Michel Gondry parla di intelligenza artificiale esattamente come ci si aspetterebbe da Michel Gondry: senza apocalissi, senza entusiasmo messianico e soprattutto senza quel tono da keynote tecnologico che ormai accompagna qualsiasi discussione sull’AI come se il futuro fosse sempre a tre slide di distanza.

Il regista di “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”, arrivato a Torino per il laboratorio cinematografico della Scuola Holden, sembra molto più interessato alle piccole deformazioni dell’esperienza umana che alle grandi narrazioni sulla disruption digitale. Ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui le sue osservazioni sull’intelligenza artificiale risultano più interessanti di molte conferenze organizzate da aziende da miliardi di dollari.