L’intelligenza artificiale sta finalmente iniziando a guadagnarsi il diritto di essere chiamata “intelligente” anche nello spazio. Non per qualche filosofia futurista o per l’ennesima applicazione da keynote marketing, ma per qualcosa di infinitamente più concreto: selezionare cosa osservare e, ancora più importante, cosa ignorare. In un’epoca in cui ogni byte trasmesso da un satellite è denaro, tempo e risorsa computazionale, la capacità di “guardare con giudizio” diventa una nuova forma di efficienza operativa.