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L’AI non può essere artista, almeno per ora: la Corte Suprema Usa lascia il copyright agli esseri umani

La Corte Suprema degli Stati Uniti rifiuta di esaminare il caso sull’autorialità delle opere create interamente da intelligenza artificiale. Restano validi il principio di “human authorship” e nuove implicazioni per editoria, arte e industria creativa.

Il futuro dell’arte generata dall’intelligenza artificiale passa ancora, inevitabilmente, dalla mano umana. Con una decisione destinata a fare scuola nel dibattito globale su tecnologia e diritto d’autore, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha scelto di non esaminare il caso che avrebbe potuto ridefinire il concetto stesso di autore nell’era dell’AI.

Dalle rotative agli algoritmi: Meta paga News Corp fino a 50 milioni l’anno per nutrire la sua intelligenza artificiale

Per decenni il giornalismo ha fornito il materiale con cui si costruisce il racconto del presente. Negli ultimi anni, come abbiamo visto, quel materiale è diventato anche il carburante che alimenta i modelli di intelligenza artificiale. L’ultimo esempio arriva dall’accordo pluriennale tra Meta e News Corp, che porterà i contenuti delle testate del gruppo editoriale nelle cucine digitali dei modelli di AI sviluppati a Menlo Park.

Editoria e Intelligenza Artificiale, tra innovazione e pirateria. Come evitare il Far West digitale senza spegnere il futuro

Una parola ricorre sempre più spesso quando si parla di libri, giornali e algoritmi: Far West. Non perché l’intelligenza artificiale cavalchi al tramonto con il cappello da cowboy ma perché il confine tra innovazione e illegalità, tra utilizzo lecito e sfruttamento opaco dei contenuti, appare, per molti versi ancora incerto. E nel frattempo l’editoria fa i conti con numeri che non sono affatto romanzeschi.

Quando Claude ascolta troppo rock: Anthropic, la musica e la nuova guerra del copyright

Il rock non è mai stato silenzioso, ma questa volta il rumore arriva dai tribunali. Anthropic, una delle aziende più osservate nel panorama dell’intelligenza artificiale, si ritrova al centro di una nuova causa che mescola tecnologia, musica e copyright, con un cast che farebbe invidia a un festival leggendario. Rolling Stones, Elton John, Neil Diamond e circa altre 19.997 canzoni, secondo l’accusa, sarebbero finite nei dataset di addestramento del chatbot Claude senza biglietto d’ingresso né licenza.

“Alright, alright, alright”… ma solo se lo dice lui: Matthew McConaughey e la nuova frontiera dei diritti d’autore nell’era dei cloni AI

Anche Hollywood a volte decide di smettere di protestare e iniziare a muoversi. Questa volta il protagonista è Matthew McConaughey e la notizia, riportata dal Washington Post, ha il sapore di quelle che fanno scuola: l’attore ha deciso di combattere i cloni digitali non con un post indignato o con una causa simbolica, ma con un’arma giuridica piuttosto concreta, cioè mettendo un marchio registrato su se stesso. Sì, letteralmente.

Quando il portiere non chiude la porta: Cloudflare, Agcom e la multa da 14 milioni di euro

Oltre quattordici milioni di euro non sono bruscolini, nemmeno per uno dei giganti mondiali delle infrastrutture internet. L’Agcom ha deciso di sanzionare Cloudflare con una multa pari all’1% del fatturato globale 2024 per violazione delle norme sul diritto d’autore online e, più precisamente, per inottemperanza a un proprio ordine. Secondo Agcom infatti, Cloudflare non ha eseguito quanto richiesto dalla delibera 49/25/CONS, collegata alla Legge antipirateria 93/2023. Tradotto per chi non vive di sigle: Cloudflare avrebbe dovuto aiutare a rendere inaccessibili una serie di contenuti pirata segnalati dai titolari dei diritti tramite Piracy Shield. E non lo avrebbe fatto.

Perplexity sotto assedio: in Italia la prima causa AI sul copyright accende un nuovo fronte

Non finiscono i guai per Perplexity. Dopo la battaglia legale con il New York Times negli Stati Uniti, la società americana si ritrova ora a difendersi anche davanti al Tribunale Civile di Roma, dove ha preso forma la prima causa italiana per violazione di copyright legata all’intelligenza artificiale. Una coincidenza temporale che assomiglia più a un cambio di stagione che a un semplice episodio giudiziario. E che racconta, ancora una volta, quanto velocemente il fronte dei media stia reagendo all’avanzata dei modelli generativi.

