La velocità non è più un’opzione. È una condizione necessaria, l’unico modo per restare aggrappati al bordo di un mondo che corre sempre più vicino alla velocità della luce, almeno in termini computazionali. La ricerca vettoriale AI non è più un concetto da laboratorio accademico. È il cuore pulsante di qualsiasi sistema che aspiri a comprendere, prevedere, raccomandare, dialogare. E come ogni cuore, ha bisogno di sangue. In questo caso, potenza di calcolo. Molta. Meglio ancora se distribuita e massivamente parallela. Ora, grazie all’integrazione tra Oracle Database 23ai e GPU NVIDIA, il sistema cardiovascolare dell’intelligenza artificiale generativa riceve una trasfusione ad alta intensità. E il battito accelera.
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Quella che sembrava l’eterna promessa non mantenuta è diventata, quasi all’improvviso, un ritorno in grande stile. Oracle, l’anziano monolite del database aziendale, sta vivendo il suo periodo migliore dal 2001 grazie a una crescita inarrestabile nel cloud e nella domanda di intelligenza artificiale. I risultati finanziari del Q4 2025 parlano chiaro: +11% di ricavi, 15,9 miliardi di dollari, previsioni ottimistiche e un’impennata del titolo del 24% che ha fatto sobbalzare più di un hedge fund manager.
Per gli investitori, l’euforia è contagiosa. Ma stavolta, sotto il velo delle slide patinate, c’è qualcosa di sostanziale: il ritorno dell’egemonia del dato proprietario come leva strategica. Ed è qui che Oracle ha giocato d’anticipo. O forse ha semplicemente aspettato che il mondo tornasse verso di lei.