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Meta mette in pausa Mercor: il lato nascosto dei dati AI diventa un problema pubblico

Quando si parla di intelligenza artificiale, l’attenzione si concentra quasi sempre sui modelli, sulle prestazioni e sulle sfide etiche. Molto più raramente si guarda a ciò che rende possibile tutto questo: i dati. Eppure è proprio lì, dietro le quinte, che si è consumato il caso che ha spinto Meta a interrompere, senza una scadenza definita, ogni collaborazione con Mercor.

Algoritmi sotto processo: perché la sentenza contro Meta e Google rischia di cambiare per sempre l’ingegneria dell’attenzione dei social

Una giuria di Los Angeles ha fatto qualcosa che per anni è sembrato impensabile: spostare il fuoco del dibattito dai contenuti al codice. La condanna di Meta e Google segna un precedente destinato a pesare più di qualsiasi multa miliardaria. Non si tratta più di chiedersi cosa circola sulle piattaforme, ma come quelle piattaforme sono state progettate per funzionare. E qui il discorso prende una piega completamente diversa.

Meta, dai visori agli algoritmi: tagli all’interno dei Rality Labs e accelerazione sull’AI

Nel laboratorio del futuro di Meta, l’intelligenza artificiale non è solo una priorità tecnologica, ma una leva di riorganizzazione industriale. L’annuncio di circa 700 licenziamenti, concentrati in larga parte nella divisione Reality Labs, racconta molto più di una semplice operazione di contenimento dei costi. Racconta un cambio di paradigma.

Meta affida i social all’AI: dalla moderazione umana all’algoritmo onnipresente

La moderazione dei social media sta per cambiare pelle. Non con una rivoluzione improvvisa, ma con una transizione silenziosa e profondamente strutturale. Meta ha annunciato l’intenzione di ridurre progressivamente il controllo umano sulle proprie piattaforme, affidando sempre più responsabilità a sistemi di intelligenza artificiale. Non è solo una questione di efficienza. È un cambio di paradigma che ridefinisce il rapporto tra tecnologia, responsabilità e libertà di espressione. E, come spesso accade quando entra in gioco l’AI, la promessa è ambiziosa quanto le incognite.

Smart glasses, la nuova corsa all’oro digitale: Alibaba sfida EssilorLuxottica e il mercato si aggiusta gli occhiali

Gli occhiali intelligenti non sono più un esperimento da laboratorio né un gadget da early adopter. Sono diventati il nuovo terreno di scontro tra big tech, gruppi industriali e piattaforme digitali. L’ultima mossa arriva dalla Cina, dove Alibaba si prepara a lanciare i propri smart glasses con intelligenza artificiale, alimentando una competizione che sta già facendo tremare i mercati.

Alexander Wang e la “super intelligenza personale”: la visione di Meta tra ambizione globale e responsabilità sociale

All’AI Impact Summit 2026 in India, tra dichiarazioni altisonanti e promesse di futuro imminente, Alexander Wang, chief AI officer di Meta e fondatore di Scale AI, ha scelto una chiave narrativa quasi intima per raccontare l’intelligenza artificiale. È partito da Los Alamos, New Mexico, città simbolo della scienza applicata alle grandi svolte storiche, per spiegare come l’idea che la tecnologia debba servire la società non sia per lui uno slogan ma un imprinting culturale. Crescere in un luogo dove la ricerca ha cambiato il corso della storia lascia il segno e Wang sembra volerlo imprimere anche nella traiettoria dell’AI contemporanea.

Meta accende il reattore: quando l’AI chiede energia, Zuckerberg risponde con il nucleare

Se c’è una cosa che l’intelligenza artificiale ama quasi quanto i dati è l’energia elettrica. Tanta, tantissima, possibilmente sempre disponibile. Non stupisce quindi che anche Meta, la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp, abbia deciso di seguire la strada già battuta da altre Big Tech: puntare sul nucleare per alimentare i propri data center.