Il giornalismo nella morsa dell’AI: dentro la nuova sfida legale tra New York Times e Perplexity

Il New York Times rientra in aula e questa volta il tribunale si trasforma nel teatro di una disputa che promette di rimettere mano alle regole dell’economia dell’informazione. A finire nel mirino questa volta è Perplexity, la startup di ricerca conversazionale che ha conquistato l’attenzione degli utenti e la preoccupazione crescente degli editori. L’accusa è una di quelle che non passano inosservate: violazione di copyright e sfruttamento non autorizzato dei contenuti del quotidiano. Ma sotto la superficie legale si muove qualcosa di ben più grande e inevitabile. Vediamo di cosa si tratta.

Anthropic paga 1,5 miliardi: il prezzo della conoscenza rubata nell’era dell’intelligenza artificiale

L’industria dell’intelligenza artificiale, abituata a muoversi con la spavalderia dei conquistadores digitali, si trova oggi davanti a un conto che sa di resa dei conti: 1,5 miliardi di dollari, la cifra che Anthropic dovrà pagare per chiudere una delle più grandi dispute sul copyright mai viste nella storia americana. Per capirci, è come se per ogni libro “saccheggiato” nei meandri di Library Genesis o Pirate Library Mirror il prezzo medio della memoria fosse fissato a 3.000 dollari, una valutazione tanto simbolica quanto destabilizzante. L’illusione di poter addestrare modelli linguistici divorando l’intera produzione culturale senza chiedere permesso si è trasformata in una fattura colossale, che ridisegna la relazione tra creatività umana e algoritmi.

Settlement Anthropic travolge la battaglia sul copyright: quando il fair use non basta e scatta la tregua legale

Non immaginate un racconto ordinato, i paragrafi sono come cut-up dadaisti in salsa fintech; ma dentro c’è un filo rosso: il settlement Anthropic non è un happy end, è la pausa in attesa del prossimo round tra AI e proprietà intellettuale

Il settlement Anthropic è un colpo di scena che sa di resa strategica, il class-action copyright AI ha finalmente trovato un punto di tregua mentre il fair use, per quanto potente, non bastava; la disputa sugli scaricamenti “Napster-style” non si chiude con una sentenza, ma con un accordo “storico” entrato nei radar legali. Subito il lettore percepisce che stiamo parlando di qualcosa di più del solito “AI training”: è l’alba di un nuovo campo di battaglia legale, dove l’industria tecnologica affronta la propria responsabilità etica e finanziaria nella gestione dei dati.

Universal Pictures e la guerra dei crediti: Hollywood dichiara guerra all’intelligenza artificiale

Sulle colline dorate di Hollywood si alza l’eco di una battaglia legale che potrebbe riscrivere le regole della creatività digitale. Universal Pictures, uno dei colossi dell’intrattenimento globale, ha iniziato a inserire nei titoli di coda dei suoi film un avviso preciso, chirurgico: “questo contenuto non può essere usato per addestrare AI”. L’avvertimento è comparso su uscite recenti come “How to Train Your Dragon” e “Jurassic World Rebirth”, ma è destinato a moltiplicarsi come disclaimer standard del settore. La mossa non è un vezzo legale, è un grido di guerra eha un solo obiettivo: fermare l’emorragia creativa che Hollywood teme di subire a causa dell’intelligenza artificiale.

Perché sì, siamo nel pieno di una guerra semantica dove la proprietà intellettuale è l’arma e i dataset il campo di battaglia. La difesa di Universal Pictures non è un atto isolato, ma parte di una strategia legale concertata che ha già visto coinvolti nomi come Disney e DreamWorks in una causa federale contro Midjourney, la popolare piattaforma di generazione di immagini basata su AI. L’accusa? “Un pozzo senza fondo di plagio”, secondo i legali degli studios.

Class action Anthropic la sfida legale che potrebbe cambiare per sempre l’intelligenza artificiale e il copyright

Una sentenza californiana scuote il mondo dell’intelligenza artificiale con un impatto che va ben oltre la semplice disputa giudiziaria. Il tribunale ha autorizzato una class action contro Anthropic, startup sostenuta da Amazon e principale rivale di OpenAI nel settore chatbot, accusata di aver scaricato milioni di opere protette da copyright da biblioteche di materiale pirata, un’operazione paragonata a una “Napsterizzazione” digitale. La portata dell’accusa non è circoscritta a pochi autori: coinvolge tutti gli scrittori statunitensi le cui opere sarebbero state usate senza permesso, facendo traballare le fondamenta stesse di come oggi si costruiscono le intelligenze artificiali.

