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AI e cyber sicurezza, l’allarme del FMI: innovazione più veloce e difese da rafforzare

Il Fondo Monetario Internazionale ha lanciato un avvertimento che merita attenzione e possibilmente anche qualche caffè in più nei centri di sicurezza informatica delle banche. L’intelligenza artificiale sta amplificando le minacce cyber e, se gestita con leggerezza, potrebbe trasformare un incidente digitale in uno shock macrofinanziario capace di colpire mercati, fiducia e infrastrutture critiche.

Non è un atto d’accusa contro l’AI. È piuttosto un richiamo al principio più antico della sicurezza: quando gli strumenti diventano più potenti, anche la vigilanza deve crescere di livello. Nessuno si sorprende se una cassaforte richiede una serratura migliore. Il problema nasce quando la cassaforte è l’intero sistema finanziario globale.

FMI rivede al ribasso le previsioni: la guerra in Medio Oriente frena il mondo, con l’Italia inchiodata allo 0,5% e il debito che non molla

Il Fondo Monetario Internazionale ha spento gli ultimi fuochi di ottimismo residuo. Nel World Economic Outlook di aprile 2026, appena presentato a Washington, l’economia globale viene ridimensionata al 3,1% di crescita per quest’anno, due decimi in meno rispetto alle stime di gennaio, mentre il 2027 si ferma al 3,2%. Un rallentamento modesto sulla carta, ma che nasconde un rischio ben più serio: se il conflitto in Medio Oriente, scoppiato alla fine di febbraio, dovesse prolungarsi o intensificarsi, si potrebbe arrivare alla “più grande crisi energetica dei tempi moderni”, con il Pil mondiale che crolla al 2% e l’inflazione che schizza al 6%. In pratica, una postura recessiva globale.

Davos 2026, il mondo nuovo spiegato a chi sperava nel tasto ‘ripristina’

Se Davos avesse un cartello luminoso all’uscita, quest’anno probabilmente lampeggerebbe così: “Attenzione: il mondo non tornerà come prima”. È più o meno questo il succo, servito con elegante diplomazia svizzera e una certa abbondanza di slide, delle considerazioni finali del World Economic Forum. Una settimana di panel, strette di mano, grafici che salgono e grafici che scendono, ma alla fine il verdetto è corale: siamo entrati in una nuova normalità, che di normale ha solo il fatto di essere instabile.

A Davos l’AI fa discutere: Lagarde chiede regole, Georgieva teme lo tsunami sul lavoro

A Davos, tra un cappuccino da 12 franchi e una tavola rotonda sulla “resilienza globale”, quest’anno l’intelligenza artificiale è riuscita in un’impresa notevole: mettere d’accordo banchieri centrali e capi del Fondo monetario internazionale sul fatto che stiamo correndo molto più veloci di quanto sappiamo guidare. Non è poco. Le considerazioni finali di Christine Lagarde e Kristalina Georgieva, arrivate dal palco conclusivo del World Economic Forum, suonano come due capitoli dello stesso romanzo: uno parla di regole e cooperazione, l’altro di lavoro che cambia e salari che scricchiolano.

Il linguaggio sotto assedio: Harari, AI e la prossima crisi del controllo umano

La visione di Yuval Noah Harari al World Economic Forum di Davos è stata tanto provocatoria quanto inquietante: l’umanità potrebbe perdere il controllo sul linguaggio, il suo “superpotere” distintivo, sotto la pressione di intelligenze artificiali sempre più autonome. Non parliamo di algoritmi passivi che suggeriscono parole o completano frasi, ma di agenti capaci di operare, decidere e influenzare sistemi complessi, dai mercati finanziari alle religioni organizzate, sfruttando la pura forza delle parole. Il linguaggio, che ha permesso a Sapiens di costruire civiltà e creare fiducia tra sconosciuti, rischia di diventare territorio esclusivo delle macchine.

Harari non ha usato mezze misure. La sua analisi parte dal concetto che leggi, mercati e credenze religiose sono strutture costruite interamente sul linguaggio. Quando le parole diventano strumenti di dominio, e i sistemi di AI apprendono, manipolano e sintetizzano enormi quantità di testo, il rischio non è più fantascientifico: è istituzionale. Citando i testi sacri di religioni come ebraismo, cristianesimo e islam, Harari suggerisce che le macchine potrebbero assumere il ruolo di interpreti autoritari, modificando la percezione del sacro senza bisogno di emozioni o coscienza.