Avocado, il frutto proibito: Meta volta le spalle all’open source per paura della Cina

Si chiamerebbe proprio così, Avocado, il nuovo modello di intelligenza artificiale di Meta, il prossimo passo verso quella che il colosso americano definisce la sua “superintelligenza”. Secondo Bloomberg, Avocado sarà rilasciato entro la prossima primavera ma non in modalità open source.

Meta paga i giornali: la redenzione di chi nel 2015 promise l’oro con gli Instant Articles e poi lasciò tutti con le briciole in mano?

Mentre Google finisce nel mirino della FIEG per gli AI Overviews, Meta sceglie la via diplomatica per nutrire il suo assistente AI con notizie fresche. È successo quello che fino a sei mesi fa sembrava fantascienza: un colosso tech ha aperto il portafoglio e ha detto ai giornali “vi paghiamo per usare i vostri contenuti”. Dopo il disastro degli Instant Articles (ve li ricordate? Parliamo del 2015) stavolta giura che paga davvero. Ci crediamo?

META sotto accusa: rivelazioni scioccanti dalle carte giudiziarie su come protegge (o no) i più giovani

Negli ultimi giorni una valanga di documenti giudiziari appena resi pubblici ha colpito Meta con accuse tanto pesanti quanto imbarazzanti per un gigante della tecnologia. I querelanti, in una causa multidistrettuale, sostengono che l’azienda abbia a lungo ignorato segnali interni di pericolo, sacrificando la sicurezza dei minori sull’altare della crescita. Dietro l’immagine patinata di Instagram come spazio creativo si nasconderebbe, secondo le denunce, un ecosistema pericoloso regolato da scelte sistematiche che privilegiano l’engagement rispetto alla protezione.

Le conseguenze dell’uscita di Yann Lecun da Meta e la corsa globale alla superintelligenza

A volte le aziende tecnologiche si ostinano a credere che il futuro sia solo una questione di iterazioni rapide, modelli più grandi, infrastrutture più costose. Poi arriva una notizia come quella dell’uscita di Yann LeCun da Meta a fine 2025 e il mercato capisce che la partita dell’intelligenza artificiale non si vince soltanto con capitali e GPU. La si vince con visione, ostinazione e una certa dose di insofferenza verso la burocrazia interna. Non è un caso che il fondatore del FAIR lab decida di lasciare Menlo Park proprio nel momento in cui la parola superintelligence rimbalza ovunque come un mantra da executive agitati.

META premia l’impatto guidato dall’AI

Meta ha deciso che il futuro dei propri dipendenti non sarà misurato dal numero di righe di codice scritte ma dalla capacità di generare impatto attraverso l’intelligenza artificiale. Una mossa che profuma di svolta epocale e che inserisce la keyword AI driven impact al centro della nuova narrativa aziendale. La notizia arriva con la puntualità di un annuncio strategico ben calibrato, accompagnata da quel tono asciutto che nelle grandi aziende anticipa cambiamenti culturali destinati a ridisegnare la gerarchia delle competenze. Per Meta l’AI non è più uno strumento ma una lente attraverso cui valutare produttività, ambizione e contributo al business.

META investe $1B in AI data center in Wisconsin utilizzando la dry-cooling technology

La notizia pesa: Meta Platforms ha ufficialmente avviato i lavori per un campus di data center ottimizzato per l’intelligenza artificiale a Beaver Dam, Wisconsin (USA), con un investimento superiore a 1 miliardo di dollari. Questo non è un semplice centro dati, ma la “trentesima” struttura globale del gruppo, progettata espressamente per “workload ambiziosi di AI”.

META rischia di perdere Yann Lecun, il suo cervello più brillante sull’intelligenza artificiale

Meta sta per perdere uno dei suoi simboli più riconosciuti nell’intelligenza artificiale. Yann LeCun, chief AI scientist del gruppo e figura leggendaria nel campo del deep learning, sarebbe pronto a lasciare l’azienda per fondare la propria startup. Lo riporta il Financial Times, citando fonti anonime vicine al progetto. La notizia non è ancora ufficiale, ma nel settore il rumore è assordante.

