Tag: Economia

Ue-Cina, lo scontro sull’Industrial Acceleration Act: Bruxelles vuole il suo Made in Europe, Pechino grida al protezionismo

Nelle ultime due settimane la temperatura nei rapporti tra Bruxelles e Pechino è salita parecchio. Al centro del braccio di ferro c’è l’Industrial Acceleration Act, la proposta della Commissione europea presentata lo scorso mese di marzo per riportare l’industria al 20% del Pil continentale entro il 2035. Un’ambizione che suona quasi nostalgica per un’Europa che ha visto la propria quota manifatturiera scendere al 14,3%, ma che Pechino considera un attacco diretto al suo modello di esportazioni.

FMI rivede al ribasso le previsioni: la guerra in Medio Oriente frena il mondo, con l’Italia inchiodata allo 0,5% e il debito che non molla

Il Fondo Monetario Internazionale ha spento gli ultimi fuochi di ottimismo residuo. Nel World Economic Outlook di aprile 2026, appena presentato a Washington, l’economia globale viene ridimensionata al 3,1% di crescita per quest’anno, due decimi in meno rispetto alle stime di gennaio, mentre il 2027 si ferma al 3,2%. Un rallentamento modesto sulla carta, ma che nasconde un rischio ben più serio: se il conflitto in Medio Oriente, scoppiato alla fine di febbraio, dovesse prolungarsi o intensificarsi, si potrebbe arrivare alla “più grande crisi energetica dei tempi moderni”, con il Pil mondiale che crolla al 2% e l’inflazione che schizza al 6%. In pratica, una postura recessiva globale.

Due Sessioni. Crescita al 5% e nervi saldi: perché la Cina rallenta, ma resta una locomotiva per l’economia globale

Durante l’apertura delle Due Sessioni, il momento politico più importante dell’anno per la leadership cinese, il premier Li Qiang ha presentato davanti all’Assemblea Nazionale del Popolo un obiettivo di crescita del Pil per il 2026 compreso tra il 4,5% e il 5%. Si tratta del livello più basso fissato ufficialmente dalla Cina dal 1991, escludendo l’anomalia del 2020 durante la pandemia. Il dato fotografa un cambio di fase per la seconda economia mondiale guidata dal presidente Xi Jinping. Dopo decenni di espansione a ritmi quasi vertiginosi, la crescita cinese rallenta e diventa più selettiva. Non è un crollo, ma una scelta strategica che riflette pressioni interne e un contesto internazionale decisamente più turbolento rispetto al passato.

AI cercasi: perché l’intelligenza artificiale in Italia resta in beta permanente

Diciamoci la verità: nel nostro Paese amiamo parlare di intelligenza artificiale. La evochiamo nei convegni, la celebriamo nei piani industriali, la inseriamo nei documenti strategici e la citiamo, spesso con una certa disinvoltura, nei discorsi di politici e pubblici amministratori. Poi però, quando si passa dalle slide ai bilanci aziendali, l’AI sembra ancora una promessa più che una leva strutturale di competitività. A dirlo, questa volta, non sono gli osservatori stranieri o le classifiche internazionali, ma i dati dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, che fotografano una realtà meno scintillante di quanto suggerisca la narrativa.

Stagflazione nell’era dell’AI? Perché il Pil Usa rallenta nonostante il boom dell’intelligenza artificiale

A leggere i numeri che chiudono il 2025 dell’economia americana si nota un paradosso. Mentre le conferenze sull’intelligenza artificiale celebrano aumenti di produttività, automazione intelligente e una nuova età dell’oro digitale, il Pil degli Stati Uniti rallenta bruscamente all’1,4% nel quarto trimestre, con un’inflazione che risale al 2,9% secondo l’indice Pce, quello preferito dalla Federal Reserve. In altre parole, l’economia più tecnologicamente avanzata del pianeta corre sull’AI ma inciampa sulla crescita.

L’adozione dell’AI nelle imprese italiane: i numeri Istat

L’intelligenza artificiale nelle imprese italiane non è più un esperimento da laboratorio né un vezzo da innovatori precoci. Secondo l’indagine Istat 2025, l’adozione di soluzioni di AI è raddoppiata in un solo anno, raggiungendo il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti. Un dato che segna un’accelerazione netta rispetto al 2024 (8,2%) e che racconta un sistema produttivo che, con passo misurato ma deciso, ha iniziato a muoversi. Attenzione però: non siamo ancora in una rivoluzione. Piuttosto in una evoluzione controllata, fatta di entusiasmo, cautela e una buona dose di fogli Excel ancora molto amati.

Economia USA: l’IA sta indubbiamente contribuendo all’economia

Negli ultimi mesi si è parlato molto di un rallentamento dell’economia statunitense, ma i dati economici non forniscono prove convincenti a riguardo.

L’ultimo esempio è stato il rapporto sull’occupazione di settembre, pubblicato lo scorso venerdì, che ha sorpreso positivamente le aspettative. Secondo il sondaggio sulle aziende, l’economia ha creato 254.000 nuovi posti di lavoro a settembre, superando la media mensile degli ultimi 12 mesi, pari a 203.000. Anche i dati di luglio e agosto sono stati rivisti al rialzo, rispettivamente di 55.000 e 17.000 posti.

L’Impatto globale dell’Intelligenza Artificiale sull’economia e sull’occupazione entro il 2030

Gli analisti di International Data Corporation (IDC) hanno pubblicato un nuovo studio intitolato ‘The Global Impact of Artificial Intelligence on the Economy and Jobs‘, che esamina come l’AI influenzerà la crescita economica e il mercato del lavoro a livello globale e regionale. Secondo le previsioni, entro il 2030, l’Intelligenza Artificiale rappresenterà il 3,5% del PIL mondiale, con ogni dollaro speso in AI che genererà 4,6 dollari nell’economia globale.

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