Ci sono libri che ti sorprendono non per quello che dicono, ma per come lo dicono. L’etica dell’intelligenza artificiale spiegata a mio figlio, di Enrico Panai, appartiene a quella categoria rara che riesce a rendere la filosofia concreta, quasi commestibile. Mentre padre e figlio cucinano un piatto di pasta, un eccentrico zio di nome Phædrus interviene a scatti, come un “algoritmo difettoso ma illuminato”, aprendo spazi inattesi di riflessione. È un testo che si finge leggero per poter essere più profondo. Una conversazione domestica che diventa un laboratorio etico sull’intelligenza artificiale, sui suoi rischi e sulle nostre illusioni di controllo.