C’è un paradosso tutto italiano che Roberto Cingolani prova a smontare con pazienza scientifica e visione industriale nell’intervista rilasciata a Fortune Italia. Leonardo S.p.A., uno dei più grandi gruppi tecnologici europei e globali, continua a essere percepito da una parte dell’opinione pubblica come un’azienda legata esclusivamente alla produzione di armamenti da usare in guerra, mentre in realtà è uno dei principali motori dell’innovazione tecnologica, dell’intelligenza artificiale applicata e dei sistemi avanzati di sicurezza. Il punto di partenza del ragionamento dell’amministratore delegato è netto e volutamente provocatorio. Leonardo non produce guerra, ma tecnologia per difendere la pace. E in un mondo in cui la pace non è più un dato acquisito, ma un equilibrio fragile da proteggere, questa distinzione diventa tutt’altro che semantica.
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In un’epoca in cui i giovani hanno accesso a una quantità di informazioni senza precedenti, il rischio di essere sommersi da contenuti frammentati e privi di fonti autorevoli è più concreto che mai. Per affrontare questa sfida, Leonardo, leader globale nei settori dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza, si fa promotore di un’iniziativa visionaria: la trasformazione della Fondazione Leonardo in un ente del terzo settore (ETS), dedicato alla divulgazione scientifica e alla formazione culturale della società civile.
Al ComoLake 2024, Roberto Cingolani, CEO di Leonardo, ha tenuto un discorso profondo e stimolante, affrontando le complesse sfide e opportunità che emergono dall’intersezione tra tecnologia, sicurezza dei dati e conflitti globali. Le sue riflessioni risuonano in modo particolare nel contesto dell’attuale panorama digitale, che evolve a un ritmo incessante e solleva nuove domande sulla sicurezza e la gestione delle informazioni. Cingolani ha presentato un quadro ricco di spunti, ponendo l’accento sulla necessità di strategie integrate per affrontare le minacce contemporanee.