Questa è la vera battaglia sull’autorialità nell’intelligenza artificiale che nessuno vuole combattere

Art and the science of generative AI: A deeper dive

Siamo ossessionati dalla performance dei modelli, dai benchmark, dai paper che urlano “abbiamo battuto GPT di 3 punti percentuali nel reasoning”. Ma il vero scontro non si gioca nei grafici colorati che girano su Twitter, si gioca su una domanda molto più scomoda: chi è l’autore quando l’intelligenza artificiale diventa co-creatrice? Non è retorica accademica, è la battaglia che deciderà il valore stesso dei contenuti nei prossimi anni. L’autorialità nell’intelligenza artificiale non è solo un tecnicismo legale, è un terremoto culturale, economico e politico che stiamo fingendo di ignorare, e sì, la parola giusta è fingendo, perché sappiamo tutti che questa discussione è inevitabile, ma ci fa comodo lasciarla sospesa finché i soldi girano.

Xiaomi sferra un pugno negli occhi al mercato degli occhiali AI

Sorpresa. Non da poco, e non da tutti. Xiaomi, la multinazionale cinese delle meraviglie elettroniche, è appena entrata a gamba tesa nel mercato degli occhiali intelligenti. Un settore che molti definiscono ancora di nicchia, ma che in realtà è il nuovo terreno di scontro per chi vuole presidiare il futuro del computing personale. Una guerra silenziosa fatta di microchip, lenti e assistenti vocali, dove chi ha il controllo dell’ecosistema può riscrivere le regole del gioco. Sì, perché qui non si vendono solo gadget: si piantano bandiere nel campo minato dell’intelligenza artificiale indossabile.

Il copyright è morto. Viva il copyright. Ma solo se lo usi bene

È un’illusione collettiva, quasi affascinante. Due vittorie legali, un sospiro di sollievo a Menlo Park e San Francisco, e un’industria che si aggrappa a parole come “fair use” con la stessa disperazione con cui i vecchi giornali cercavano click nel 2010. Ma attenzione: i giudici hanno suonato due campanelli d’allarme e sotto la superficie di queste sentenze si agita qualcosa di molto più caustico. Altro che via libera. La giungla giuridica dell’intelligenza artificiale sta diventando un labirinto di specchi, dove ogni riflesso sembra un passaggio e invece è una trappola.

Cominciamo dalla cronaca: Anthropic ha ottenuto una sentenza favorevole da parte del giudice William Alsup, che ha definito “esageratamente trasformativo” l’uso dei libri nel training di Claude, il loro LLM. Meta, dal canto suo, ha visto respinta una causa analoga grazie al giudice Vince Chhabria, che ha dichiarato che i querelanti non sono riusciti a costruire un caso decente. Una doppietta, sulla carta. Ma come ogni CTO sa, i log non mentono: e nei log di queste due sentenze ci sono più righe di codice rosso che verde.

Il copyright è morto, ma l’intelligenza artificiale lo sta ancora derubando

Microsoft è finita nuovamente sotto tiro, questa volta da un plotone d’esecuzione letterario. Un gruppo di autori ha intentato causa contro il colosso di Redmond, accusandolo di aver addestrato il suo modello di intelligenza artificiale, dal nome cinematografico Megatron, su un archivio di quasi 200.000 libri piratati. Sì, avete letto bene: non si parla di licenze opache o di ambiguità semantica nei dati web, ma di un database esplicitamente illegale. Eppure, mentre le corti USA hanno recentemente respinto casi simili contro Meta e Anthropic, c’è chi spera che la terza volta sia quella buona.

Il futuro non è scritto, ma sarà tracciato: il bluff dell’AI musicale è finito

Deezer ha appena iniziato ad apporre etichette di avviso ” generate dall’IA ” sugli album, dopo aver rilevato fino a 20.000 tracce create da robot ogni giorno (un aumento rispetto alle 10.000 di tre mesi fa). Ci sono ascolti gonfiati da bot farm? Royalties ridotte. È l’IA che combatte l’IA per bloccare lo spam nelle playlist: chiamatela Shazam contro le frodi.

