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Energia, AI e potere: la nuova equazione americana

Negli Stati Uniti, l’intelligenza artificiale sta scoprendo la sua fonte di energia preferita: l’uranio arricchito. Non è una battuta, ma la cronaca di un accordo che unisce due mondi, quello dei reattori nucleari e quello degli algoritmi, in un matrimonio che sa di geopolitica, tecnologia e un pizzico di marketing apocalittico.

Sam Altman lascia Oklo: scacchi nucleari per alimentare l’intelligenza artificiale

Il solito gioco a incastri tra potere, energia e tecnologia si arricchisce di una nuova mossa: Sam Altman, il CEO visionario (e sempre più ubiquo) di OpenAI, ha appena lasciato la presidenza del consiglio di amministrazione di Oklo, una startup nel settore dell’energia nucleare avanzata. La notizia, riportata dal Wall Street Journal, ha il profumo di quelle mosse silenziose che anticipano un’espansione strategica più ampia, potenzialmente più pericolosa, sicuramente più redditizia.

Oklo non è l’ennesima creatura del tech che gioca con l’atomo per hobby. Sta sviluppando reattori nucleari di nuova generazione, quelli “modulari”, che sulla carta promettono miracoli: più piccoli, meno costosi, trasportabili, in teoria anche più sicuri. Insomma, la versione compatta e siliconata della centrale nucleare classica. L’obiettivo? Alimentare le prossime cattedrali digitali del XXI secolo: i data center. Non quelli dei social, ma quelli della fame di calcolo dell’intelligenza artificiale.

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