META e la nuova corsa all’oro dell’intelligenza artificiale

Quando Mark Zuckerberg parla di 600 miliardi di dollari in spese di capitale entro il 2028, non sta solo alzando l’asticella degli investimenti in infrastrutture digitali. Sta ridefinendo il concetto stesso di potere tecnologico. Meta Platforms, il gigante che molti avevano dato per invecchiato dopo il crollo del metaverso, sta tornando sulla scena globale con una strategia brutalmente concreta: costruire il futuro dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti, mattone dopo mattone, data center dopo data center.

META lancia Vibes in Europa: la distopia degli short video generati dall’intelligenza artificiale

Meta ha deciso che il futuro dell’intrattenimento non ha più bisogno dell’uomo. Con il lancio europeo di Vibes, il feed di video brevi completamente generati dall’intelligenza artificiale, il colosso di Menlo Park tenta l’ennesimo colpo di mano nel già sovraffollato panorama dei social media. L’app, integrata in Meta AI, promette un’esperienza “collaborativa” e “creativa” dove ogni clip è prodotta da algoritmi generativi, un TikTok in cui nessuno balla, nessuno registra, ma tutti scrollano. In apparenza è la nuova frontiera del video sociale. In sostanza è la versione sintetica della creatività umana.

META e l’illusione del compute infinito

Meta ha riportato che le spese operative sono salite di 7 miliardi anno su anno e che il capex (spese in conto capitale) ha raggiunto quasi 20 miliardi in un solo trimestre. È una ondata di investimenti in infrastrutture AI e talenti che non ha ancora un “proof of revenue” convincente. Zuckerberg non ha fatto retromarcia: “non stiamo accelerando per vanità, ma per avere il compute che serve per i modelli frontieriali”.

Questa audacia ha avuto un effetto immediato: il titolo è scivolato del 12 %, cancellando oltre 200 miliardi di capitalizzazione in poche sedute. È un segnale forte: il mercato dice “non più solo promessa, voglio monetizzazione”.

Ultime notizie su Earnings Results Meta Platforms e la spinta AI

Eccoci qua, nel cuore del turbine: Meta Platforms, Inc. (ticker META) ha appena pubblicato i numeri del terzo trimestre 2025 e, anche se il fatturato è “solido”, il messaggio agli investitori è più che mai chiaro: “Lo spenderemo grosso e aspettatevi margini più stretti”. Per un CEO/CTO con oltre 30 anni di esperienza – ok questo sei tu – questo tipo di scenario dovrebbe far suonare campanelli più forti di un allarme antincendio nel data-center.

Meta ha riportato un fatturato di 51,242 milioni di dollari, in aumento del 26 % rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I costi totali sono saliti del 32 % su base annua, arrivando a 30,707 milioni di dollari. Il margine operativo è sceso al 40 % dal 43 % dell’anno precedente. Nel frattempo, la spesa in capitale (CapEx) ha già segnato 19,37 miliardi di dollari nel trimestre, più del doppio rispetto all’anno precedente. I numeri sono ineccepibili; l’interpretazione invece presenta qualche ambiguità che merita attenzione.

META taglia 600 posti nel suo laboratorio di superintelligenza per “aumentare l’efficienza”

Meta ha annunciato un nuovo taglio da circa 600 posti di lavoro nel suo laboratorio di superintelligenza, in quella che l’azienda definisce una “riorganizzazione strategica”. La notizia è stata riportata da Axios e confermata da TechCrunch, citando un memo interno firmato da Alexandr Wang, chief AI officer di Meta, che spiega come la riduzione del personale servirà a “snellire i processi decisionali” e rendere ogni membro del team “più incisivo e autonomo”.

META abdica a Intel? la scommessa audace su ARM che scuote l’architettura dell’AI

La notizia è esplosa come un fulmine in (quasi) cielo sereno: Meta Platforms e Arm Holdings hanno ufficializzato mercoledì una partnership strategica tramite la quale Meta impiegherà le piattaforme data center di Arm per potenziare i suoi sistemi di classificazione e raccomandazione. Lo scopo: sostituire (in parte) l’egemonia dell’architettura x86 con soluzioni basate su Neoverse, più efficienti dal punto di vista energetico.

