Ci sono innovazioni che fanno rumore perché il marketing le spinge, altre perché gli investitori hanno bisogno di una nuova narrativa, altre ancora perché qualcuno ha deciso che è il momento giusto per cambiare nome a qualcosa che esiste già. Poi, raramente, arrivano quelle che quando le tocchi ti costringono a fermarti un secondo, alzare lo sguardo dallo schermo e pensare oh dannazione, qui cambia davvero tutto. MCP, Model Context Protocol, appartiene a questa seconda, rarissima categoria.
MCP non è un altro framework, non è una libreria con una documentazione brillante e un futuro incerto, non è l’ennesimo tentativo di rendere gli LLM un po’ meno ciechi. MCP è un cambio di piano cartesiano. Sposta l’asse della discussione dall’intelligenza artificiale che parla all’intelligenza artificiale che agisce. Chi continua a trattare i modelli come sofisticati chatbot rischia di restare intrappolato in una visione del 2023 mentre il 2025 sta già bussando con insistenza.