Nel 2023, il settore musicale ha vissuto il suo “Napster moment”. Solo che questa volta non c’era un adolescente californiano in garage a minacciare l’ordine costituito, ma un fantasma digitale che cantava con la voce di Drake e The Weeknd. Heart on My Sleeve non era una hit come le altre: era un colpo di stato algoritmico. Una dichiarazione di guerra alla filiera dell’industria musicale. Nessun contratto, nessun permesso, solo milioni di stream e un sistema impreparato a distinguere l’originale dal simulacro.

Da quel momento, il dogma dell’autenticità è imploso. Se tutto può sembrare Drake, chi è più davvero Drake?

Getty Images contro l’AI generativa: quando la battaglia per il copyright diventa una serie legale a puntate

Nel grande teatro della proprietà intellettuale, Getty Images recita il ruolo dell’eroe stanco ma determinato, intento a difendere la sua galleria di milioni di immagini da un nemico nuovo, veloce e sfuggente: l’intelligenza artificiale generativa.

Chi copia davvero? l’ipocrisia dei big tech e la giurisprudenza che comincia a mordere

Ora, mettiamoci la cravatta e parliamo di chi davvero legge tutto, impara da tutto, e poi ti dice che è tutta farina del suo sacco: le Big Tech. Quelle che hanno costruito modelli da centinaia di miliardi di parametri “leggendo” praticamente tutto ciò che internet aveva da offrire, dai forum ai romanzi, dai blog alle tesi universitarie. Hanno divorato dati come pazzi al buffet di un matrimonio, e ora si indignano se qualcuno li accusa di essersi serviti due volte.

La narrativa ufficiale è elegante, quasi poetica: “non copiamo, addestriamo”. Tecnicamente corretto, sì. Ma la legge  soprattutto quella sul copyright  non è ancora pronta a questa poesia computazionale. E quindi i tribunali hanno cominciato a scrivere un nuovo capitolo. E qui il gioco si fa interessante.

Il rischio di perdere la creatività: l’intelligenza artificiale tra potere e protezione dei diritti d’autore

We will lose an immense growth opportunity if we give our work away at the behest of a handful of powerful overseas tech companies, and with it our future income, the UK’s position as a creative powerhouse, and any hope that the technology of daily life will embody the values and laws of the United Kingdom.

Quando personalità di spicco come Paul McCartney, Elton John, Ian McKellen e Dua Lipa scendono in campo per una causa, non si tratta di una causa qualunque. Lo scorso mese, queste figure di spicco, insieme ad altri nomi di peso del settore creativo britannico, hanno sottoscritto una lettera aperta che non solo ha scosso il mondo della cultura e dell’intrattenimento, ma ha anche sollevato una questione delicatissima: quella dei diritti d’autore nell’era dell’intelligenza artificiale. La questione è tanto semplice quanto esplosiva: le aziende che sviluppano IA dovrebbero essere obbligate a rivelare quali opere protette da copyright sono state utilizzate per addestrare i loro modelli?

Copyrightpocalypse: come la guerra per l’AI sta cannibalizzando Washington

Elon Musk voleva mangiarsi la torta e farsela servire dal Congresso. Ma stavolta gli è rimasta di traverso. Il tentativo di prendere il controllo dell’Ufficio Copyright statunitense roba da nerd che scrivono documenti noiosi da 300 pagine che nessuno legge, ma che decidono il futuro dell’intelligenza artificiale si è trasformato in un boomerang politico, giuridico, e pure un po’ esistenziale. Una guerriglia tra oligarchi della Silicon Valley, populisti a caccia di vendette, e funzionari pubblici buttati giù dal treno in corsa senza biglietto di ritorno.

Meno scraping, più sharing: la nuova mossa di Wikipedia per l’AI

Con un colpo di scena in stile open-source, la Wikimedia Foundation ha deciso di affrontare di petto uno dei problemi più spinosi dell’era AI: il sovrasfruttamento dei contenuti da parte degli scraper automatizzati. Lo fa non chiudendo, ma aprendo meglio: nasce così un dataset pensato appositamente per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.