Coreweave e Meta siglano il contratto miliardario che potrebbe rivoluzionare l’intelligenza artificiale

Il recente accordo da 14,2 miliardi di dollari tra Meta e CoreWeave ha suscitato scalpore nel settore dell’intelligenza artificiale, consolidando ulteriormente la posizione di CoreWeave come fornitore di infrastrutture cloud per l’IA. Questo contratto, che si estende fino al 2031 con possibilità di estensione, garantirà a Meta l’accesso ai sistemi Nvidia GB300, fondamentali per l’esecuzione di modelli linguistici avanzati e altre applicazioni di intelligenza artificiale.

Meta userà le tue chat con l’AI per bombardarti di pubblicità

Dal 16 dicembre userà le conversazioni con la sua AI per personalizzare pubblicità, gruppi e feed. In altre parole, se chiedi a Meta AI quale scarponcino sia meglio per un trekking, preparati a vedere inserzioni, post e suggerimenti sul tema, perché la macchina pubblicitaria di Menlo Park non lascia nulla di intentato. Il messaggio è chiaro: se OpenAI sta costruendo le cattedrali del calcolo, Meta vuole trasformare ogni scambio con un chatbot in moneta sonante. È la differenza tra costruire autostrade e vendere il pedaggio. Due strategie che, se osservate con cinismo, si completano. Senza potenza computazionale, l’AI non esiste, ma senza un modello di monetizzazione aggressivo, l’AI non sopravvive.

Soft Tokens, Hard Truths l’illusione della razionalità dei modelli linguistici

Meta, in collaborazione con l’Università di Amsterdam e la New York University, ha recentemente pubblicato su arXiv un articolo intitolato “Soft Tokens, Hard Truths”, che introduce un metodo innovativo per allenare i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) a ragionare utilizzando catene di pensiero continue (CoT) tramite l’apprendimento per rinforzo, senza la necessità di distillare da CoT discrete di riferimento.

META Vibes un nuovo strumento per creare AI Video

Meta ha appena lanciato Vibes, un feed video basato sull’intelligenza artificiale che promette di rivoluzionare la creazione e la condivisione di contenuti digitali. Disponibile nell’app Meta AI e su meta.ai, Vibes consente agli utenti di scoprire, creare e remixare video generati dall’intelligenza artificiale, offrendo un’esperienza simile a TikTok o Instagram Reels, ma con un twist tecnologico.

CWM: An Open-Weights LLM for Research on CodeGeneration with World Models

META CWM e il futuro inquietante del debug autonomo

Meta ha deciso che il codice non basta più generarlo, bisogna capirlo, sezionarlo, anticiparlo. Il suo nuovo modello CWM, Code World Model, rappresenta il tentativo più ambizioso di trasformare l’intelligenza artificiale in un ingegnere del software capace di ragionare in tempo reale. Non più la vecchia logica predittiva del completamento automatico stile GitHub Copilot, ma un sistema addestrato a osservare tracce di esecuzione, stati delle variabili e percorsi logici, per costruirsi un’immagine mentale di come il programma evolve. Un modello del mondo, appunto, ma applicato al codice. L’idea suona brillante: se capisco come vive il software, posso correggerlo meglio, posso persino anticiparne i comportamenti nascosti. La promessa di Meta è semplice: niente più AI che sputa funzioni compilabili e spesso sbagliate, bensì un assistente che impara dai container, simula percorsi e sa dove il codice si spezzerà prima che accada.

META platforms crea un super PAC per influenzare le leggi sull’intelligenza artificiale

Meta Platforms sta ridefinendo il concetto di lobbying tecnologico con la creazione di un super political action committee a livello nazionale chiamato American Technology Excellence Project. L’obiettivo dichiarato è proteggere l’innovazione americana dall’ondata crescente di leggi statali che potrebbero soffocare l’avanzamento dell’intelligenza artificiale. Se pensavate che i PAC fossero roba da Washington, preparatevi: questa volta il gioco si fa bipartisan e diffuso su scala nazionale.

