La nuova ossessione delle aziende non è costruire agenti AI è governarli
Microsoft ha appena pubblicato un documento strategico che, in qualsiasi altro contesto, sarebbe passato come una noiosa whitepaper da compliance officer. E invece no. Qui c’è una bomba a orologeria per chi sta già distribuendo agenti AI in azienda con lo stesso entusiasmo con cui un team marketing apre un nuovo canale TikTok. La chiamano “Agent Governance” e, se sei un CEO o un CTO che prende sul serio le proprie responsabilità, dovresti leggerla come fosse un avviso di audit dell’FBI recapitato via PEC.
Governo. Controllo. Supervisione. Tre parole che il mondo tech ha trattato come un’infezione da evitare a tutti i costi per due decenni. Ma ora che gli agenti AI sono abbastanza intelligenti da inviare email, accedere a database, prendere decisioni e (a quanto pare) anche prenotare voli aziendali su Expedia, improvvisamente il concetto di “autonomia” sta iniziando a sembrare un po’ meno sexy. Un po’ meno “AI co-pilot”, un po’ più “AI sindacalista con potere esecutivo”.