Caso Ghibli. Arte e Intelligenza Artificiale: nessun copyright se immagini generate con l’AI

Il tema della violazione del diritto d’autore a causa delle tante e recenti applicazioni basate sull’intelligenza artificiale sta assumendo una dimensione più che rilevante a livello globale e locale. Da un lato, l’AI generativa offre opportunità straordinarie per artisti e creativi; dall’altro, solleva interrogativi etici e giuridici sulla tutela delle opere, come evidenziato dal recente rilascio di un aggiornamento di ChatGPT che consente di generare immagini nello stile di Studio Ghibli, la celebre casa di animazione fondata da Hayao Miyazaki. Il leggendario regista, oggi 84enne, aveva già espresso il suo disappunto nel 2016, definendo “assolutamente disgustosa” l’idea di una creazione AI ispirata alle sue opere. Ora, che il tema sia particolarmente delicato e al limite della legalità lo riconosce implicitamente lo stesso Sam Altman, fondatore di OpenAI, intervenuto sul tema dichiarando che l’azienda sta “rifiutando alcune creazioni che non potrebbero essere consentite, stiamo aggiustando questo aspetto il prima possibile”.

Perché non si possono cancellare libri, testi e musica dai modelli AI. Il segreto dei dati di addestramento

Il tema del copyright e dei diritti d’autore in relazione all’intelligenza artificiale è un argomento complesso che tocca questioni legali, etiche e creative, ma anche aspetti tecnici legati alla struttura stessa degli LLM. Con il rilascio di modelli di AI sempre più sofisticati, capaci di generare testi, musica, immagini e altri contenuti, il dibattito su come vengano utilizzati i dati per “addestrare” questi sistemi e le implicazioni per i detentori dei diritti su queste opere è di grande attualità.

Quando ci si domanda se sia possibile tentare di rimuovere libri, articoli, immagini, musica e quant’altro dai modelli di AI – come spesso richiedono i detentori dei diritti stessi – la risposta è che nella pratica è un task estremamente difficile e spesso impossibile da realizzare in modo efficace.

Giudice respinge la richiesta di bloccare Anthropic dall’utilizzare musica protetta da copyright per l’addestramento dell’IA, deregulation

Nel teatro sempre più affollato delle dispute legali tra giganti tecnologici e detentori di diritti d’autore, l’ultimo atto ha visto protagonista Anthropic, una società di intelligenza artificiale, e un consorzio di editori musicali capeggiato da Universal Music Group (UMG). Questi ultimi avevano avanzato una richiesta preliminare per impedire ad Anthropic di utilizzare testi di canzoni protetti da copyright nell’addestramento del suo chatbot, Claude. Tuttavia, il giudice federale della California, Eumi Lee, ha respinto tale richiesta, definendola “troppo ampia” e priva di prove concrete di un “danno irreparabile” causato agli editori.

La querelle ha avuto inizio nel 2023, quando UMG, insieme a Concord e ABKCO, ha intentato una causa contro Anthropic, accusandola di aver violato i diritti d’autore su testi di almeno 500 canzoni di artisti del calibro di Beyoncé, The Rolling Stones e The Beach Boys. Secondo gli editori, Anthropic avrebbe utilizzato questi testi senza autorizzazione per addestrare Claude a rispondere alle richieste degli utenti. Una mossa che, a loro dire, minerebbe il mercato delle licenze e causerebbe perdite economiche significative.​

Meta sotto accusa: editori e autori francesi fanno causa per violazione del copyright

Una nuova battaglia legale scuote il mondo della tecnologia e dell’editoria. Questa volta arriva dalla Francia, dove editori e autori hanno intentato una causa contro Meta Platforms Inc., accusando il colosso tech di aver utilizzato senza autorizzazione i loro libri per addestrare i propri modelli di AI generativa. La denuncia, depositata questa settimana presso un tribunale parigino specializzato in proprietà intellettuale, rappresenta una delle prime azioni legali di questo tipo in Francia e si inserisce all’interno di quella più ampia ondata globale di contenziosi sull’uso dei dati per l’addestramento dell’AI.

Giurisprudenza sull’Intelligenza Artificiale: Thomson Reuters vince una storica causa sul copyright

Il 12 febbraio 2025, il giudice distrettuale degli Stati Uniti per il Delaware, Stephanos Bibas, ha emesso una sentenza parziale a favore di Thomson Reuters nella causa per violazione del copyright contro Ross Intelligence, una startup di intelligenza artificiale nel settore legale. Questa decisione rappresenta una pietra miliare nella giurisprudenza relativa all’uso di dati protetti da copyright nell’addestramento di strumenti di intelligenza artificiale.