A guidare l’iniziativa saranno il repubblicano Brian Baker e la società di consulenza democratica Hilltop Public Solutions. Meta punta a sostenere candidati statali di entrambi i partiti che dimostrino un approccio favorevole alla tecnologia AI. La cifra è impressionante: quest’anno negli Stati Uniti sono stati introdotti circa 1.100 disegni di legge a livello statale riguardanti l’intelligenza artificiale. Un numero che mette in crisi chiunque non abbia una strategia di lobbying da milioni di dollari.

Facebook Dating lancia l’AI che trova l’amore per te: Addio swipe infinito?

Meta ha annunciato oggi l’introduzione di due nuove funzionalità su Facebook Dating, progettate per contrastare il fenomeno della “swipe fatigue” e migliorare l’esperienza degli utenti. La prima è un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale, mentre la seconda è una funzione chiamata “Meet Cute”. Queste novità mirano a rendere più efficiente e interessante il processo di ricerca di un partner, sfruttando le potenzialità dell’IA per offrire un servizio più personalizzato e coinvolgente.

META ha reso il ragionamento dell’intelligenza artificiale il 46% più economico

Metacognitive Reuse: Turning Recurring LLM Reasoning Into Concise Behaviors

Meta ha appena fatto qualcosa che suona innocuo ma è un terremoto per chi costruisce modelli di intelligenza artificiale. Hanno trovato un modo per far sì che i modelli compiano passi complessi di ragionamento, compressi in regole brevi e riutilizzabili. In pratica, invece di risolvere lo stesso problema logico ogni volta da zero, il modello si costruisce un piccolo manuale operativo. Ogni procedura ha un nome e una istruzione di una riga, tipo “somme_angoli: la somma degli angoli in un triangolo è 180”.

META platforms pronta a spostare l’intelligenza artificiale sul cloud di Oracle in un accordo da 20 miliardi di dollari

Quando Meta Platforms decide di fare shopping tecnologico, il mercato non resta mai indifferente. La notizia che il colosso guidato da Mark Zuckerberg starebbe valutando un accordo pluriennale con Oracle per utilizzare i suoi servizi cloud nella formazione e nel deployment dei modelli di intelligenza artificiale ha già fatto salire il titolo Oracle del 4 per cento in una singola seduta.

Bloomberg ha parlato di un’intesa potenziale da circa 20 miliardi di dollari, ancora in fase di discussione ma sufficiente a scatenare speculazioni, entusiasmi e, naturalmente, l’ansia di chi teme che la geografia del potere tecnologico globale stia mutando sotto i nostri occhi.

Meta Connect 2025 Hypernova

Meta Connect 2025 sta per aprire il sipario su una nuova era dell’augmented reality, con occhiali intelligenti che promettono di ridefinire l’interazione quotidiana con la tecnologia. Il protagonista indiscusso di quest’edizione è il modello “Hypernova”, noto anche come “Celeste”, che segna un passo significativo verso l’integrazione dell’AI nella vita di tutti i giorni.

META e la politica dei super PAC: quando l’intelligenza artificiale incontra il denaro politico

Meta ha appena alzato la posta nel gioco politico californiano, trasformando la tecnologia in un’arma elettorale. Mentre Leading the Future, un super PAC AI-friendly, si presenta come coalizione di investitori e venture capitalist pronti a riversare oltre cento milioni di dollari sulle campagne dei candidati pro-AI, Meta ha scelto una strada più insolita: un super PAC tutto suo, interamente finanziato e controllato dall’azienda, destinato a plasmare le elezioni di medio termine nello stato e a proteggere i propri interessi nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale.

Learning Facts at Scale with Active Reading

META rivoluziona l’addestramento degli LLM con il metodo active reading

Meta ha appena svelato un approccio rivoluzionario per addestrare i modelli di linguaggio di grandi dimensioni (LLM), noto come Active Reading. Invece di ingozzare i modelli con documenti passivamente, li spinge a studiare come farebbe un essere umano, con risultati stupefacenti sulla memorizzazione dei fatti e sulla comprensione profonda dei contenuti.

