Nel racconto ufficiale della modernità digitale, Internet doveva renderci liberi, connessi, autonomi. Una nuova frontiera democratica, orizzontale, capace di abbattere gerarchie e rendite di posizione. Poi, senza troppo rumore, ci siamo ritrovati a pagare un canone mensile per ascoltare musica che non possediamo, guardare film che possono sparire dal catalogo, usare software che smettono di funzionare se interrompiamo l’abbonamento. Ed eccoci qui, come osserva con lucidità e una punta di ironia Adrian Fartade: sempre più connessi, sempre meno proprietari. Sempre più utenti, sempre meno liberi. Altro che futuro: stiamo tornando al Medioevo. Solo che è digitale, patinato e con un’interfaccia molto user-friendly.