bussa alla porta con una brutalità quasi didattica.

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