Proof over Promise: perché a Davos l’intelligenza artificiale ha smesso di essere hype

A Davos, tra una dichiarazione geopolitica e una stretta di mano strategica, c’è sempre un momento in cui qualcuno prova a riportare tutti con i piedi per terra. Quest’anno ci ha pensato Accenture, insieme al World Economic Forum, con uno studio dal titolo che suona come un avvertimento più che come uno slogan: Proof over Promise. Tradotto in linguaggio non da consulenti: basta parlare di quello che l’intelligenza artificiale potrebbe fare, guardiamo a quello che sta già facendo.

Dario Amodei chip AI, Davos e la geopolitica dell’ipocrisia tecnologica

A Davos, tra un panel sulla sostenibilità e una colazione a base di consenso multilaterale, Dario Amodei ha deciso di alzare il volume. Non di poco. Ha preso una decisione amministrativa degli Stati Uniti, l’autorizzazione all’export di chip AI Nvidia H200 e di una linea AMD verso clienti cinesi “approvati”, e l’ha paragonata alla vendita di armi nucleari alla Corea del Nord. Non metaforicamente. Letteralmente. A quel punto la stanza era silenziosa, mentre a Santa Clara qualcuno probabilmente stava urlando contro un telefono acceso.

Davos 2026: il ritorno della legge del più forte. Trump, l’Europa e il mondo sull’orlo di una nuova era

A Davos, in questi primi due giorni del World Economic Forum, l’aria è quella delle grandi svolte che nessuno osa chiamare per nome. La cittadina svizzera, che ogni gennaio si trasforma nel centro di gravità del potere globale, oggi sembra più un osservatorio sismico che il salotto buono della globalizzazione. Tutti sentono le scosse, pochi fingono di non accorgersene. Il tema ufficiale è “Uno spirito di dialogo”, ma basta attraversare i corridoi del centro congressi per capire che qui il dialogo è diventato un esercizio di equilibrio su una faglia geopolitica che si allarga.

Infografica. Outlook FMI: l’AI assorbe lo shock dei dazi, Europa fanalino di coda

Nel World Economic Outlook Update di gennaio 2026, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) certifica la resilienza dell’economia globale: la crescita mondiale per il 2026 è confermata al 3,3% (+0,2% rispetto alle stime di ottobre 2025), in linea con il 2025, mentre per il 2027 si prevede un lieve rallentamento al 3,2% (invariato). Nonostante il rischio significativo rappresentato da una possibile nuova escalation delle tariffe commerciali (legate alle politiche protezionistiche USA), l’economia mondiale regge grazie al boom tecnologico trainato dall’intelligenza artificiale.

Davos 2026. I Ceo italiani tra ottimismo e realtà: l’AI corre, le aziende inseguono

A Davos l’aria è sempre quella delle grandi promesse, ma quest’anno i numeri di PwC hanno il merito di riportare la conversazione su un terreno più concreto. La 29esima Ceo Survey presentata al World Economic Forum racconta un’Italia imprenditoriale che guarda al futuro con un certo sorriso sulle labbra, ma con le scarpe ancora un po’ impantanate nella realtà. Il 62 per cento dei Ceo italiani prevede una crescita dell’economia globale nei prossimi dodici mesi, in linea con il resto del mondo. Sull’economia di casa nostra l’entusiasmo si raffredda, ma resta comunque una fiducia diffusa che si riflette anche nei numeri di fatturato e margini, cresciuti più della media globale.

Davos, utili tech e la grande stanchezza dell’intelligenza artificiale

C’è un momento, nei mercati e nelle tecnologie, in cui il rumore di fondo diventa talmente alto da trasformarsi in silenzio. È quello che sta accadendo questa settimana, tra dazi evocati come armi negoziali, CEO in piumino che sorridono davanti alle telecamere e un’intelligenza artificiale che da promessa salvifica sta rapidamente diventando una voce di costo da spiegare agli investitori. Davos è tornata, Netflix e Intel stanno per parlare, Trump agita la Groenlandia come se fosse una leva finanziaria, e sotto la superficie si muove una domanda semplice e scomoda: chi sta davvero creando valore e chi sta solo consumando elettricità.

L’economia globale 2025: tra protezionismo, AI e illusioni di resilienza

C’è qualcosa di stranamente familiare nel World Economic Outlook di ottobre 2025: il mondo non cresce, ma continua a raccontarsi che lo farà presto. Il Fondo Monetario Internazionale parla di un’economia “in flusso”, un eufemismo elegante per dire che nessuno sa più esattamente dove stiamo andando. Dopo anni di crisi concatenate, tra pandemie, guerre commerciali, crisi energetiche e boom tecnologici a intermittenza, la globalizzazione sembra un software che ha smesso di ricevere aggiornamenti, ma che nessuno ha ancora il coraggio di disinstallare.

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