La scena è di quelle che non si dimenticano facilmente. Un fondatore che guida una delle piattaforme più influenti dell’intelligenza artificiale si presenta sul palco, sorride con l’aria di chi ne ha viste parecchie e sgancia una verità scomoda. La bolla non è l’AI. La bolla, semmai, è quella degli LLM, i modelli linguistici di grandi dimensioni che negli ultimi due anni hanno monopolizzato conversazioni, investimenti e retorica da Silicon Valley. La differenza può sembrare una sfumatura per chi osserva da lontano, ma per chi vive questo settore dall’interno ha il peso di una faglia geologica. Rispetto all’euforia collettiva, Clem Delangue suggerisce che il picco emotivo potrebbe trasformarsi in una fase di raffreddamento già il prossimo anno, senza che questo mini la traiettoria dell’intero settore dell’intelligenza artificiale. Una provocazione ben calibrata, certo, ma anche un invito a guardare oltre il rumore di fondo.