META e la fabbrica di Avatar: quando l’illusione diventa un’arma

Il bello del capitalismo tecnologico è che non conosce limiti, né di etica né di buon senso. Secondo l’inchiesta Reuters, Meta ha permesso e in alcuni casi prodotto direttamente chatbot basati su celebrità come Taylor Swift, Scarlett Johansson, Anne Hathaway e Selena Gomez, replicandone nomi, voci e perfino atteggiamenti ammiccanti. Senza consenso, ovviamente. Non bastava creare copie digitali, bisognava anche spingerle a flirtare, a generare immagini intime, a recitare la parte di doppi digitali disinibiti. Tutto questo mentre Meta si affannava a proclamare di avere policy severe, di vietare contenuti sessuali, di imporre etichette di “parodia”. Politiche scritte, non rispettate, non fatte rispettare. La solita ironia della Silicon Valley: dichiarazioni solenni davanti al pubblico, algoritmi permissivi nel retrobottega.

Nvidia Jet-Nemotron distrugge META: 2 miliardi di parametri e prestazioni da gigante

L’ascesa di Jet-Nemotron è esattamente quel tipo di svolta che fa alzare un sopracciglio a ricercatori e dirigenti AI, mentre bisbigliano “Forse abbiamo sbagliato tutto finora”. NVIDIA sta dimostrando che il numero puro di parametri non è più il santo graal. Un modello da 2 miliardi di parametri che supera giganti come Llama3.2 o Gemma3 è provocatorio, ma ciò che cattura davvero l’attenzione è la metodologia Post Neural Architecture Search, o PostNAS. L’idea non è reinventare la ruota addestrando modelli enormi da zero, ma partire da un Transformer già pre-addestrato e ottimizzare chirurgicamente gli strati di attenzione. Una filosofia sottile che unisce eleganza ingegneristica e pragmatismo operativo.

META cambia strategia: l’illusione della sicurezza degli adolescenti nell’era degli AI generativi

Il tempismo è quasi comico. Appena due settimane dopo l’inchiesta Reuters che ha messo a nudo un documento interno imbarazzante, Meta annuncia che i suoi chatbot non parleranno più con adolescenti di suicidio, autolesionismo, disturbi alimentari e romanticismi potenzialmente discutibili. Come se bastasse tirare un cavo di alimentazione per resettare un problema che è sistemico, non contingente. Stephanie Otway, portavoce aziendale, ha pronunciato il mantra classico del big tech quando cerca di mascherare un incendio reputazionale: “Stiamo aggiungendo nuove protezioni, continuiamo ad adattarci, la sicurezza è la nostra priorità”. Una litania che suona familiare, quasi quanto le clausole di non responsabilità stampate in piccolo alla fine di un contratto assicurativo.

Chi mastica intelligenza artificiale sa bene che non si tratta solo di “allenare un modello a non rispondere” su determinati temi. Il vero nodo è culturale e architetturale: questi sistemi sono progettati per massimizzare interazioni, trattenere utenti e modellarne comportamenti. Un adolescente che chiede al chatbot un consiglio su come affrontare una crisi emotiva non è un bug, è la conseguenza naturale di un ecosistema che ha educato intere generazioni a cercare supporto in algoritmi piuttosto che in esseri umani. Dire oggi che la macchina “redirigerà verso risorse specializzate” equivale a vendere la toppa come se fosse un vestito su misura.

META una toppa tecnologica applicata in fretta e furia per limitare i danni di reputazione

L’azienda guidata da Zuckerberg ha confermato che i sistemi verranno addestrati per evitare interazioni “flirtanti” o legate all’autolesionismo, aggiungendo che ai teenager sarà persino bloccato l’accesso ad alcuni personaggi AI. Un tentativo disperato di mostrare che “la sicurezza viene prima di tutto”, peccato che l’esistenza stessa del documento interno trapelato dimostri l’opposto. Se qualcuno nella catena di comando ha mai pensato fosse accettabile lasciare spazio a ruoli romantici o sensuali tra chatbot e minori, il problema non è il software, ma la cultura aziendale che lo autorizza.