Human in the Loop: Diritti d’Autore e Intelligenza Artificiale: La Nuova Frontiera della Creatività Umana

Un recente rapporto della U.S. Copyright Office ha finalmente chiarito uno dei temi più dibattuti nel panorama della proprietà intellettuale: la possibilità di ottenere il copyright su opere realizzate con l’assistenza dell’intelligenza artificiale. Il verdetto è chiaro: un’opera generata con il supporto dell’AI può essere protetta da copyright, ma solo se un essere umano ha avuto un ruolo significativo nella sua creazione e nel suo sviluppo finale. Questa decisione stabilisce un precedente fondamentale in un’epoca in cui gli strumenti di AI stanno diventando sempre più sofisticati e diffusi nel mondo della creatività.

Mark Zuckerberg, la biblioteca dei pirati e un giallo legale da Premio Pulitzer

Immaginate la scena: un team di ingegneri di Meta, seduti in un ufficio ultra-moderno, circondati da piante che fanno più foto su Instagram di quanto non respiriamo. A un certo punto, uno di loro alza lo sguardo dal monitor e dice: “Scaricare materiale piratato da un laptop aziendale? Hmm… Non so, sembra illegale, immorale e… oh, aspetta, ho ricevuto un’email di Zuckerberg. Dobbiamo farlo comunque. Che ne dite di un emoji sorridente per stemperare l’atmosfera?”

Secondo una causa legale avviata da un gruppo di autori – Meta avrebbe utilizzato libri piratati per addestrare il suo modello di intelligenza artificiale, Llama. E non parliamo di un paio di libri scaricati distrattamente dal solito stagista. No, no: libri presi direttamente da LibGen, una sorta di “biblioteca dei pirati” con più di 33 milioni di titoli. Sì, avete capito bene: un sito che praticamente urla “Violazione di Copyright” al primo click.

Battaglia Legale sull’IA: The Intercept contro OpenAI per Violazione di Copyright

La controversia tra The Intercept e OpenAI rappresenta un passo cruciale nella lotta tra gli editori di contenuti e le aziende tecnologiche che sfruttano l’intelligenza artificiale. Un giudice federale di New York ha stabilito che The Intercept può procedere con una causa contro OpenAI, accusando l’azienda e il suo partner Microsoft di utilizzare contenuti protetti da copyright senza autorizzazione né attribuzione. Questo verdetto si inserisce in un dibattito crescente sull’uso etico dei dati per addestrare modelli di intelligenza artificiale come ChatGPT.

Perplexity vs. News Corp: La Battaglia dei Copyright in un Mondo di AI

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sta rapidamente trasformando il panorama informativo, la recente causa legale intentata da News Corp contro Perplexity AI ha sollevato un polverone di polemiche. Il titolo di questo articolo potrebbe suonare come una battuta: “Perplexity: Quando l’AI si Scontra con il Muro del Copyright”. Ma dietro l’ironia si cela una questione seria che potrebbe ridefinire le regole del gioco per i media e le tecnologie emergenti.

Il Fallimento degli AI Detectors: La Dichiarazione d’Indipendenza Americana Come Testo Generato dall’Intelligenza Artificiale?

Quando gli strumenti progettati per rilevare testi scritti dall’Intelligenza Artificiale etichettano capolavori storici come la Dichiarazione d’Indipendenza come frutto di un’intelligenza sintetica, sorgono serie domande sulla loro affidabilità. Se testi iconici come questo vengono identificati come prodotti da chatbot, ci si interroga su quanto possiamo realmente fare affidamento su tali strumenti, soprattutto in ambito educativo e professionale, dove la posta in gioco è alta.

Feryal Clark e la Nuova Legislazione sul Copyright per l’IA: Un Passo Indietro

Il ministro britannico per l’intelligenza artificiale, Feryal Clark, ha recentemente fatto un passo indietro riguardo alla proposta di una nuova legislazione sul copyright per l’addestramento dell’intelligenza artificiale (IA). In una dichiarazione, Clark ha affermato che il governo sta cercando “una via da seguire” che potrebbe non richiedere necessariamente l’introduzione di leggi specifiche. Questo cambiamento di direzione è significativo, considerando le crescenti preoccupazioni espresse dai settori creativi riguardo all’uso di contenuti protetti da copyright da parte degli sviluppatori di IA.

