Meta ha appena ribaltato il tavolo, con la stessa teatralità con cui un imperatore romano decide di riscrivere le regole del gioco. Dopo mesi di indiscrezioni e fughe di notizie, l’azienda di Mark Zuckerberg ha ufficializzato la dissoluzione del vecchio dipartimento di intelligenza artificiale per sostituirlo con un nuovo organismo dal nome volutamente ambizioso: Meta Superintelligence Labs. La sigla, MSL, sembra uscita da un romanzo di fantascienza più che da una nota aziendale, ma in fondo questa è la cifra di Meta: vendere la visione di un futuro che non esiste ancora, come se fosse già scritto nel codice sorgente dell’universo.
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Quando Mark Zuckerberg decide di mettere una bandiera su un concetto come “superintelligenza”, non lo fa per ragioni estetiche. Lo fa perché ha capito che, nella corsa alla costruzione della prossima egemonia cognitiva, la velocità non basta. Serve massa critica di talento, controllo narrativo e il potere economico per trasformare l’intuizione in dominio. Con la nomina di Shengjia Zhao, uno dei co-creatori di ChatGPT, come Chief Scientist di Meta Superintelligence Labs, il messaggio è chiaro: questa non è una startup da garage, è la nuova DARPA dell’intelligenza artificiale.