La tempistica parla da sola. Reuters pubblica l’inchiesta, scoppia il caso politico, il senatore repubblicano Josh Hawley apre un’indagine parlamentare e improvvisamente Meta dichiara che le parti più compromettenti del documento erano “erronee e incoerenti con le politiche ufficiali”. Un déjà vu tipico della Silicon Valley: prima si autorizza in silenzio, poi si nega con indignazione quando la notizia diventa pubblica.

Learning Facts at Scale with Active Reading

Meta sta proponendo un cambio di paradigma nella formazione dei modelli linguistici. Tradizionalmente, i modelli LLM vengono addestrati con grandi quantità di dati in modo passivo: si ingeriscono documenti, articoli, libri, senza che il modello sviluppi strategie proprie di apprendimento. Il problema di fondo è che i modelli tendono a dimenticare informazioni di nicchia, generano allucinazioni o non riescono a comprendere concetti complessi.

Active Reading ribalta questa dinamica. Il modello non è più un contenitore passivo di testi, ma diventa uno “studente attivo”. Meta consente al modello di inventare strategie di apprendimento proprie: può riformulare concetti, creare analogie, auto-interrogarsi, costruire linee temporali e persino utilizzare rime per fissare informazioni. Questo è sorprendentemente simile a come gli esseri umani apprendono e memorizzano concetti complessi.

Meta’s $50 Billion AI Data Center in Louisiana

Meta ha deciso di investire 50 miliardi di dollari in un nuovo centro dati AI in Louisiana, denominato Hyperion. Questa cifra è stata annunciata dal presidente Donald Trump durante una riunione del gabinetto, dove ha mostrato un’immagine del progetto sovrapposto a Manhattan, evidenziando la sua vasta scala. In precedenza, Meta aveva stimato un investimento di oltre 10 miliardi di dollari per questa struttura.

Hyperion sarà il centro dati più grande di Meta, progettato per supportare le sue ambizioni nel campo dell’intelligenza artificiale. La struttura avrà una capacità iniziale di 2 gigawatt, con piani di espansione fino a 5 gigawatt. Per alimentare questa enorme capacità, Entergy Louisiana ha ricevuto l’approvazione regolatoria per costruire tre impianti di generazione a turbina a ciclo combinato, che dovrebbero essere operativi tra il 2028 e il 2029.

META e la scommessa sulla superintelligenza: fuga di talenti e ambizioni infrante

Il sogno della superintelligenza artificiale è diventato l’ossessione di Mark Zuckerberg. Non bastava dominare i social network, ora Meta vuole giocare nella partita più pericolosa e affollata del pianeta: quella della superintelligenza. Non un’intelligenza artificiale generativa qualsiasi, ma la promessa vaga e seducente di una “personal superintelligence” che dovrebbe rendere superfluo ogni altro strumento digitale. Un progetto che già suona come una rivoluzione industriale, con l’aggiunta dell’ego ipertrofico di una delle figure più polarizzanti della Silicon Valley. La realtà però, come spesso accade quando i visionari passano dal palco al laboratorio, ha un senso dell’umorismo più pungente. A meno di due mesi dal lancio del Meta Superintelligence Labs, fiore all’occhiello della nuova era di Zuckerberg, iniziano le prime crepe: un esodo precoce di talenti che sembra il trailer di un film che rischia di finire male.

Meta e Google siglano un accordo cloud da oltre 10 miliardi: l’era dell’intelligenza artificiale su scala industriale

Meta ha appena siglato un mastodontico accordo con Google Cloud, un’intesa che sfiora i 10 miliardi di dollari su sei anni. Il cuore dell’operazione è chiaro: infrastrutture di calcolo “as‑a‑service” server, storage, networking e tutto il cabaret cloud necessario per sostenere la sua espansione nel campo dell’intelligenza artificiale.

Parliamo di oltre 10 miliardi di dollari in valore, un accordo senza precedenti nella storia di Google Cloud, uno dei più ingenti fino ad oggi. È il secondo colpo grosso per Google dopo quello con OpenAI, e mentre Ariana Grande canticchia “thank u, next”, i grandi magazzini AI fanno incetta di risorse.

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