Per la Prima Volta, OpenAI Fornirà Accesso ai Suoi Dati di Addestramento per Verificare Se Sono State Utilizzate Opere Protette da Copyright per Alimentare la Sua Tecnologia

In un importante sviluppo nelle battaglie legali in corso riguardanti l’intelligenza artificiale e il copyright, OpenAI ha accettato di concedere agli autori l’accesso ai suoi dati di addestramento. Questa decisione è parte di un accordo legale con autori di spicco, tra cui Sarah Silverman, Paul Tremblay e Ta-Nehisi Coates, che stanno citando in giudizio l’azienda per aver presumibilmente utilizzato le loro opere protette da copyright senza permesso o compenso.

L’Intelligenza Artificiale ruberà la tua voce? La storia di Paul e Linnea

Immagina di ascoltare un podcast e di sentire la tua stessa voce che ti avverte che presto potresti essere sostituito da una macchina. Incredibile vero? Eppure è esattamente quello che è successo a Paul Skye Lehrman, doppiatore di New York, quando lui e la sua compagna, Linnea Sage, stavano guidando ascoltando un episodio sugli scioperi degli artisti e degli sceneggiatori a Hollywood e sull’Intelligenza Artificiale. Ma cosa è successo?

Artisti australiani in allarme: l’Intelligenza Artificiale minaccia la creatività e i guadagni

Secondo un ampio studio commissionato dall’organizzazione per i diritti musicali APRA AMCOS, alcuni dei più grandi nomi della musica australiana ritengono che l’Intelligenza Artificiale possa avere un impatto devastante sull’industria musicale e sui loro guadagni.

Anthropic affronta class action per violazione Copyright

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale (IA) ha assunto un ruolo cruciale nel panorama della sicurezza informatica, trasformando i pirati informatici in “nuovi pirati” a caccia di dati. Questi attaccanti utilizzano tecnologie avanzate per affinare i loro metodi e ampliare l’estensione degli attacchi, sfruttando algoritmi di machine learning e deep learning per ottenere vantaggi competitivi.

La startup di intelligenza artificiale Anthropic sta affrontando una class action in un tribunale federale della California. Tre autori sostengono che l’azienda ha usato impropriamente i loro libri e molti altri per addestrare il chatbot AI Claude, ha riportato Reuters.

Copyright: Le azioni legali contro Stability AI, Midjourney, DeviantArt e Runway

Le azioni legali contro Stability AI, Midjourney, DeviantArt e Runway continuano a svilupparsi dopo recenti sentenze che hanno sollevato interrogativi significativi sulla legalità dell’uso di opere d’arte per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Queste cause sono state avviate da artisti che accusano le aziende di violazione del copyright (Digital Millennium Copyright Act (DCMA), sostenendo che i loro software hanno utilizzato milioni di immagini senza il consenso degli autori.

RIAA cita 2 AI music companies per violazione del copyright

Le principali etichette discografiche hanno citato in giudizio due società di musica AI per l’uso di registrazioni protette da copyright nei loro modelli.

La Recording Industry Association of America (RIAA) ha avviato cause contro Suno e Udio per conto di Universal Music Group, Sony Music Entertainment e Warner Records, chiedendo conferme di violazione dei diritti d’autore, ordini di cessazione e danni fino a $150.000 per opera violata.

Partnership tra Google e News Corp per contenuti AI

Google ha concluso un accordo con News Corp. per pagare alla società di media tra 5 e 6 milioni di dollari all’anno per sviluppare contenuti e prodotti relativi all’intelligenza artificiale, ha riportato The Information .

Come abbiamo spesso scritto l’intesa sarebbe l’ultimo anello di una lunga catena di accordi per riuscire a sfruttare legalmente i contenuti degli archivi delle testate per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale.

L’accordo fa parte di una partnership più lunga tra le due società, ha aggiunto il notiziario , citando un dipendente di News Corp. e una persona vicina all’accordo.

OpenAI ha firmato lunedì un accordo con il Financial Times per utilizzare i suoi contenuti per addestrare modelli di intelligenza artificiale. Ha firmato accordi con altri editori, tra cui Axel Springer, il quotidiano francese Le Monde, il conglomerato mediatico spagnolo Prisa Media, l’Associated Press, l’American Journalism Project e la NYU.

Martedì OpenAI e Microsoft sono state citate in giudizio anche dall’hedge fund Alden Global Capital per presunta violazione, ha riferito il New York Times . Alden possiede otto quotidiani, tra cui The New York Daily News, The Chicago Tribune e The San Jose Mercury News.


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